Università La Sapienza di Roma: Ecco la lettera aperta di una studentessa indignata

Fonte: ViviAteneo.it

Stamattina in redazione abbiamo ricevuto questa lettera proveniente da una studentessa dell'Università La Sapienza di Roma. Nelle scorse settimane ci erano giunte altre segnalazioni simili, pertanto abbiamo deciso di procedere con la pubblicazione del messaggio.

Sono una studentessa della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e ho deciso di scrivere questa lettera aperta perché non trovo modo migliore per denunciare ed attirare l'attenzione su quanto avviene nella mia università.

“Con oltre 700 anni di storia e 143 mila studenti, la Sapienza è la prima università in Europa”, così è come questo illustre ateneo si presenta nel suo sito internet; ma posso affermare con assoluta fermezza che di illustre le sono rimasti solo il nome ed il simbolo che lo rappresenta.

Nei miei primi, e credo anche ultimi, tre anni di frequenza ho visto cose e scene a dir poco incresciose nonché incredibili, ma quest'anno si è davvero toccato il fondo rasentando la soglia della legalità.

Studenti della mia facoltà si stanno mobilitando in queste ore per risolvere problemi che in un'università di questo calibro non dovrebbero nemmeno esistere, quali la mancanza di un numero idoneo di professori e mezzi per assicurare il regolare svolgimento delle lezioni, nonché orari e luoghi di lezioni improponibili che alle volte richiedono agli studenti il dono dell'ubiquità.

Ma queste sono bazzecole in confronto alla mancanza delle condizioni di sicurezza cui siamo esposti quotidianamente. Ci troviamo costretti, quando possibile, a seguire lezioni in aule sovraffollate perché troppo piccole per contenere un numero così ingente di studenti e ad essere allontanati dalle stesse, non potendo quindi assistere alla lezione, per rispettare il tetto massimo della capienza dell'aula e non rischiare che questa ci crolli sotto i piedi.

Bene, ora se questa è la prima università in Europa, mi domando come siano le altre.

Sono davvero costretta a scegliere tra il mio diritto allo studio e il mio diritto alla vita? Per apprendere devo davvero rischiare di finire tra le macerie di un'aula?

Saranno forse conclusioni drastiche le mie, ma capite lo sfogo di una ragazza di 21 anni che si trova a dover pagare quasi 800 euro di tasse l'anno per non avere un'aula o un professore od orari definitivi o, nel caso di coesistenza di questi tre fattori, non avere un posto per sedermi che non sia il pavimento o il davanzale di una finestra. Pensate tutto ciò per soli 800 euro!

Il motto de “La Sapienza” è rappresentato dalla frase "Il futuro è passato qui" e ad oggi io credo che, almeno il mio e quello dei miei colleghi, ci si sia anche fermato.

Linda, una studentessa indignata e stanca di doverlo essere.