Il manifesto dei docenti per cambiare l'UniversitàUn documento rivolto al premier Monti e al ministro Profumo, con i limiti dell'attuale sistema e proposte per il riordino dell'università italiana, è stato firmato da due docenti de La Sapienza di Roma e del Politecnico di Torino e sta ricevendo sempre più adesioni

Fonte: Ustation.it
di Michele Spalletta

“L’università italiana sopravvive, difficoltosamente, in una condizione di disagio e di crescente emarginazione che ha pochi termini di confronto nella storia moderna”. Si apre così l’appello lanciato dai docenti Piero Bevilacqua de La Sapienza di Roma e Angelo D’Orsi del Politecnico di Torino. Un appello, rivolto al premier Monti e al ministro Profumo, che è un vero e proprio manifesto al quale sta aderendo un crescente numero di docenti e ricercatori italiani.

Al centro delle recriminazioni dei firmatari lo spostamento delle già esigue risorse all’interno degli atenei su discipline considerate trasformabili “in valore di mercato” e l’introduzione di criteri di valutazione finalizzati a “misurare la “produttività” scientifica degli studiosi” alla stessa stregua di una “qualsivoglia quantità calcolabile”.

Un sistema, proseguono nell’appello i docenti, che come risultato avrà una costante diminuzione del “tempo per gli studi e la ricerca”.

Un risultato che, continuano ancora i firmatari dell’appello, rivela il fallimento del “modello di Università europea, avviato con il cosiddetto “proceso di Bologna”, confermato dal fatto che “il numero dei laureati non è aumentato, le percentuali degli abbandoni nei primi anni sono rimaste pressoché identiche, diminuiscono le immatricolazioni, si fa sempre più ristretta l'autonomia universitaria, i saperi impartiti sono sempre più frammentati e tra di loro divisi, tecnicizzati, mai riconnessi a un progetto culturale, a un modello di società".

Il Manifesto dei docenti si rivolge quindi alle possibili soluzioni, indicando dei punti programmatici indispensabili cui dovrebbe ispirarsi un progetto di università “che avvii la fuoriuscita dal modello liberistico di un'Europa ormai sull'orlo del collasso”. Innanzitutto, si legge nel documento, l’abolizione del “fallimentare sistema del 3+2” con il ripristino dei corsi di laurea precedenti; l’abolizione dei crediti formativi universitari come metro di valutazione degli esami e la garanzia della trasparenza “con adeguata pubblicità, nelle loro scelte e nei loro bilanci" dei cda degli atenei e di ripristinare la figura del ricercatore a tempo indeterminato abolita dalla legge Gelmini”.

Chiesto al nuovo governo, inoltre, il rapido reclutamento dei ricercatori, con liste nazionali di idoneità, con la libertà per le facoltà di chiamare liberamente gli idonei.