Università telematiche: una laurea a portata di mouse?“Sogni ancora la Laurea? Oggi il tuo Sogno è Realtà. Non perdere tempo!” Tra televisione, giornali e, soprattutto, internet è tutto un proliferare di pubblicità e banner di atenei online

Fonte: ViviAteneo.it
di Claudia Torrisi

Questa modalità di conseguimento dell’ambito titolo è stata introdotta nel nostro Paese nel 2003, grazie ad un decreto dell’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, ma il fenomeno ha origini più lontane. L’ e-learning, nasce infatti in Gran Bretagna intorno agli anni 70 con lo scopo di permettere anche a chi non può frequentare i corsi ordinari di studiare e laurearsi. Il tutto è basato su una piattaforma telematica che fornisce agli studenti documenti, slides, materiale, e la possibilità di comunicare con un tutor via email per preparare gli esami, unico momento di incontro fisico con il docente.
Ma se europea è la provenienza del fenomeno, tutta italiana è l’anomalia del proliferarsi e del boom che hanno avuto queste università.

Dal momento dell’introduzione, sono ben undici gli atenei online sorti nel nostro Paese. Circostanza più unica che rara in Europa, dove in nessun’altra nazione si riscontra un numero così elevato. L’anomalia sta nel fatto che queste università ( che sono istituzioni non statali ma riconosciute dal MIUR, promosse da enti territoriali, fondazioni o consorzi) costituiscono il 10% del totale del sistema italiano ma raccolgono solo l’1% degli studenti universitari del nostro paese. Oggi si contano oggi circa 14.000 immatricolati, con un incredibile incremento di circa il 900% delle iscrizioni rispetto ai primi anni di attività.

Il CNVSU (Centro Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario) in un recente rapporto ha bocciato questo sistema universitario qualificandolo “più business che istruzione” ed evidenziandone ambiguità e malcostumi. Secondo l’indagine, infatti, molti di questi atenei direttamente collegati a centri di assistenza per la preparazione di esami (es. Cepu). Quello che si verifica sarebbe, in pratica, uno scambio di favori di questo tipo: i tutor dei centri indirizzano i clienti verso le università online, mentre quelli degli atenei attuano il procedimento inverso.

Ma la bocciatura del CNVSU riguarda anche la didattica. Ciò che viene criticato è la qualità degli insegnanti, la maggior parte dei quali non è scelta tramite concorso ma si tratta di docenti a contratto, meno qualificati, e la serietà degli esami. Partendo dal dato dell’altissimo numero di “laureati precoci” (che conseguono, cioè, il titolo prima dei tempi accademici) e dell’età media degli immatricolati (più di 25 anni), secondo il rapporto conseguire una laurea in queste università sarebbe di gran lunga più semplice rispetto agli atenei tradizionali. Un business che sforna lauree parallele a buon mercato ma con lo stesso valore legale di un titolo “normale”.
Queste le valutazioni del CNVSU. Ma qual è l’opinione degli studenti in merito?
Girando tra i forum e luoghi di discussione universitaria si trovano numerosissimi dibattiti sul tema, e i toni sono sempre piuttosto accesi.

La maggior parte dei “detrattori” frequenta atenei tradizionali, parla di vendita di una “laurea facile” e lamenta la parificazionedei titoli. I più propositivi auspicano la creazione di una “sezione online” per tutte le università italiane e l’abolizione delle 11 esistenti, in modo da scongiurare una discriminazione tra laureati di serie A e B. Tra gli iscritti alle università telematiche i giudizi sono diversificati. C’è chi evidenzia disservizi e difficoltà nel ritorno ad un ateneo normale (esami e certificati spariti, impossibilità di comunicazione), ma la maggior parte esalta l’assistenza ricevuta e la possibilità di poter conseguire un titolo pur lavorando o avendo una famiglia e, allo stesso tempo, sottolinea la necessità di uno studio approfondito per passare gli esami.
Da un lato, dunque, i giudizi “ufficiali”, dall’altro quelli dei diretti interessati, gli studenti.
La questione resta: grande opportunità o laurea facile?