Ma il 110 e lode serve per trovare il primo lavoro dopo esserti laureato?A parte qualche limitata eccezione non c’è alcun automatismo tra il 110 e lode sul curriculum vitae e la conquista del posto di lavoro messo in palio tra decine di neolaureati

Fonte: Viviateneo.it
di Marco Bianchi

Mi rendo conto di dare una qualche delusione a tutti i neolaureati che hanno conseguito un così brillante voto di laurea, ma il 110 e Lode non sempre e non necessariamente vi attribuisce un vantaggio sostanziale su tutti i vostri colleghi che, anche loro sono in caccia del primo impiego, e vi fanno concorrenza.

E’ pur vero che ci sono alcuni potenziali datori di lavoro (in realtà relativamente pochi, io conosco solo alcuni Studi Legali Internazionali e qualche mega-Società di Consulenza) che, nel selezionare neolaureati, si fanno un punto d’onore di inserire tra i requisiti dei potenziali candidati il mitico 110 e lode.
A parte queste limitate eccezioni però non c’è alcun automatismo tra il 110 e lode sul CV e la conquista del posto di lavoro messo in palio tra decine di neolaureati.

Prima di tutto bisogna considerare che, di questi tempi, le offerte di lavoro ("qualsiasi tipo di lavoro, precario, a tempo determinato, a tempo indeterminato, datemi almeno uno stage con un rimborso spese decente..") sono quelle che sono, mentre di neolaureati che ti inviano il loro curriculum ce ne sono un'infinità, e tanti di loro si presentano con il loro bel 110 e lode (che quindi da solo non basta per far emergere il tuo Curriculum dalla catasta di CV che il selezionatore / la selezionatrice si ritrova sulla scrivania).

Altro problema. Nella mia carriera mi è capitato di selezionare tantissimi neo-laureati, da assumere o a cui offrire un tirocinio (di quelli buoni). Tutte le volte che mi trovavo di fronte un 110 e Lode mi facevo sempre la stessa domanda: ma chi c'è dietro il 110 e Lode? Un neo-laureato / una neo-laureata brillante e determinato/a al quale posso affidare fin da subito il lavoro quello vero, i rapporti con i clienti e la soluzioni dei problemi che quotidianamente si accumulavano sulla mia scrivania, oppure un ragazzo / una ragazza che ha passato tutto il suo periodo in Università chiuso/a in casa o in biblioteca nella convinzione che l'unica cosa che contava nella vita era avere tutti 30 e Lode sul libretto universitario.

In azienda nessuno ti dà i voti (almeno formalmente) e certamente nessuno ti lascia tutto il tempo necessario per sentirti pronto a rispondere alle domande che ti hanno fatto / ad eseguire l'incarico che ti è stato affidato. Magari in università eri tu che decidevi quando ti sentivi pronto per dare l'esame. In azienda i tempi te li danno gli altri (il capo, i colleghi, i clienti, il mercato).

Ulteriore problema: quando mi trovo di fronte un CV con un 110 e Lode normalmente la prima cosa che faccio è guardare il titolo della tesi di laurea. Se l'argomento è, per così dire, di attualità, tutto bene.
Se invece mi ritrovo una tesi dal titolo "Gli statuti medioevali della città di Agrigento piuttosto che "Lo sviluppo dell'industria tessile nel Palermitano durante la prima metà dell'800" le mie angosce aumentano. Paradossalmente potrei preferire convocare per un colloquio un candidato con un voto di laurea un po' più basso ma che si sia laureato con una tesi più vicina alla realtà di oggi (o, meglio ancora, a quella della società che assume).

CONSIGLIO IN SINTESI: Non affidarti ciecamente al tuo 110 e Lode. Non si assume “un voto”, si assume un cervello, un carattere, una personalità che possa essere facilmente inserita nel team già esistente e che sia in grado di rendersi utile il più presto possibile. E dunque quando scrivi il tuo Curriculum cerca di far capire che non sei un "topo di biblioteca" (parla per esempio dei lavori che hai fatto per raggranellare un po' di quattrini / delle attività che hai svolto / dei tuoi tanti interessi personali). E se ti chiamano per un colloquio di selezione preparati a spiegare perché, tra tutti gli argomenti possibili, ti sei scelto proprio gli statuti medioevali o l'industria tessile dell'800 e non piuttosto qualcosa di più attinente al mondo del lavoro in cui vorresti entrare.

Marco Bianchi è un avvocato. Ha scritto il libro “Mi sono laureato. E adesso?”, che è possibile acquistare in libreria o in formato eBook. Cura un blog http://neolaureatiprimolavoro.blogspot.com, in cui dà consigli ai giovani neolaureati.