Padova, Guardia di Finanza scopre studenti finti poveri che andavano all’Università in PorscheUn’indagine effettuata dalla Guardia di Finanza di Padova ha permesso di scoprire la truffa effettuata da centinaia di studenti ai danni dell’Università che si sono finiti per ottenere le borse di studio

Fonte: Italia24.it
di Ilaria Macchi

L’esperienza vissuta da molti studenti che scelgono di lasciare la propria città di origine e la vita in famiglia per andare a studiare non è mai semplice visto che ci si ritrova catapultati in una realtà ben diversa rispetto a quella a cui ci si era abituati fino a poco tempo prima e si deve imparare in fretta a essere autonomi, anche se questo molto spesso pone questi ragazzi di fronte al pericolo di essere truffati da parte di malintenzionati che vogliono approfittare della loro ingenuità.

A Padova, però, negli ultimi mesi la situazione si era capovolta come ha dimostrato un’indagine effettuata dalla Guardia di Finanza della città veneta dove sono emersi un gruppo di studenti che avevano rilasciato false dichiarazioni in merito al loro status economico sostenendo di appartenere a un nucleo familiare indigente in modo tale da poter ottenere i fondi per una borsa di studio, mentre in realtà si recavano presso l’ateneo con una Porsche piuttosto che con i mezzi pubblici come fanno invece abitualmente molti altri loro coetanei.

Era da tempo che le Fiamme Gialle stavano lavorando a questa indagine da cui sono emersi non solo diversi affitti distribuiti in nero, ma anche chi pur non avendo diritto voleva intascarsi fondi messi a disposizione dall’Università nei confronti di chi vuole studiare con merito ma fatica a sostenere le spese per le scarse possibilità finanziarie della propria famiglia di origine costretta a duri sacrifici. Grazie al loro lavoro i finanzieri sono riusciti a recuperare più di 280mila euro, ma l’intenzione è di non fermarsi qui visto che sono ancora diversi gli individui sospetti che potrebbero avere fornito falsi dati all’ateneo. Importante per scovare la truffa è stato anche il contributo fornito dall’Università, che ha concesso l’accesso alla banca dati in modo tale da svelare in maniera più semplice le irregolarità.