Studio dei ricercatori della Tel Aviv University. La Rete come strumento per la scoperta di séInternet può aiutare gli adolescenti a costruire la propria identità

Fonte: La Stampa

Non più solo a caccia di amici, incollati per ore alla tastiera con grande allarme di mamma e papà. Oggi gli adolescenti su Facebook cercano se stessi. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Tel Aviv University (Israele), pubblicato sul Journal of Adolescence, che dunque in parte tranquillizza i genitori incapaci di «staccare» i figli da Twitter, YouTube e Facebook e sempre più allarmati per le insidie celate dal web.

Il team di Moshe Israelashvili ha analizzato 278 studenti, maschi e femmine, appartenenti a scuole di tutto il Paese, alle prese con i social network. Scoprendo così che molti adolescenti usano Internet come un mezzo per esplorare questioni relative alla propria identità, alla personalità, al modo per costruire con successo il proprio futuro. E questo proprio grazie alle informazioni trovate sul web. Anche per questo motivo l’esperto incoraggia genitori e insegnanti a «non diffidare troppo dai social network».

L’impegno online non è tutto uguale. In certi casi il tempo passato in Rete è utile agli adolescenti. «L’uso di Facebook non può essere inserito nella stessa categoria del gioco d’azzardo o degli Internet game». Di conseguenza, i ricercatori dovrebbero ridefinire le caratteristiche della «dipendenza da Internet» negli adolescenti.

I ricercatori, intervistando i ragazzi, hanno però scoperto anche una correlazione negativa tra l’uso eccessivo di Internet e la chiarezza nella percezione di sè. Dunque secondo gli studiosi non si può fare di tutta l’erba un fascio: un certo tipo di utilizzo è distruttivo e isola, mentre un altro ha l’effetto opposto. In pratica, è istruttivo: aiuta a socializzare e a costruire la propria identità rispetto agli altri.

Oggi si tende a definire affetto da Internet-dipendenza una persona che «passa più di 38 ore sul web ogni settimana. Ma è la qualità, non la quantità che conta», sostiene Israelashvili. I ricercatori, infatti, hanno visto che molti dei ragazzi coinvolti nella ricerca rientravano nello standard della «dipendenza da Internet», ma in realtà usavano la Rete come strumento per la scoperta di sé.

Ci sono due tipi diversi di adolescenti «drogati di Internet», spiegano gli studiosi. Il primo gruppo è composto veri maniaci, che si concedono maratone di giochi online, giochi d’azzardo, siti hot e chat erotiche, isolandosi dal mondo reale. L’altro è composto da «cercatori», che usano Internet per definire la propria identità e il proprio posto nel mondo. Questi ragazzi, spiegano gli studiosi, tendono a utilizzare i social network e a raccogliere informazioni, su siti di notizie o Twitter.

Insomma, ciò che è importante è il modo in cui si naviga, non solo le ore passate online. I ragazzi «devono imparare a usare Internet in modo sano, come fonte di conoscenza di se stessi in relazione ai loro coetanei di tutto il mondo», suggerisce Israelashvili. Cosa che qualcuno di loro già fa. Se i genitori sono ancora preoccupati dalla quantità di tempo che i loro ragazzi passano davanti al computer, piuttosto che strepitare o vietare, dovrebbero diventare una fonte di informazione per i loro figli adolescenti, favorendo una sana conversazione in casa.

«Molti genitori sono troppo preoccupati per alcune cose, e poco per altre - dice Israelashvili - Puntano sui successi accademici e trascurano di insegnare ai ragazzi come affrontare il mondo». Cambiando atteggiamento, prevede lo studioso, i ragazzi passeranno meno tempo nel mondo virtuale, visto che possono trovare risposte anche in quello reale. Se hanno trascorso la loro adolescenza preoccuparsi solo del rendimento scolastico o dei divertimenti, potrebbero avere difficoltà nel prendere decisioni personali e di relazionarsi bene con il mondo, una volta adulti.

+ L'abstract dell'articolo che espone la ricerca