L' AquilaMentre si parla già di ricostruzione, studenti ed associazioni si chiedono se il crollo della Casa dello Studente dell'Aquila, che ha causato la morte di diversi studenti, si poteva evitare effettuando maggiori controlli. Ma chi se ne doveva occupare?

Fonte: Studenti.it
di Barbara Leone

Il terremoto che ha colpito l'Abruzzo nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile ha provocato il crollo della Casa dello Studente, di via XX Settembre 46, a L'Aquila. La struttura era una palazzina di 4 piani. Poteva ospitare fino a 119 studenti, vincitori di borse di studio, in circa 50 stanze. C'erano inoltre la mensa, la sala per i computer, la sala per le riunioni, gli uffici amministrativi ed i locali dello sportello per il pubblico Con il sisma l'edificio si è spaccato in due tronconi ed un'intera ala è crollata sugli studenti che si trovavano nelle loro stanze e che non sono riusciti a fuggire in tempo. Una ragazza della provincia di Rieti, ospite della Casa dello Studente dell'Aquila, alle prime scosse è riuscita ad uscire dalla sua stanza e a fuggire fuori dalla palazzina: se l'è cavata con qualche lieve ferita sulla testa, causata dal crollo dei calcinacci. Un altro ragazzo si è svegliato nel cuore della notte in mezzo ad una camera quasi completamente crollata. Fortunatamente la parte dove si trovava il suo letto era rimasta in piedi e così è riuscito a salvarsi. Ma sono diversi gli studenti che sono stati travolti dalle macerie e che non ce l'hanno fatta.

Il crollo della Casa dello Studente rimarrà uno dei simboli di questa tragedia che ha colpito l'Abruzzo. Ragazzi che da diverse parti dell'Italia si erano trasferiti a L'Aquila per inseguire il loro sogno, per studiare e cercare di costruirsi un futuro. Ragazzi che sono stati sepolti dalle pareti della Casa dove vivevano. Adesso già si parla di ricostruzione. L'Avis sta raccogliendo fondi da destinare alla Casa dello Studente. Il premier Berlusconi ha dichiarato che il governo è pronto a stanziare 16 milioni di euro per ricostruire la Casa dello Studente. L'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha messo a disposizione le proprie strutture per avviare immediatamente la ricostruzione della Casa dello Studente, perché, come ha spiegato il presidente Paolo Buzzetti, "quello che ora appare a tutti come il simbolo della tragedia e del disastro che ha fatto molte vittime tra i giovani vogliamo che diventi un monumento di efficienza e modernità al servizio del diritto allo studio, o forse è meglio dire del diritto al futuro".

Ma ora ci si chiede se il crollo della Casa dello Studente poteva essere evitato. La residenza era stata ristrutturata da poco ed era stata dichiarata a norma. Eppure è crollata come fosse una casa di cartone. Di chi è la responsabilità? L'edificio che ospitava la Casa dello Studente è stato costruito nella metà degli anni '60. Apparteneva alla Angelini farmaceutici e per questo era conosciuto come Palazzo Angelini. Nei primi anni '70 è stato ceduto all'Opera universitaria, che si occupa di diritto allo studio. Quando l'ente fu sciolta, tutto passò alla Regione. Anche la Casa dello Studente. Nel 1994 fu creata l'Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), "per la gestione dei fondi regionali destinati a mense, borse di studio e case dello studente". In base alla legge numero 91 del 6 dicembre 1994, è stato stabilito che "alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l'uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione". Per questo l'Adsu ha potuto utilizzare l'edificio di via XX Settembre per trasformarlo in una casa dello studente.

L'edificio era stato costruito ben prima del 1974, anno a cui risale la legge che ha stabilito i criteri antisismici per le nuove costruzioni. Nel 1997, Luca D'Innocenzo, che da tre anni è presidente dell'Adsu ed allora era coordinatore dell'Unione degli studenti, aveva chiesto la chiusura della struttura, perché era in "condizioni fatiscenti". Così la Regione aveva deciso di bandire un appalto per la ristrutturazione della Casa dello Studente, che rimase chiusa dal 1998 al 2001. Anche se alcuni sostengono che gli interventi di ristrutturazione non furono strutturali, ma si pensò soltanto a sistemare le camere e la cucina. Dalla riapertura della struttura, l'Adsu si è sempre occupato della normale manutenzione dell'edificio. L'Ufficio tecnico dell'Associazione ha chiamato varie volte i Vigili del fuoco per le normali certificazioni. E l'edificio è sempre stato dichiarato a norma.

Sia gli studenti che l'Adsu adesso però denunciano che negli ultimi mesi non sono stati effettuati controlli strutturali sull'edificio, nonostante le continue scosse. Dal mese di gennaio ci sono state 400 scosse di terremoto. Ma nessuno ha pensato di controllare se l'edificio dove vivevano gli studenti avesse riportato qualche danno. E la forte scossa di domenica notte ha fatto crollare tutto. Il preside dell'Adsu non si dà pace: "In questi tre mesi non abbiamo mai visto nessuno della Regione e nessuno della Protezione civile o dei vigili del fuoco. Da due giorni e due notti mi chiedo perché non ho fatto chiudere tutto e mandato via gli studenti, ma non potevo mai immaginare e poi, poi - lo ripeto - non c'è stato nessuno che ci aveva messo in allarme".

L'Adsu sostiene che l'edificio appartiene alla Regione. Dalla Regione sostengono che al contrario appartiene all'Adsu. Allora chi doveva muoversi per fare i dovuti controlli? E soprattutto un controllo strutturale avrebbe potuto svelare eventuali danni strutturali e far chiudere l'edificio prima di questa tragedia? Luca D'Innocenzo dichiara di aspettare ancora una telefonata da parte della Regione, che non si è fatta sentire "neanche due giorni dopo il terremoto e dopo tutti quei morti". Il preside dell'Adsu, inoltre, ritiene che "se c'è uno scandalo da denunciare è la scelta di destinare quella zona della città a uso residenziale".

Al momento del crollo, nella Casa dello Studente c'erano circa la metà dei ragazzi che vi abitano normalmente, perché molti erano già tornati a casa per le vacanze di Pasqua, come ha raccontato D'Innocenzo: "Per fortuna siamo a ridosso delle vacanze pasquali e tanti ragazzi sono già partiti. Già verso mezzanotte erano state avvertite due scosse e gli studenti erano usciti dalla palazzina, ma poi si erano tranquillizzati e tornati in camera. Non riusciamo a capire perché soltanto una parte si sia accartocciata su se stessa. Nella stessa strada altri due edifici, abitati in gran parte da studenti, sono crollati".

Tra gli studenti sopravvissuti, alcuni sostengono che c'erano stati segnali premonitori "da oltre un mese. Ma continuavano a dirci che non c’era pericolo in questo sciame sismico. Ci sono state scosse molto forti anche alle otto e mezzo e alle 22, ma alle tre è stata come un’esplosione". E ancora: "In questi ultimi otto giorni ci sono state molte scosse, abbiamo contattato i vigili ma spesso non ci hanno risposto. Anche domenica sera alle 23 siamo usciti. Nessuno ci ha detto niente. Siamo rientrati...". Un'altra ragazza ha dichiarato che nella stanza 211 da tempo c'era una crepa che veniva ristuccata di anno in anno. Ed in corrispondenza di quella crepa, il palazzo è crollato. Ed allora ci si domanda: il crollo della Casa dello Studente è stato determinato dall'incuranza o è una fatalità inevitabile?