Aumenti record delle tasse universitarie negli ultimi cinque anni da nord a sudLe famiglie degli studenti nell'ultimo lustro hanno dovuto far fronte a dei rincari eccessivi delle tasse universitarie. Ma cosa c'è dietro questi aumenti?

Fonte: Studenti.it
di Valentina Vacca

Napoli: +39,6%; Catania: +51%; Ferrara: +42%: sono questi gli aumenti delle tasse universitarie che alcuni atenei italiani hanno imposto ai loro studenti negli ultimi cinque anni. Complessivamente i rincari per chi affronta gli studi universitari sono stati del 38% nell'ultimo lustro, e hanno coinvolto quasi tutti gli atenei italiani, da nord a sud.
Di contro, sono nettamente diminuiti i fondi per il diritto allo studio, scesi quest'anno a meno di 100 milioni di euro.

L'elemento più importante da sottolineare è che, secondo l'ordinamento universitario, è proibito chiedere agli studenti una somma che superi del 20% la quota del finanziamento statale. Facendo un po' di conti però ci si rende conto che questa norma non è stata assolutamente rispettata: infatti nel 2010 il fondo ministeriale è stato pari a 6,9 miliardi, mentre gli studenti hanno versato tasse per 2 miliardi di euro, equivalenti al 29% dei soldi versati dal Ministero, quindi 9 punti in più rispetto al limite consentito.
Ma che succede quindi? Perchè l'ordinamento non viene rispettato? E' mai possibile che il ministero non controlli?

La risposta è molto semplice: le università rincarano le tasse per i loro studenti e il Ministero si benda gli occhi di proposito, poichè in caso facesse dei controlli sarebbe costretto a proibire l'aumento. Quale sarebbe la conseguenza di una situazione simile? Le casse degli atenei diminuirebbero le loro cifre, e il Governo dovrebbe fornire delle risorse economiche aggiuntive in modo tale da non far saltare il sistema.

Il bilancio di questi cinque anni è quindi così riassumibile: università che aumentano le tasse, ministero che in maniera fittizia si schiera contro, ma che in realtà preferisce svuotare le tasche degli studenti poichè restio a sborsare fondi per gli atenei. Senza contare che spesso, quei soldi pagati dai ragazzi non vengono nemmeno utilizzati per fornire dei servizi universitari decenti.
Un caso di furbizia dal sapore tutto italiano quindi.

Ma cosa dovrebbero fare gli studenti secondo voi? Non pagare? Pretendere che i controlli vengano effettuati? E se sì in che modo? C'è una qualche speranza che questo sistema guarisca dalla malattia italiana del raggiro e del magna magna?