macerie«Gli studenti hanno pagato a caro prezzo la tragedia»

Fonte: Il Tempo
di Giancarla Rondinelli

Mischiati alle macerie ci sono ancora quaderni di appunti, qualche testo fotocopiato, cartelline porta documenti. C'è addirittura un pezzo del contratto di locazione, con tanto di timbro, numero di protocollo e nominativo di quattro ragazzi. Si legge: «Contratto di locazione di natura transitoria per le esigenze abitative degli studenti universitari». Pezzi di vita, tasselli di un'esistenza che, nella maggior parte dei casi, non esiste più. Stralci di sogni dei tanti ragazzi fuorisede che vivevano nella Casa dello studente, completamente distrutta dal terremoto. E anche la sede dell'Università, realtà centrale per la vita del capoluogo abruzzese, è seriamente danneggiata. Se Onna è il simbolo della sofferenza del popolo aquilano, la Casa dello studente è quello del martirio degli universitari, la tomba sbriciolata sui fuorisede.

Ed con questa consapevolezza che il ministro dell'Istruzione arriva davanti alle macerie di quella che era la residenza dei ragazzi. Si ferma lì qualche minuto, osserva ascoltando le spiegazioni dei Vigili del fuoco. «E pensare che qui vivevano i ragazzi più meritevoli e con il reddito più basso». Virtù che non sono servite ad evitare di finire sotto le macerie. Il ministro sa bene il peso che la scuola e l'Università hanno in questa città. Sa anche che nel capoluogo abruzzese il numero degli studenti è quasi superiore a quello dei cittadini. «La scuola ha pagato caro questa tragedia, ma ce la faremo», commenta commossa la Gelmini. Innanzitutto, ricostruendo proprio l'emblema della tragedia, la Casa dello studente, per cui il ministro ha già annunciato lo stanziamento di 16 milioni di euro. Il terremoto ha colpito due delle migliori facoltà di Ingegneria e Medicina d'Italia, nella città dei mille palazzi crollati e dell'ospedale evacuato.

Tutto il polo universitario è fonte di vita per L'Aquila: 27mila studenti, 1.500 dipendenti, docenti, l'indotto, gli affitti, i locali per giovani, le librerie, i teatri e la musica. «Se chiude l'Università, sette facoltà, la vena d'oro della città, L'Aquila muore - ripete impaurito il Rettore Ferdinando Di Orio accogliendo il ministro Gelmini nella sede universitaria -. La prima azienda a dover ripartire è proprio l'Università». La Gelmini è d'accordo. Ascolta con attenzione e rispetto tutti i componenti del Senato accademico seduti ora attorno ad un tavolo allestito alla buona, in quello che era prima lo spazio dedicato alle bacheche e agli annunci. Ad incontrare la Gelmini arrivano in tanti, quasi tutti presidi di facoltà. C'è quello di Ingegneria, la preside di Medicina, quello delle Biotecnologie. Tutti ringraziano il ministro per la sua visita, «un segno importante per l'intero Ateneo». Il rettore si scusa per la mise con cui la accoglie: «Ho perso la mia casa, sono tre giorni che ho le stesse cose addosso».

Oltre ai 16 milioni messi in campo per la ricostruzione della Casa dello studente, il dicastero di viale Trastevere stanzia 110 milioni per gli interventi urgenti di ricostruzione e riorganizzazione degli altri edifici scolastici distrutti dal sisma. Ci sono, poi, una serie di altre misure a cui si starebbe pensando per far ripartire il prima possibile l'attività scolastica e universitaria aquilana, però tenendola a L'Aquila. Come per esempio l'adozione dell'ateneo da parte del sistema universitario. «Come il presidente Berlusconi ha suggerito che ogni provincia debba prendersi cura della realizzazione di un progetto così ciascuna università italiana potrebbe fare con le facoltà dell'Aquila», spiega il ministro. Senza contare i numerosi privati che si sono detti disponibili a mettere mano al portafogli. Altra ipotesi: far riprendere le lezioni, dell'università ma non solo, sotto le tende. Allo studio anche l'accorpamento nelle stesse classi dei bambini di prima e seconda elementare e di terza, quarta e quinta elementare. È in corso una verifica per capire se qualche struttura è agibile per utilizzarla con turni durante tutta la giornata.