Presidente dei giovani industriali: “L’Italia non è un paese per giovani”«Il primo passo da fare è sintonizzare la Nazione sulle frequenze di una generazione nata dopo la caduta del muro di Berlino, cresciuta a pane e Internet, che ha esperienze di studio all’estero e va a Londra con 20 euro»

Fonte: Corriere dell'Università Job

Il neo presidente dei giovani industriali, il fiorentino Jacopo Morelli (Presidente di EmmeEmme Spa, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di arredamento attraverso il marchio Mobilmarket) esprime la sua formula “di svecchiamento” del mondo imprenditoriale durante il convegno Giovani Imprenditori Confindustria di Santa Margherita Ligure,dal titolo “Guardare lontano per vedere oltre”, invocando il cambio generazionale attraverso una politica fiscale ed educativa, lontana dall’assistenzialismo.

Tra le proposte di politica tributaria, innalzare l’l'età pensionabile a 70 anni per consentire un taglio dei contributi ai più giovani, e una riforma fiscale incentrata sempre sulle giovani generazioni, con sgravi fiscali sui nuovi assunti e sulle start up.,su cui chiede di tagliare l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive. È l’unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all’utile di esercizio. Il suo gettito finanzia il 40% della spesa sanitaria italiana ) per incentivare l’imprenditoria giovanile.

«L’Italia – dichiara – non è un Paese per giovani, ma l’obiettivo è diventarlo». Ecco perché «il primo passo da fare è sintonizzare la Nazione sulle frequenze di una generazione nata dopo la caduta del muro di Berlino, cresciuta a pane e Internet, che ha esperienze di studio all’estero e va a Londra con 20 euro».

In merito all’istruzione afferma che per garantire competività ed efficienza è necessario l’abolizione del valore legale del titolo di studio, provvedimento per il quale proprio in questi giorni, si è avviata un’indagine conoscitiva della commissione istruzione al Senato.

”Stiamo sacrificando, sull’altare dei diritti acquisiti, i diritti delle nuove generazioni: un lavoro meglio remunerato, un’istruzione al passo con i tempi, una prospettiva di crescita personale e professionale. Stiamo difendendo disparità di trattamento, non giustificabili né sul piano etico, né su quello dell’efficienza e della competitività, dimenticando gliequilibri tra le generazioni e lo scambio, consapevole, dall’una all’altra”.