L'Università di Trump nell'occhio del ciclone: “È un imbroglio”La scuola che insegna come diventare miliardari operando nel ramo immobiliare è nel mirino della giustizia

Fonte: La Stampa

Al centro dell’attenzione mediatica per la presunta volontà di correre per la Casa Bianca, Donald Trump si trova ora invischiato in una vicenda che rischia di rovinarne la reputazione, mettendo in discussione ciò che si è sempre vantato di riuscire a fare meglio: i suoi affari. Nell’occhio del ciclone c’è la “Trump Entrepeneur Initiative”, una scuola privata che offre corsi e seminari che promettono di insegnare a giovani talentuosi e motivati i segreti del successo nel campo dell’immobiliare.

Inaugurata nel 2005 come “Trump University”, ha dovuto poi cambiar nome lo scorso anno dopo che il Dipartimento dell’Educazione dello Stato di New York aveva ritenuto «fuorviante e illegale» la scelta di qualificarsi come università. «È un progetto a cui tengo molto, sono convinto che l’educazione abbia un grande potere, è il principale motore del successo nella carriera - aveva dichiarato l’imprenditore in occasione delle prime lezioni - voglio aiutare gli studenti a fare strada nella vita, e non possono certo riuscirci studiando nelle scuole pubbliche».

Un messaggio a cui hanno creduto in tanti, considerando che in sei anni più di 11 mila persone hanno partecipato ai corsi sborsando ben 35 mila dollari, attratte dal fiuto per gli affari di Trump e convinte della maggiore efficacia dei seminari rispetto ai master universitari legalmente riconosciuti. Ora però l’istituzione è nei guai. Incalzata da una class action - un’azione legale collettiva - e dalle indagini dei procuratori di sei Stati americani indotte da numerose denuncie nei suoi confronti, la scuola si è così ritrovata improvvisamente nello scomodo ruolo di imputato. Dopo aver subito anche una pessima valutazione sulla qualità dell’insegnamento da parte del “Better Business Bureau” - una delle principali organizzazioni americane per la difesa dei consumatori - ha infine visto crollare il numero degli iscritti.

«La prima lezione che la Trump University insegna agli studenti è come spendere molti più soldi frequentando i suoi seminari» attacca Tarla Makaeff, leader della maxi class action in corso contro l’istituzione. Stilista di moda di Corona del Mar, in California, la Makaeff aveva deciso di partecipare ai seminari, prosciugando i suoi risparmi, allettata da questo slogan: «Tre quarti dei miliardari di tutto il mondo hanno fatto fortuna nell’immobiliare. Adesso è il tuo momento». Firma un contratto che prevede la presenza di un mentore a tempo pieno e un anno di formazione, ma dopo un corso di appena due giorni e mezza giornata di apprendistato sul campo, il suo tutor scompare: «Non ho imparato nulla, e i pochi studenti che sono rimasti qualche settimana in più hanno condotto delle transazioni nelle quali i loro istruttori erano coinvolti dal punto di vista finanziario - racconta la donna - si tratta di una vera e propria truffa».

Accuse a cui il magnate newyorkese ha reagito molto duramente, citando in giudizio la Makaeff, a cui hanno chiesto 100 milioni di dollari per diffamazione: «Tutto quello che sta succedendo è semplicemente ridicolo - afferma George Sorial, avvocato di Trump - il 95 per cento di coloro che hanno preso parte ai corsi ha espresso la propria piena soddisfazione. Abbiamo avuto migliaia di allievi, è normale che ci sia qualche piccolo gruppo che si lamenta». Parlando dell’indagine del Procuratore Generale del Texas, che ha messo sotto inchiesta la scuola per «pratiche commerciali ingannevoli», Sorial replica maliziosamente: «La Trump University non può garantire a tutti gli iscritti la certezza di diventare miliardari, si è mai visto un ex studente di Harvard fare causa all’ateneo perché non è diventato un Premio Nobel?».