Fukushima, iodio radioattivo in mare: le nostre acque sono sicure?I tecnici della centrale nucleare di Fukushima hanno riversato in mare 11.500 tonnellate di acqua radioattiva

Fonte: La Stampa
di Piero Bianucci

Quali sono i rischi per l’uomo?
Per l’uomo rischi immediati non ce ne sono, a condizione di non immergersi nelle acque lungo il tratto di costa vicino alla centrale. A qualche decina di chilometri la diluizione del liquido radioattivo è tale da rendere quasi normale il livello di radioattività. Per dare una risposta precisa sulla distanza di sicurezza dal punto di riversamento bisognerebbe avere dati sicuri su eventuali correnti marine locali. E’ possibile che qualche corrente rallenti la diluizione o addirittura concentri la radioattività in un braccio di mare limitato.

Quali sono i rischi per l’ambiente?
Localmente il pericolo esiste perché alcuni degli isotopi radioattivi si accumulano negli organismi marini lungo la catena alimentare, dal plancton (organismi unicellulari vegetali e animali che galleggiano sul pelo dell’acqua) ai molluschi, ai piccoli pesci e così via. Anche livelli bassi di concentrazione poco per volta possono quindi raggiungere soglie pericolose. Per questo la pesca nella zona è stata proibita.

La radioattività dispersa nell’aria è arrivata fino all’Europa, sia pure
in misura ridottissima. Può succedere anche  per la radioattività
scaricata in mare?

Prima o poi arriverà, ma il tempo di rimescolamento degli oceani è dell’ordine di mille anni e la massa degli oceani è un milione di volte la massa dell’atmosfera. In pratica la diluizione sarà tale da rendere non misurabile la contaminazione.

Qual è il livello di radioattività dell’acqua fatta defluire dalla centrale?
Secondo il portavoce governativo Yukio Edano si tratta di un liquido 100 volte più radioattivo del consentito. In teoria quindi è sufficiente che un litro di liquido contaminato si mescoli con cento litri di acqua pura per tornare a un livello accettabile. Tuttavia, dopo gli episodi di cattiva informazione verificatisi nelle scorse settimane, è legittimo prendere con cautela i dati forniti in forma ufficiale.

Si può sospettare che in realtà il livello di radioattività sia più alto?
I reattori di Fukushima sono del tipo ad acqua bollente (licenza General Electric). In essi l’acqua che circola nel nocciolo tra le barre di combustibile agisce da moderatore della reazione e da refrigerante; il vapore che si forma va direttamente in turbina: un’acqua notevolmente radioattiva. Nei reattori ad acqua pressurizzata (licenza Westinghouse) il circuito di moderazione/raffreddamento è separato dal circuito che, asportando il calore, produce il vapore che fa girare la turbina. Se i “vessel” dei reattori sono fessurati, l’acqua che ne è uscita è altamente radioattiva. Ma sullo stato dei “vessel” non esistono informazioni chiare.

Perché si è presa la decisione di riversare in mare l’acqua radioattiva?
Diecimila tonnellate dell’acqua scaricata vengono dal reattore 2; altre 1500 tonnellate dai reattori 5 e 6. I tecnici della Tepco, che gestisce la centrale di Fukushima, hanno ottenuto dalle autorità governative il permesso di versare nell’oceano il liquido per poter introdurre altra acqua negli edifici lesionati insieme con un liquido colorato che servirà da tracciante, cioè da “filo di Arianna” delle perdite. Così si riuscirà a individuare le falle che si sono aperte negli edifici, per poterle tappare. Da una crepa larga 20 cm del reattore 2 già da giorni esce acqua radioattiva. Il colorante renderà evidenti le eventuali perdite in mare e fornirà dati sulla diluizione.

E’ vero che in passato si era pensato di scaricare in mare aperto tutte le scorie nucleari?
Di fronte alla difficoltà di costruire un deposito davvero sicuro per le scorie nucleari, alcune delle quali hanno vita lunghissima (la radioattività del plutonio 239 si dimezza in 24 mila anni), mezzo secolo fa i tecnici dell’energia nucleare avevano preso in considerazione questa possibilità. Poiché la massa oceanica è enorme (un quattromillesimo dell’intera massa del pianeta) e si tratta di acqua già debolmente radioattiva in quanto contiene tracce di uranio, l’immissione delle scorie provenienti dalle centrali non cambierebbe la situazione in modo significativo. Cinquant’anni fa però la sensibilità ecologica era quasi inesistente. Oggi una soluzione come questa sarebbe impresentabile.

Quanto uranio contiene l’acqua marina in condizioni normali?
Un chilometro cubo di acqua marina contiene 3,4 tonnellate di uranio e complessivamente il volume degli oceani è di 1400 milioni di chilometri cubi. Rispetto a queste cifre l’apporto di scorie radioattive provenienti dalle centrali nucleari risulterebbe piccolo. Ma non è un buon motivo per turbare l’ambiente naturale.