Dalla Cina le mucche bio-tech: producono latte materno umanoGli scienziati sono convinti che il latte prodotto da queste mucche Ogm potrà essere disponibile sugli scaffali dei supermercati al massimo tra una decina di anni

Fonte: Il Messaggero
di Valentina Arcovio

Il loro aspetto è del tutto identico a quello delle mucche normali. Ma in realtà hanno qualcosa che è più umano che animale. Si tratta del latte che producono, il quale sarebbe praticamente identico a quello che le mamme danno ai loro bambini quando li allattano. La nuova mucca transgenica è stata realizzata in Cina, dove le regole sui cibi Ogm sono molto più blande che in Europa.

I bovini biotech sono stati creati dagli scienziati della State Key Laboratories for AgroBiotechnology della China Agricultural University in una ricerca pubblicata sulla rivista Public Library of Science One.
Gli scienziati sono convinti che il latte prodotto da queste mucche Ogm potrà essere disponibile sugli scaffali dei supermercati al massimo tra una decina di anni. Per ora i ricercatori cinesi sono riusciti a introdurre alcuni geni umani in 300 vacche da latte per permette al bovino di produrre del latte che ha le stesse proprietà di quello materno, cioè con elevate quantità di preziosi nutrienti che possono contribuire a rafforzare il sistema immunitario dei bambini e quindi ridurre il rischio di sviluppare infezioni. In particolare, il loro latte contiene proteine umane come il lisozima che protegge i neonati dalle infezioni o la lattoferrina che rafforza il sistema immunitario. Non solo. Gli scienziati hanno anche modificato il contenuto in grasso alzandolo del 20% in modo da renderlo «un’alternativa all’allattamento al seno e ai vari latti artificiali che spesso sono criticati come un’alternativa insufficiente per il neonato», dicono i ricercatori.

Molto sospettoso e scettico sul tipo di lavoro effettuato dagli scienziati cinesi è Roberto Defez, biotecnologo dell’Istituto di Genetica e Biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. «Trovo davvero molto strano – dice – che gli scienziati abbiano tentato di creare un artificio simile con lo scopo di sostituire il latte materno. A mio avviso è difficile credere che il latte di un erbivoro, anche se geneticamente modificato, possa essere simile a quello umano».

In generale, le principali preoccupazioni riguardano la sicurezza di questo latte. I papà cinesi della mucca Ogm hanno garantito che il latte è «altrettanto sicuro di quello prodotto dalle donne che sono appena diventate mamme». Anche se nel sapore i due tipi di latte sembrano essere molto diversi. «È un latte che ha un sapore dieci volte più forte del latte normale», ha detto Ning Li, il ricercatore che ha coordinato lo studio. Ma gli scienziati cinesi non hanno alcun dubbio sul fatto che possa sostituire il latte materno. «Tra dieci anni – dice Li - troveremo questo prodotto sugli scaffali dei supermercati». Una prospettiva, questa, che non alletta molto l’Europa.

Anche nel Regno Unito, la patria del biotech dove è stata realizzata la prima pecora clonata Dolly, molti gruppi anti-ogm non accettano l’ipotesi di un’invasione di cibi transgenici, soprattutto se – come è in questo caso – indirizzati ai più piccoli. «Ci sono milioni di interrogativi sul fatto che il latte di queste mucche sia sicuro per gli esseri umani ed è difficile verificarlo se non si fanno test su larga scala», commenta Helen Wallace di GeneWatch, un’organizzazione britannica che tiene sotto controllo gli sviluppi delle biotecnologie. Polemica anche la Reale Società per la Protezione degli Animali che ha espresso dubbi sul processo di produzione delle mucche Ogm: «La prole degli animali clonati spesso ha grossi problemi di salute», dice un portavoce. «Abbiamo veramente bisogno di questo latte?», domanda retoricamente.

Anche la stragrande maggioranza del nostro Paese rifiuta l’idea che nei biberon dei bambini finisca del latte prodotto da mucche biotech. Secondo un’indagine Coldiretti/Swg, l’idea non piace quasi a 3 italiani su 4. Per il 72% dei nostri concittadini i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati sarebbero meno salutari rispetto a quelli tradizionali. «Nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio rimane elevato il livello di scetticismo», riferisce Coldiretti. In ogni caso quello che si chiede all’Europa è una maggiore attenzione verso questo tipo di prodotti. «Se è vero che fra 10 anni questo latte arriverà nei supermercati – conclude Defez – spero che si facciano tutti gli esami approfonditi del caso per non mettere in pericolo la salute delle persone».