Sindrome premestruale, una dieta ricca di vitamina B aiuta a ridurne il rischioLe donne che soffrono di sindrome premestruale non hanno vita facile: ritenzione idrica, disturbi dell’umore, ansia e nervosismo. C’è chi dice che il magnesio può aiutare, ma non con tutti funziona

Fonte: La Stampa

Oggi, i ricercatori dell’Università del Massachusetts sembrano aver trovato un’alternativa semplice per diminuire i sintomi della sindrome premestruale (PMS).

Lo studio, pubblicato nel Journal of Clinical Nutrition suggerisce l’utilizzo della vitamina B, incrementandone l’apporto attraverso la dieta quotidiana. Gli alimenti come spinaci e cereali ricchi di vitamina B, infatti, sembrano essere in grado di ridurre la sintomatologia del 25%. Effetto che non si riesce a ottenere con l’esclusivo utilizzo di integratori vitaminici.
Però c’è un “ma”. Migliorare solo la dieta non serve a molto se non si cambia anche il proprio stile di vita. O, per meglio dire, un miglioramento c’è comunque, ma per stare davvero bene e risolvere totalmente il problema bisogna fare di più.
Secondo l’autrice dello studio, professore associato di salute pubblica dell’Università del Massachusetts, le donne traggono comunque dei vantaggi con l’utilizzo di una dieta ricca di vitamine, purché si tratti di tiamina (B1) e riboflavina (B2).

Quanto asserisce è frutto di uno studio che ha coinvolto 3.000 donne, molto delle quali soffrivano di sindrome premestruale con attacchi di ansia, depressione, dolori addominali, gonfiore e stanchezza. Facendo assumere alle volontarie 1,9 milligrammi di tiamina o 2,5 milligrammi di riboflavina, si è potuto assistere a un’evidente diminuzione della sintomatologia. L’assunzione è avvenuta attraverso il consumo di una precisa dieta a base di cereali, fagioli secchi, carne rossa (nel caso di aumento di tiamina) e fegato di bovino (nel caso di un aumento di riboflavina).

Attualmente la sindrome premestruale grave viene trattata con l’assunzione di ormoni (pillola anticoncezionale), ansiolitici, antidepressivi e altri farmaci che, come noto, spesso causano anche  molti effetti collaterali a medio o lungo termine.
Questa volta, invece, gli studiosi hanno voluto cercare una soluzione più naturale e priva di effetti collaterali, come la correzione dell’alimentazione.

Sicuramente è stato fatto un passo avanti nella cura della sindrome premestruale, ora non resta che provare se l’idea è di facile applicazione e, ovviamente, realmente utile.