Sempre meno soldi per la ricerca, giù del 7% le risorse degli ateneiBrusco taglio ai finanziamenti pubblici nonostante i ripetuti appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I dati diffusi dal ministero dell'Università sono scoraggianti: in 12 mesi 340 milioni di euro hanno preso altre vie

Fonte: la Repubblica
di Salvo Intravaia

Brusco taglio ai finanziamenti pubblici per la ricerca universitaria in Italia nel 2010. Nell'arco di tre giorni, il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano interviene sui finanziamenti alla ricerca in Italia. "No ai tagli con il machete", ha detto venerdì scorso in occasione della visita al Cern di Ginevra. E oggi, in un messaggio 1 per la della XVI edizione della convention scientifica di Telethon chiarisce: "La ricerca è una priorità assoluta: bisogna investire con coraggio". Ma gli ultimi dati ufficiali, diffusi dallo stesso ministero dell'Università e della ricerca, sono piuttosto scoraggianti. "Rispetto all'anno precedente, la quota di stanziamenti assegnati per la ricerca universitaria è diminuita di circa il 7% a seguito, probabilmente, del calo delle risorse assegnate complessivamente agli atenei", spiega in maniera piuttosto laconica l'ultimo report del ministero sugli Stanziamenti pubblici per la ricerca scientifica nel 2010.

Gli atenei ricevono meno risorse e non possono che tagliare anche la ricerca: il motore dello sviluppo economico del Paese. In appena 12 mesi 340 milioni di euro, di cui 234 utilizzati per la ricerca di base, hanno preso altre vie. E non consola neppure il dato che racconta le "intenzioni di spesa per la ricerca scientifica" dell'Italia: il cosiddetto Gbaord (Government appropriations and outlays for research and Development). L'indice che "misura  -  spiega la nota  -  in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil), le intenzioni di spesa per la ricerca scientifica di ciascun Paese". Nel 2010 si è registrato un netto passo indietro: dallo 0,64 del 2009 allo 0,59 del 2010. E neppure il conteggio in euro per abitante contribuisce a risollevare gli animi: 163 nel 2009 e 152 euro per abitante l'anno successivo.

"L'obiettivo fissato dalla strategia di Lisbona" nel 2000, spiega il dossier, era quello di "aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico per arrivare al 3 per cento del Pil entro il 2010, ad oggi sembra non essere stato raggiunto né dall'Italia né dall'Unione Europea nel suo complesso". Ma il Belpaese, tra quelli più industrializzati è fanalino di coda. "Nel 2009 Francia, Germania e Regno Unito insieme hanno contribuito per il 54% al totale degli stanziamenti dell'Unione Europea e la quota della sola Germania è pari al 24%: più del doppio di quella dell'Italia (11 per cento). Ma il governo promette di invertire la rotta. "Per la ricerca lo Stato spende lo 0,56% del Pil, ci impegniamo a portare questo dato allo 0,67% entro il 2013", ha detto qualche giorno fa il sottosegretario all'Istruzione e alla Ricerca, Giuseppe Pizza, a margine di una iniziativa di Finmeccanica sull'innovazione e sulla ricerca.