Alberto Meomartini: "Per avere più chance scegliete facoltà scientifiche"Intervista ad Alberto Meomartini, leader degli industriali della Lombardia e presidente della Commissione di Confindustria sull'Università

Fonte: La Stampa
di Raffaello Masci

Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda e della Commissione di Confindustria sull’Università. Siamo sicuri che il sistema delle imprese abbia bisogno di più laureati?
«E’ del tutto evidente che la competizione oggi si gioca tutta sulla conoscenza: più so, più cresco e più mi sviluppo. E’ quindi fondamentale per una impresa l'acquisizione di conoscenze, e quindi di persone preparate, nonché la loro valorizzazione una volta assunte».

Si aveva invece la sensazione che ormai le imprese puntassero più sui tecnici intermedi. Una sensazione sbagliata?
«Solo in parte. In effetti abbiamo una necessità enorme di tecnici ben preparati, ci vorrebbero almeno 100 mila periti industriali in più ogni anno. Ma la competizione più forte che stiamo soffrendo in questo momento, non è tanto con chi è in grado di ridurre i costi - non con la Cina, per intenderci - quanto con chi è più avanti nella ricerca e nello sviluppo. In sostanza con chi sa di più: Germania, Stati Uniti ... è la conoscenza che ci farà crescere. Il resto, al più, ci potrà aiutare».

Più investimenti? più rapporto con l’università? Più ricerca all’interno delle aziende?
«Tutte queste cose, evidentemente. Più investimenti, non c’è dubbio: i dati Ocse ci relegano in bassa classifica, da questo punto di vista. Tuttavia capiamo anche la congiuntura economica e abbiamo molto apprezzato - per esempio - il carattere premiale con cui si è deciso di distribuire i fondi alle università: di più a chi fa meglio, nella didattica e anche nella ricerca. E’ un buon inizio».

E le imprese?
«La ricerca all’interno delle imprese è fondamentale. Le più grandi sono in grado di farla in proprio ma, come è noto, il tessuto produttivo italiano è costituito da realtà medie e piccole e, per queste, il rapporto con le università è vitale. Devo dire che negli ultimi dieci anni è stato anche un rapporto molto assiduo: la ricerca si è fatta dentro le università e in collaborazione con le università. Dove più, dove meno, ma complessivamente si è molto lavorato insieme».

E per questo servono più laureati?
«Assolutamente sì».

Che cosa direbbe ad un genitore che ha un figlio laureato e disoccupato?
«Ai genitori preoccupati non si possono certo leggere le statistiche che dicono, comunque, che sui tempi medi i laureati lavorano più e meglio dei diplomati e di chi ha titoli di studio inferiori. Una cosa però bisogna indicarla con chiarezza: questo paese e il suo sistema di imprese, non sono in grado di assorbire allo stesso modo tutti i laureati di qualunque corso di laurea».

Sia più esplicito.
«Ingegneri, economisti, statistici, fisici, chimici hanno una possibilità pressoché immediata di essere assorbiti dal mercato del lavoro. Altri indirizzi di studio molto meno, o in tempi molto più dilazionati. Dopo di che, se uno decide di studiare le filosofie orientali perché questa è la sua vocazione, io gli consiglio vivamente di farlo - lo dico sul serio - ma la sua vocazione e il mestiere che gli darà da mangiare potrebbero non coincidere. E questo è bene saperlo dall’inizio».