icubStraordinario risultato dei ricercatori dell'Università di Ferrara. Il robot più avanzato del mondo simula il comportamento di un neonato: emozioni e gesti sono dettati dall'istinto e non dal computer. Non è in grado di riprodurre solo il ciclo sonno-veglia

Fonte: il Resto del Carlino
di Stefano Lolli

E’ un ‘cucciolo’ da 11 milioni di euro. Che guarda con gli occhi dolci, stringe delicatamente una pallina di gomma nella manina metallica, china il capo un po’ perplesso.
Si chiama ‘iCub’, è nato tra Ferrara e Lisbona, Uppsala e Pisa, grazie ad un pool di docenti e ricercatori nel campo delle neuroscienze e ad un finanziamento eccezionale stanziato dalla Comunità Europea.
Ieri, nei laboratori di Fisiologia Umana al Mammuth, ha mosso i primi passi in città (dove resterà fino a questa sera); test basilari, prove di interazione con gli esseri umani, perchè "il compito principale di iCub è quello di comportarsi come un... bambino di due anni e mezzo", spiega Luciano Fadiga, ordinario all’ateneo estense che coordina la parte consistente di questi studi affidata (assieme ad uno stanziamento di 500 mila euro) per lo sviluppo del cervello del piccolo ‘umanoide’.

Considerato, oggi, il più avanzato del mondo; per dimensioni (90 centimetri) e dotazione tecnologica, non ha rivali su scala internazionale. Al punto che la stessa Comunità Europea, finanziatrice dello studio iniziato cinque anni fa, lo ritiene uno dei due progetti di punta del sesto ‘programma quadro’ per la ricerca.

Ma ‘iCub’ è soprattutto un coccolone, in grado di conquistarsi — come è avvenuto ieri durante i test in ateneo — le simpatie immediate di docenti, ricercatori, studenti; merito delle sembianze (opera di scienziati di Lisbona che gli hanno tratteggiato un volto a forte valenza umana), della straordinaria mobilità. Grazie a ben 53 ‘gradi di libertà’, per utilizzare un termine della meccanica, il baby robot può snodarsi e avvitarsi, muovendosi con una sensibilità e una delicatezza irraggiungibili persino dai più teneri fra i suoi coetanei... umani. Rispetto ai quali, ha un’unica differenza: "Non riesce a riprodurre il ciclo sonno-veglia tipico dei neonati — spiega Fadiga —, per il resto possiede invece tutta la basilare gamma di emozioni e sensazioni". Già, perchè la ‘missione’ degli scienziati e la sfida di ‘iCub’ è proprio quella di imparare dall’esperienza, come fanno i bambini: riconoscere volti e oggetti, interagire con l’ambiente circostante in modo istintivo e trasformare quindi l’istinto in apprendimento e razionalità. Il tutto senza il ricorso a sofisticati software (di cui pure il... bimbo) è dotato.

Unica civetteria elettronica sono le sopracciglia e le labbra, rappresentate da led luminosi. Ma quando ‘iCub’ fa capire che una cosa è buona o cattiva, che è felice o arrabbiato, non è il computer a dettargli l’espressione. E’ il suo cuore di cucciolo di robot, ed il suo cervello made in Ferrara.