Raffreddare il cervello per ridurre i danni e favorire il recupero dopo un ictusScienziati scozzesi avrebbero individuato la possibilità di trattare le vittime di ictus con l’ipotermia. Coinvolti nel progetto anche diversi ospedali italiani

Fonte: La Stampa

Il problema che si pone subito dopo l’evento per chi è stato colpito da un ictus è quello di evitare maggiori danni e, poi, favorire il migliore recupero possibile. Ecco l’obiettivo che si sono posti un gruppo di scienziati scozzesi nell’identificare l’ipotermia come possibile rimedio a questi problemi.

Secondo il dottor Malcolm Macleod, direttore di Neuroscienze sperimentali presso il Centro Clinico Brain Sciences all'Università di Edimburgo, l’indizione di ipotermia (ossia il raffreddamento) nel cervello può aumentare le probabilità di sopravvivenza e ridurre il danno cerebrale a seguito di un ictus.
«L’ictus è un potente killer. Ogni giorno mille europei muoiono di infarto - uno ogni 90 secondi - e circa il doppio sopravvive ma rimane disabile. Secondo le nostre stime l’ipotermia potrebbe migliorare il recupero di oltre 40mila europei ogni anno», sottolinea Macleod.

La tecnica studiata dai ricercatori manda il corpo in uno stato di ibernazione artificiale, in cui il cervello può fruire di un ridotto apporto di sangue, e i medici possono usare questo tempo per trattare l'area danneggiata.
In questo progetto, promosso dal consorzio EuroHYP e atto a promuovere questa modalità terapeutica, sono stati coinvolti  80 ospedali in 21 Paesi, inclusa l’Italia. La sperimentazione partirà dal 2012 e coinvolgerà circa 1.500 pazienti.

In Italia si contano circa 190mila casi di ictus all’anno. Di questi, si stima che circa il 25% dei pazienti muoia nel giro di un anno. I sopravvissuti, in genere, accusano diversi problemi: dalle disabilitò cognitive a quelle motorie.
Gli ospedali italiani coinvolti nella sperimentazione sono undici, e sono ubicati in città come Roma, Firenze, Lecco, Milano, Verona e Treviso.