La voce degli studenti. Lettera di uno studente fuori corsoEgregio direttore, scrivo per far capire che ci siamo anche noi, e senza un sindacato, senza nessuno che ci protegga

Fonte: Il Messaggero

Sono uno studente di parecchi anni fuori corso, disoccupato e disperato; a breve potrei decadere dagli studi universitari, facoltà di ingegneria, a esami quasi ultimati, superati con immani fatiche, per via di gravissime difficoltà familiari, economiche e di salute, alle quali ora si aggiunge quest’ennesima tragedia. Tanti altri si trovano nelle mie stesse condizioni, e immagino l’angoscia, l’ansia, la disperazione; del resto questo della decadenza è un provvedimento che pian piano tutte le università italiane stanno adottando.

Capisco che chi amministra una qualunque sede universitaria italiana (rettori, docenti, amministratori, ecc...) agisca per il bene dell’università da lui gestita, ma da qui a pensare che il male ed il problema delle università italiane siamo noi fuori corso ce ne corre... Il perché della decadenza degli studi si spiega con il fatto che lo Stato assegna e assegnerà i contributi sulla base del numero di studenti che annualmente si laureano nelle nostre Università e nelle rispettive facoltà che ne fanno parte. Un criterio di assegnazione basato dunque non sulla qualità della didattica, bensì sul numero di laureati prodotti. In questo modo l’obiettivo di una qualunque facoltà italiana potrebbe essere (non ci credo, confidando nella loro serietà) quello di laureare il maggior numero di studenti possibile, a dispetto della qualità dello studio e anche del giusto merito, per poter così accedere alla maggior quantità di contributi possibile.

Spero davvero che si possa intervenire quanto prima, perché sta avvenendo e avverrà una autentica mattanza di studenti fuori corso, tanti dei quali, come il sottoscritto, hanno studiato lealmente e con enormi e immani sacrifici, e che hanno l’unica colpa di esser nati non con la camicia bensì in famiglie molto disagiate dal punto di vista economico, o di non godere di perfetta salute, ciò che non guasterebbe quando già si è ostacolati da altre difficoltà.

Certo, ci viene offerta la possibilità di reiscriverci, ma a quali costi? Intanto pagando nuovamente la tassa di iscrizione, notevole, e poi con il rischio che tanti esami già superati potrebbero non esserci riconosciuti per via della loro obsolescenza. Criterio che poco condivido, se pensiamo che le basi della fisica, della matematica, dell’idraulica, della geometria, dell’italiano, del diritto, ecc... che oggi studiamo, sono praticamente nate tanti secoli fa.

Se davvero chi di dovere riuscisse ad immedesimarsi nella sofferenza, angoscia, terrore che una possibile decadenza degli studi sta creando in uno studente fuori corso, e nei suoi cari, come nel mio caso per mia madre, che ha sin qui vissuto una vita di inferno, non per colpe nostre ma perché la vita non sempre ti gratifica per quanto meriteresti, beh, credo che questa scelta non verrebbe presa assolutamente in considerazione, neppure ci si penserebbe lontanamente.

E mi chiedo il perché un fuori corso che paga regolarmente le tasse, con grandissima fatica, tasse maggiorate, studente che non usufruisce da tempo dei servizi universitari (mensa, casa studente, biblioteca, lezioni, ecc...), e che dunque non crea nessun tipo di intralcio o disagio agli studenti in corso, perché appunto dovrebbe esser di peso all’Università!

Migliaia di fuori corso contribuiscono ad alimentare le casse universitarie con tanti milioni di euro, non è comunque un vantaggio per l’Università stessa? 800 euro di media a studente non sono pochi, considerando che paghiamo questa cifra unicamente perché ci vengano custoditi i nostri dati anagrafici e il certificato esame-voti, nonché per avere la possibilità di poter sostenere l’esame quando si è pronti. Ma si sa, l’Italia è il paese dei paradossi.

Dalle nostre parti ad esempio diversi comuni fanno pagare la tassa sulla spazzatura non proporzionalmente al numero di componenti familiari che abitano in una casa, bensì sulla base della superficie coperta dalla stessa. Si sta dunque ammettendo che la spazzatura non è prodotta dalle persone, ma dalle stanze vuote. In pratica avviene che 10 persone che abitano in una casa estesa 100 metri quadri paghino meno di un'unica persona che, sfortuna sua, vive da solo in una superficie di 101 metri quadri. Chissà se molta della sovrapproduzione di spazzatura nel nostro paese è dovuta a questa strana norma.

Come allo stadio, se io dovessi lanciare una monetina in testa a qualcuno dei giocatori o all’arbitro, io la passerò liscia, ma lo stadio verrà chiuso per squalifica, e a pagare sarà la società ospitante e le migliaia di tifosi, ad esempio gli abbonati, che non potranno vedere la loro squadra del cuore per qualche giornata.

Penso poi all’impossibilità di un figlio di un rettore o di un docente universitario, che magari è un genio, il migliore di tutti, di potere partecipare ad un regolare concorso per poter esercitare attività di docenza o di ricerca nella stessa università in cui già operano un suo genitore o un suo parente stretto. Siccome io Stato, e non mi riferisco all’attuale governo, ma allo Stato in generale, dunque a tutti gli Enti che hanno il compito di garantire uno svolgimento corretto di un concorso, non riesco a garantirti una commissione equa, neutrale, inviolabile ai tentativi di corruzione, allora ti costringo a sloggiare, tenta il concorso o cercati lavoro in un’altra università. Lo trovo anticostituzionale e lo Stato in questo modo si arrende ai possibili tentativi di corruzione e clientelismo.

Per finire, giustamente questa nostra Italia, da paese civile e democratico quale è, offre una seconda, una terza possibilità e forse più anche ai più efferati serial killer, attraverso rieducazione, sconti di pena, possibilità di cure gratuite, reinserimento sociale e anche di lavoro, e noi fuori corso, leali, onesti, brave persone, dobbiamo invece soccombere in questo malo modo?

Mah... Spero che qualcuno (politici, giornalisti, rettori...) pensi anche un po' a noi, siamo in tantissimi... aiutateci, se davvero il pensiero comune della politica italiana, del Papa e del Presidente della Repubblica, è quello di aiutare i disoccupati, i precari, i giovani, beh, tra questi ci siamo anche noi. E se penso che mi potrebbero cancellare esami in cui a passare in certi appelli erano tre al massimo quattro studenti su 150 che si presentavano a sostenere l’esame, o che gran parte del mio poco tempo libero l’ho sempre dedicato agli altri (Croce rossa, Avis, randagismo, Assoc. Socio-Culturali, ecc ...), la rabbia e la delusione crescono a dismisura. Qualcuno ci aiuti. Distinti saluti

Luigi