Napolitano inaugura l'anno a Reggio Emilia nel segno dell'unitàLe celebrazioni per i 150 anni dell'unità nazionale costituiscono un'occasione propizia, forse unica, per dare avvio a quello scatto, a quel «salto di qualità», di cui ha bisogno il paese

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Dino Pesole

Giorgio Napolitano ha deciso di giocare la sua parte fino in fondo su un evento finora segnato da contrapposizioni e polemiche, lanciando segnali ben precisi che suonano anche come implicita replica alla persistente ostilità di un importante partito di governo, la Lega nord. Dal Colle non è giunta alcuna risposta diretta all'ultima sortita di Umberto Bossi («il paese è diviso in due e i padani hanno le loro ragioni nel non voler festeggiare»). Si tratta di prese di posizione che già nel maggio dello scorso anno, inaugurando a Genova le cerimonie per l'imminente anniversario dei 150 anni di unità nazionale, Napolitano aveva liquidato così: «Non è affatto tempo perso e denaro sprecato. Sono solo battute sgangherate». Poi a Marsala, nel rievocare lo sbarco dei Mille, era stato ancora più esplicito: «Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel sud o nel nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell'unità».

La tesi che il presidente della Repubblica ribadirà anche oggi a Reggio Emilia nell'inaugurare le celebrazioni del 2011 è racchiusa in questo ragionamento: appare innegabile «il salto di qualità che l'Italia tutta, unendosi, fece verso l'ingresso a vele spiegate nell'Europa moderna». Chi si trova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello stato nazionale, «attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio».

L'unità nazionale dunque rappresenta per il Capo dello Stato un valore indissolubile e indiscutibile. Ribadirlo oggi ha un significato ben preciso: è la risposta che dal Quirinale viene offerta all'allarmante distacco tra politica e società cui ha fatto cenno Napolitano nel suo messaggio di fine anno agli italiani. Ha invitato nuovamente maggioranza e opposizione, «fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico», a concentrarsi sulle vere priorità del paese. Un ennesimo appello destinato a cadere nel vuoto? Per ora è in attesa al Colle di verificare se il consenso bipartisan con cui è stato accolto il discorso del presidente si tradurrà in atti concreti. Prevale una certa cautela, a tratti un vero e proprio scetticismo. Al momento non si può fare a meno di notare come, dopo il doppio di voto di fiducia del 14 dicembre, in attesa dell'annunciato possibile e necessario allargamento della maggioranza, si viva in una sorta di sospensione, con dichiarazioni day by day che spesso paiono contraddire quelle del giorno precedente. Tattiche cui evidentemente l'inquilino del Colle non presta grande attenzione.

A Reggio Emilia, la città che nel 1797 diede i natali al Tricolore, si celebra oggi la «festa della bandiera» con la consegna della copia del primo Tricolore ai sindaci di Torino, Firenze e Roma. Poi l'inaugurazione della mostra «La bandiera proibita, il tricolore prima dell'unità» allestita a Palazzo Casotti, e la visita al museo a cielo aperto «Le strade della bandiera». Subito dopo la celebrazione ufficiale al teatro Valli e nel pomeriggio la visita al museo Cervi di Gattatico, sede dell'Istituto Cervi e dell'archivio Emilio Sereni e il trasferimento a Forlì e dal pomeriggio di domani a Ravenna. È in programma l'incontro con gli amministratori locali, la deposizione di una corona al monumento a Aurelio Saffi, e la presentazione da parte del sindaco Roberto Balzani, del racconto per voci, suoni e immagini «Come fu che la Romagna divenne italiana, un territorio e il suo debito con il Risorgimento». Infine, la commemorazione di Benigno Zaccagnini e Arrigo Boldrini e la partecipazione al convegno «Ravenna e l'unità d'Italia: 150 anni di una passione popolare».