La scure sull'Accademia. Università inglese, fuori uno studente su treMegatasse e sovraffollamento, gli atenei in crisi: oltre 700 mila persone in coda

Fonte: La Stampa
di Andrea Malaguti

Non c’è stato bisogno del tam tam. L’idea era nell’aria e per prenderla bastava allungare la mano: in dicembre l’hanno fatto in 344 mila. Terrorizzati dal 2012, indifferenti a qualunque nefasta profezia Maya, spinti dalla rabbia innescata dall’aumento vertiginoso delle tasse universitarie - destinate a passare da 3.290 a 9.000 sterline l’anno tra poco più di dodici mesi - battaglioni di ragazzi appena maggiorenni hanno riempito pile di questionari e di richieste di ammissione da inviare a ogni singolo ateneo costruito sul corpo instabile del Regno Unito, da Edimburgo ad Oxford, da Newcastle a Cambridge. «Per favore, apriteci le porte».

È l’Inghilterra che ha paura di non farcela, quella dei 500 mila dipendenti pubblici destinati a perdere il lavoro, quella dei ceti medi soffocati dall’aumento dell’Iva e dai tagli ai servizi assistenziali, un Paese che prova disperatamente a salire sull’ultimo treno verso un futuro decente, prima che il peso delle gabelle spezzi la schiena alle famiglie più fragili.

«Siamo destinati a convivere con i debiti. Ma anche riuscire a contrarli sarà un privilegio, perché vorrebbe dire non essere stati espulsi dal sistema». Aaron Porter, presidente dell’Associazione degli studenti universitari, scatta la fotografia di una generazione destinata a prendere la vita a gomitate, prima che la vita tiri gomitate a lei. «Guadagneremo meno dei nostri padri, questo è certo. Ma riusciremo almeno a stare al mondo in modo decente?», dice alzando la voce, come se fosse un comizio. Si scusa. «Enfatico, lo so. Ma restare sereni è complicato».

Nel grande banchetto dell’ultimo livello di istruzione i posti a tavola sono limitati e un ragazzo su tre si dovrà accomodare fuori dalla porta. L’Universities and Colleges Admissions Service (Ucas) ha calcolato che le richieste d’ammissione saliranno a 705.500 prima dell’estate, frantumando qualunque record precedente. «Ma i nostri atenei non saranno in grado di dire di sì a più di 479 mila persone. È questo è il tetto massimo imposto dal governo». Significa che 226.500 ragazzi dovranno rivedere le proprie aspettative al ribasso. Il conservatore David Willets, sottosegretario all’Università, un uomo pallido, leggermente sovrappeso, con pochi capelli rossi, commenta sprezzante: «Gli atenei non sono obbligati a triplicare le rette. Abbiamo calcolato che la nuova media annua si attesterà sulle 7.500 sterline. Presteremo i soldi a chi non li ha. C’è sempre stata competizione in questo Paese per iscriversi ai corsi di laurea. È ovvio che anche questa volta non tutti ce la faranno». Ovvio. Sally Hunt, segretario generale della University and College Union, lo attacca frontalmente: «Il governo sembra pensare che il nostro mondo sia in grado di dare di più ricevendo di meno e che oltretutto gli studenti siano felici di pagare le tasse il triplo di prima. È una follia assoluta».

L’Ufficio nazionale di statistiche prevede che il debito medio di uno studente a fine corso, tra tasse e alloggi, sarà di circa 28 mila sterline. Soldi che dovranno essere restituiti nell’arco di trent’anni una volta che il neolaureato sarà in grado di garantirsi un salario di 21.500 mila sterline. È la Big Society, bellezza. Gli interessi sui prestiti passeranno dall’1,5 al 3%. «Migliaia di famiglie resteranno schiacciate. Stiamo per perdere una generazione intera», giura il leader laburista Ed Miliband.

La Gran Bretagna che non trova pace. Edimburgo l’ultimo teatro di una protesta destinata a riprendere corpo nelle prossime settimane. Gli scontri alla vigilia del nuovo anno, quando gli studenti hanno occupato l’Università. Nella marcia sono saltati vetri e vetrine, la sagoma di Nick Clegg, leader liberaldemocratico che in campagna elettorale aveva garantito il proprio impegno contro l’aumento delle rette, è finita ancora una volta al rogo. La polizia ieri mattina ha arrestato due ventenni. Sono più di cento quelli finiti nei commissariati nel dicembre delle rivolte. Fa effetto un Paese che mette in galera i suoi figli. Li sono andati a fermare all’Ateneo. I due ragazzi non hanno fatto resistenza. La strada era intasata, l’Università parzialmente nascosta dalla neve, come i resti di una civiltà ormai semisepolta.