Disegno di legge Gelmini sulla  riforma dell'università: pro e controLe sette principali rivoluzioni della riforma e la risposta di chi le critica

Fonte: La Stampa
di Flavia Amabile

La guerra tra poveri ricercatori
I ricercatori non avranno più contratti a tempo indeterminato. Saranno assunti soltanto con contratti a tempo determinato per una durata massima di sei anni. Se al termine verranno assunti diventeranno professori associati altrimenti dovranno lasciare l’insegnamento e trovare un’occupazione diversa. Gli anni da ricercatori potranno rappresentare un titolo valido in caso di concorsi pubblici o come esperienza da inserire in un curriculum. Chi protesta avverte che la quantità di ricercatori da assumere a questo punto dipende non solo dalla performance dei ricercatore ma anche dai soldi a disposizione delle università che i tagli hanno drasticamente ridotto. E, poi, che fine faranno i ricercatori a tempo indeterminato che sono stati assunti prima della riforma? Si creerà una guerra tra poveri perché gli atenei potrebbero preferire assegnare il posto da associato a un precario, anziché a un ricercatore con più anzianità con contratto a tempo indeterminato.

Libera abilitazione
Al posto di sostenere il concorso i futuri nuovi docenti associati e ordinari dovranno innanzitutto essere inseriti sulla base dei loro titoli e pubblicazioni in una lista di abilitazione scientifica nazionale. Sarà valida per quattro anni e realizzata da una commissione composta da quattro professori scelti su sorteggio. La selezione vera e propria avverrà in una seconda fase da parte delle singole università che sceglieranno il candidato ideale all’interno dei nomi presenti in lista. Chi protesta sostiene che in realtà le università potranno così scegliere liberamente i docenti e non ci sarà alcun ordine basato sul merito. L’abilitazione verrà concessa indiscriminatamente, senza limiti numerici (non previsti dalla legge). Tutti i posti saranno assegnati solo ed esclusivamente tramite chiamata diretta, e la commissione delegata a chiamare sarà composta da 4 membri del dipartimento che ha richiesto il nuovo docente.

I nuovi vertici delle università
Il Senato accademico avrà poteri molto più limitati: avanzerà proposte di carattere scientifico, sarà invece il consiglio di amministrazione ad avere piena responsabilità per le assunzioni e delle spese. All’interno del cda ci saranno almeno 3 membri esterni su 11. Il presidente potrà essere un esterno. Il governo intende in questo modo rendere più ricca l’offerta degli atenei, gli studenti hanno reagito bocciando la riforma perché si tratta di una privatizzazione. Infatti - dicono - il senato accademico (organo elettivo, che elegge rappresentati di tutte le categorie all’interno dell’università) viene esautorato di gran parte dei propri poteri e viene posto al di sotto del cda dove la rappresentanza esterna può assumere un peso determinante. Il ddl prevede infatti l’ingresso obbligatorio non semplicemente facoltativo di un numero minimo di componenti esterni, in rappresentanza degli interessi privati.

Parenti no, mogli e mariti sì
Esiste un solo limite alle chiamate dirette di futuri docenti dalla lista nazionale. Non potranno essere scelti parenti fino al quarto grado, ovvero fino ai cugini, di chi lavora all’interno dello stesso dipartimento di un ateneo. All’interno di una stessa università invece non potranno essere assunti i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. Chi protesta ricorda che non sono stati previsti limiti per un altro tipo di parentopoli molto diffusa, quella tra marito e moglie. E che comunque i parenti assunti nello stesso dipartimento sono una parte limitata del fenomeno. Quella più diffusa prevede accordi incorciati per sistemare i rispettivi raccomandati in altre sedi. Oltretutto i rettori sono del tutto deresponsabilizzati. Potranno rimanere in carica un solo mandato: chi vuole fare giochi di potere non ha nemmeno il problema della rielezione a creare un eventuale limite.

Il fondo per il merito ma senza soldi
Le borse di studio saranno affiancate da una novità, il fondo per il merito. Il fondo permetterà di premiare coloro che lo meriteranno ma a prescindere dal reddito. Si dovrà superare un test nazionale standard che sarà una verifica della reale capacità di comprensione della lingua scritta, di ragionare e risolvere i problemi. Ogni anno saranno scelti i migliori 1.000 studenti alla fine delle superiori e offerte generose borse di studio per andare a studiare nella università migliori anche se lontane da casa, afferma il governo. Chi critica la riforma sa che si tratta finora di una promessa priva di fondi. Per stanziarli sarà necessario un provvedimento ad hoc oppure, come spera il governo, anche un finanziamento da parte delle aziende, probabilmente le stesse che saranno entrate a far parte del cda. Inoltre sono stati tagliati gran parte dei fondi delle borse di studio che invece vengono date a chi ha un rendimento scolastico buono ma anche reddito basso .

Lo stipendio si basa sul merito. Ma, quale?
Finora lo stipendio aumentava secondo gli scatti di anzianità dunque indipendentemente dal merito. La riforma invece introduce gli scatti di merito sia per gli associati che per gli ordinari. La valutazione di chi premiare sarà effetttuata da nuclei formati da professori interni ed esterni che avranno il compito di giudicare il lavoro di ricerca dei docenti.Ci sono 18 milioni per il 2011, 50 per il 2012 e altrettanti per il 2013. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi. I critici sostengono che su questa misura non si sa altro, che è tutto affidato ai decreti attuativi e che quindi non è chiaro sulla base di quali criteri verranno realizzate le valutazioni. Si passa quindi da elementi obiettivi e validi per tutti come quello dell’anzianità, ad altri del tutto soggettivi e rispetto ai quali finora è tutto ancora indefinito.

I tagli alle sedi e ai corsi
Diminuiranno drasticamente università, facoltà e corsi di studio. E’ una delle norme su cui il governo punta per ridurre gli sprechi e liberare risorse da destinare al merito. Potranno unirsi università vicine in modo da limitare i costi. E diminuiranno i settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore). E le facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. In realtà gli addetti al settore sostengono che gli atenei vengono solo invitati a fondersi, che i settori scientifico-disciplinari sono i codici attribuiti ai diversi esami e che quindi la loro riduzione non porterà grosse modifiche. Il limite sulle facoltà può essere aggirato con un forte accentramento delle facoltà ed il mantenimento delle diverse discipine come dipartimenti. Anche in questo caso il risultato finale potrebbe non essere molto diverso.