L’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani e i PhD, i senza borsaForte dicotomia tra dottorando con borsa e senza borsa, ovvero tra coloro che lavorano con alle spalle un sostegno economico e quelli che non solo non vengono retribuiti, ma pagano l’università con iscrizioni e tasse

Fonte: Corriere dell'Università e del Lavoro

L’Italia si avvicina sempre di più all’estero, ma solo per questioni di “terminologia”. Ora anche da noi sarà possibile chiamarli con diciture abbreviate come “Dott. Ric” o con il famoso “PhD.”. Per il resto si continua a registrare una forte dicotomia tra dottorando con borsa e senza borsa, ovvero tra coloro che lavorano con alle spalle un sostegno economico (che di solito non supera i mille euro) e quelli che non solo non vengono retribuiti, ma pagano l’università con iscrizioni e tasse.

Anche qui si parte dai numeri per illustrare la situazione attuale. L’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, ADI, ha da poco presentato al Senato un quadro estremamente critico per l’Università e la Ricerca nel nostro paese. Negli ultimi 3 anni secondo l’associazione il numero di posti con borsa banditi sarebbe sceso del 30,24%. Dal 2008 ad oggi, considerando un campione di 22 università statali italiane (ognuna delle quali bandisce ogni anno almeno 100 borse di dottorato di ricerca), il numero di borse sarebbe passato da 5194 a 3623 (1500 borse in meno solo negli atenei considerati). Nello specifico si registrano però notevoli differenze tra questi atenei. Se infatti a Roma la Sapienza ha avuto un impatto minimo (da 585 a 554 borse), all’Università di Catania il taglio è stato pari al 74,50%: da 251 a 64 borse. E’ partendo da questi dati che l’ADI ha chiesto l’abolizione della figura del dottorando senza borsa in contrasto con il testo uscito dalla Commissione Cultura della Camera che invece apre alla possibilità di scuole di dottorato del tutto prive di borse di studio.

E all’estero cosa succede? Se si guarda ad esempio alla Svezia* ci si accorge che il dottorato svedese offre migliori condizioni di lavoro e qualità della vita nel corso del suo svolgimento: una borsa di studio equivalente a 2.500 euro contro i 1.000 euro della borsa in Italia, la partecipazione alle attività del dipartimento riconosciuta e retribuita contro la didattica non riconosciuta e non retribuita dei nostri dipartimenti, una forte spinta all’internazionalizzazione attraverso la realizzazione di saggi per riviste di livello internazionale e partecipazioni a seminari e convegni quando in Italia si può arrivare alla tesi di dottorato senza alcuna pubblicazione e spesso non si può partecipare a conferenze e seminari per mancanza di fondi.

* Il report è stato elaborato dall’Ambasciata Italiana in Svezia, con il contributo dell’ADI per le informazioni relative al contesto italiano.