Il Caso. Il dottor doping minaccia i trionfi del calcio spagnoloFuentes avverte: «Se parlo io dovete dire addio a Europei e Mondiali». Lo sport iberico respinge i sospetti ma gli atleti coinvolti sono tanti

Fonte: La Stampa
di Giulia Zonca

La minaccia è di seconda mano ma fa paura lo stesso: «Se mi metto a parlare io la Spagna può salutare gli Europei e i Mondiali appena vinti» e quell'io sta per Eufemiano Fuentes, meglio noto come «dottor doping». Lui era in galera, invischiato dentro l'Operación Galgo, ultima inchiesta che travolge lo sport spagnolo. A portare fuori il pizzino con questo messaggio è stato un compagno di detenzione, un certo David che fa dentro e fuori dalla prigione. Non il massimo dell'affidabilità come tramite.

Starà alla polizia capire se l'informazione è vera e quanto il dottore abbia voglia di trasformarsi in pentito anche se è difficile che si spinga a dare dettagli per spiegare i sospetti. Il suo era un avvertimento: il mondo dello sport non lo ha estromesso dopo l'Operación Puerto, che ha cambiato le classifiche del ciclismo, e anche stavolta è convinto di restare nel giro. Dalla precedente retata è uscito penalmente pulito: processo archiviato per due volte e poi di nuovo riaperto e oggi in attesa di giudizio. Fuentes, uscito ieri sera con la condizionale, è certo che nessuno potrà trovare prove a suo carico in quest'ultima indagine, preparata dalla Guardia Civil per nove mesi e destinata a mettere sottosopra l'atletica spagnola. Tutt'altro che stupito, il medico, manda avanti l'avvocato a ripetere: «il mio cliente viene tirato ormai in mezzo in ogni operazione di questo tipo» e aspetta, fa le sue mosse.

Non è un caso che la soffiata sia uscita giusto dopo la conferenza stampa del presidente della federazione atletica Odriozola che nel tentativo di tenersi l'incarico ha giocato la carta «tradimento, io qui sono una vittima». E ha accusato gli sportivi che «ancora frequentavano i laboratori di Fuentes». Odriozola ha 71 anni e ne ha passati 22 da capo dell'atletica, difficile che non sapesse come si muovevano i suoi tesserati ma con tutti gli scossoni che ha avuto lo sport in Spagna, mai nessuno ci ha rimesso il posto. I ciclisti hanno perso risultati e preso squalifiche, agli atleti toccherà lo stesso trattamento ma i dirigenti reggono. Per questo le parole di Fuentes hanno spaventato tanto la Spagna. Magari non sa nulla sulla Nazionale però di certo il suo coinvolgimento non è limitato alla custodia delle sacche di sangue.

Nel 2008, intervistato dall ' «Equipe», Fuentes aveva già predetto altri crolli: «Divertente vedere come i nomi escano a ondate. Da me non sono passati solo i ciclisti, ma molti altri: gente dell'atletica, del tennis, del calcio». Quelli dell'atletica stanno saltando fuori adesso e potrebbero anche esserci altri turni. Fuentes ha iniziato a lavorare con i velocisti, i primi a sperimentare le sue tecniche. Ne ha anche sposata una, Cristina Perez Diaz, ex quattrocentista più volte invischiata in possibili casi doping e uscita sempre pulita. E la signora Fuentes è stata la prima della famiglia a mandare messaggi trasversali, già all'alba dell'Operación Puerto: «Se vi raccontassi il dietro le quinte delle Olimpiadi di Barcellona vedreste crollare la gloria spagnola».

Non se ne è più saputo niente, allora come oggi i protagonisti reagirono indignati. Stavolta ci pensano Del Bosque e Xavi a salvare l'onore della Spagna calciofila: «Mai visto girare doping» e «Ogni nostro successo è pulito». E il punto è proprio questo: non è giusto che ognuno possa essere sospetto in base a mezze frasi dette da personaggi discutibili però è impossibile credere che dentro il sistema spagnolo sia tutto lecito. Le autorità sportive hanno spesso fatto blocco, in molti ora usano proprio le molteplici inchieste come prova di trasparenza, ma è sempre lavoro della giustizia ordinaria mai di quella sportiva che prima tace e poi si offende. Lasciando a tutti il permesso di dubitare.