Riforma del sistema universitario. Agli studenti andrebbe detto che...La riforma Gelmini salvata dagli emendamenti farebbe bene anche all'università di Rieti

Fonte: Il Giornale di Rieti
di Rosella Vivio

Ortensio Zecchino, chi era costui? Quanti ricordano l'autore della riordino universitario del 3+2? Una riforma disegnata nel 1999 dal centrosinistra per uniformare il sistema italiano a quello di 27 paesi europei e ad attuare il principio costituzionale dell'autonomia didattica degli atenei dopo la riforma Bassanini? I giovani studenti mobilitati oggi contro Gelmini difficilmente saprebbero rispondere, nè dire esattamente perchè protestano. A loro andrebbe fatto capire che è giusto scendere in piazza, certo, ma per chiedere a gran voce il ripristino originario del testo della riforma che contestano.

“Tale scelta è carica di potenzialità e rischi” diceva il ministro democristiano nel 2000 parlando della sua riforma( disegnata da Berlinguer). Alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi 10 anni , risulta evidente che nel nostro paese l'articolazione della laurea breve, seguita non necessariamente da quella specialistica, non ha funzionato. Non ha abbreviato il tempo d'ingresso nel mondo del lavoro.

Non è servita ad introdurre il merito nel sistema universitario attraverso una puntuale e seria valutazione del lavoro dei docenti. Non è stata risolta la questione dei compiti impropri svolti dai ricercatori, utilizzati per alleggerire il lavoro didattico dei professori piuttosto che per fare ricerca. L'autonomia ha favorito più “baronismo” e nepotismo che qualità dei percorsi formativi. Colpa di Zecchino? Se non aver previsto come sarebbe andata a finire una riforma di impronta liberale, in un paese che liberale non è, è da considerare una colpa, sì. Se, invece, si vogliono trovare i veri responsabili dello sfascio del sistema universitario, allora bisogna scrivere Berlusconismo e Moratti, figli perfetti di un paese dove tutto finisce in affarismo. E' stata la ministra berlusconiana che il 17 aprile 2003, con un decreto ministeriale diede origine alle università telematiche: il cosiddetto e-learning.

Quello delle università telematiche è un sistema presente da tempo in tutti i paesi avanzati (tentato a Rieti da Costini), ma che solo da noi è diventato una fabbrica di lauree facili. Dai 1529 iscritti nel 2004/05 si è passati agli attuali 14.000. E mentre il sistema universitario risente di una forte diminuzione, quello telematico è in crescita. Grazie al piacere tutto italiano per l'appellativo “ dottò”, il business delle università virtuali va a gonfie vele. Ma il vero colpo di genio della ministra Moratti è stato quello di “Laurea l'esperienza”: crediti “regalati” ad alcune categorie di dipendenti pubblici che si portano a casa il diploma universitario con una manciata di esami.

Se allo studente normale sono richiesti 180 crediti per avere il diploma di laurea, al dipendente di mamma-Stato ne bastano 60. I ministeri e altri enti pubblici si sono riempiti di dottori, alla faccia di chi la laurea se la suda per finire a lavorare in un call center, visto che i posti per cui hanno studiato sono occupati dai finti laureati (ma non mi sembra ci siano state discese in piazza contro queste cose). Dopo Moratti è arrivato Mussi che poco ha fatto, anche per la brevità del suo ministero, per fermare la proliferazione di corsi e atenei e altri guasti. Ora è il momento di Gelmini, partita benissimo e con l'intenzione di riparare i danni prodotti da Moratti, sul piano della meritocrazia, del malcostume di “parentopoli”, della proliferazione di corsi telematici e università senza qualità. Pensata bene, la proposta Gelmini, rischia di arrivare malissimo all'approvazione.

E se fossi uno studente oggi protesterei per questo, pretendendo una riforma seria e capace di rendere il laureato in grado di competere con le sfide del presente . Gelmini ha tuonato contro il baronismo, in realtà, grazie ad emendamenti e sub emendamenti, chi vuole assumere figli, mogli, amanti etc, etc, potrà continuare a farlo. Ha attaccato i crediti facili e le lauree prese con la facilità con cui si compra un ricco cappotto: entri, provi, paghi e indossi un titolo che servirà alla carriera o a giustificare l'occupazione di un posto. Se sei una ragazza piacente, magari finisci in Parlamento. Ma, da quanto ha detto alla Camera Walter Tocci, deputato del Pd, originario di Poggio Moiano, la riforma equiparerebbe università come Bocconi alla e-Campus di Cepu.

E allora? Come può un paese che ha l'ateneo migliore, quello di Bologna, piazzato al 176 posto in una graduatoria di 500 , competere nell'era della conoscenza con il resto del mondo? Un mondo che distingue tra i laureati di qualità e gli altri. Nel nostro paese, dove il titolo di studio ha valore legale e dove il lavoro si trova grazie alle raccomandazioni, Bocconi e Cepu pari sono. L'autonomia didattica ha senso solo in un paese dove il valore della laurea dipende dall'università dove si consegue e dove il lavoro si trova grazie al curriculum.

Fossi un giovane scenderei in piazza per combattere questo sistema e non per conservare lo status quo. Combatterei per una università pubblica con più risorse economiche che utilizza oculatamente per offrire buona didattica senza disperderle nei mille rivoli creati dalla politica. Che produca vera flessibilità formativa ed efficace ricerca. Una università che fa della meritocrazia uno strumento della democrazia, favorendo i meritevoli con borse di studio e che fa distinzioni tra una laurea conseguita in un ateneo di qualità e le altre.

Questo aiuterebbe anche università come quella di ingegneria di Rieti, un piccolo gioiello della “Sabina Universitas” guidato con passione e competenza dal professore Cecere. Una sede giovane che aumenta gli iscritti attraendoli da altre regioni, dove si studia bene, si è seguiti da docenti capaci e costantemente presenti. Dove si fa continua ricerca come dice il professore Cecere, mostrando con orgoglio i lavori degli studenti. Ad una realtà del genere il testo originario della riforma Gelmini avrebbe fatto un gran bene. E se fossi uno studente mi arrabbierei molto con quelli che lo hanno snaturato.