Commenti e idee. Si deve poter cambiare per essere competitiviLa riforma Gelmini porterà l'università italiana nel nuovo decennio più forte e più competitiva di come si presenta oggi. Tre i motivi per cui il disegno di legge, se approvato rapidamente come è auspicabile, darà una svolta agli atenei

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Massimo Egidi

Le carriere interne sono garanzia di maggiore competitività internazionale. Il decreto prevede, infatti, l'introduzione di una tenure track che offre alle università la possibilità di assumere ricercatori a tempo determinato per due trienni per poi promuoverli ad associati se conseguono l'abilitazione entro il secondo triennio. I giovani, dopo la laurea e il dottorato, a 25-27 anni, già durante il primo ciclo di tre anni, si possono accorgere se la ricerca è davvero il loro destino. Oggi questo accade troppo spesso solo intorno ai quarant'anni, quando poi trovare un lavoro fuori dall'università è complicato e anche avvilente, dopo aver investito tanto nello studio. Il reclutamento interno così rigoroso garantisce agli atenei di trovare davvero i migliori talenti e di formare giovani che, essendo stati scelti secondo parametri di qualità tipici di quasi tutte le migliori università del mondo, hanno le carte in regola per competere sul palcoscenico della ricerca internazionale.
Una governance migliore delle università è garanzia di una migliore formazione.

Il modello Gelmini propone una divisione netta dei compiti fra consiglio di amministrazione, che gestisce le risorse finanziarie, e il senato accademico, responsabile delle decisioni nell'ambito della ricerca e della formazione. Da un lato occorrerà essere attenti a delineare le linee guida della formazione in funzione dell'evolversi delle professioni e dall'altro incentivare la ricerca in modo che sia competitiva a livello internazionale. Ogni anima dell'università sarà più responsabilizzata: valuterà l'esistente e agirà di conseguenza. Una governance più efficace significherà saper rispondere in modo appropriato alla valutazione nazionale del ministero. Il sistema accademico rischia di perdere il passo rispetto alla società e all'economia che cambiano e si evolvono a velocità così vorticose da non permettere attimi di disattenzione. Una governance rigorosa significa che bisogna saper cogliere quei piccoli o grandi segnali che provengono dal mercato del lavoro per decidere come ricalibrare al meglio i corsi di laurea.

Per non rischiare, inoltre, che i giovani, una volta conseguita la laurea, si ritrovino in un mercato del lavoro che non è coerente con la loro formazione. Solo evitando questa distonia fra domanda e offerta riusciremo a essere davvero innovativi.
Il progetto Gelmini introduce un sistema di gestione molto rigoroso del bilancio delle università. Saranno valutati con cura conto economico e stato patrimoniale per garantire equilibrio nei conti. Oggi, molti atenei hanno - ahimè - debiti: in un mondo competitivo come quello attuale, eventuali buchi di bilancio comportano handicap forti nella corsa per offrire una formazione di alta qualità. Per dare un futuro migliore a questo paese serve rigore nei conti anche del sistema universitario. Perché, nella ricerca, le poche risorse purtroppo disponibili sono vitali e non possono essere ancora sprecate.