Università di Oxford. Chi è il più intelligente tra cane e gatto?Secondo gli studiosi inglesi il cane batte il gatto: è molto più sociale

Fonte: La Stampa
di Andrea Malaguti

Dunque i cani sono più intelligenti dei gatti. Adesso è ufficiale, certificato scientificamente. E non da inattendibili cinefili da parco di periferia, ma da un gruppo di studiosi dell’Università di Oxford, cioè il gotha della sofisticazione intellettuale del pianeta. In verità, a essere precisi, sul gradino più alto del podio ci sono le scimmie, seguite dai cavalli, dai delfini e dai cammelli. E solo a quel punto arrivano i cani. I gatti a seguire. Nettamente distanziati. Perché?

Per stilare la classifica dello sviluppo cerebrale dei mammiferi gli studiosi inglesi, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista «Proceedings of the National Academy of Scences», hanno studiato 500 specie viventi e fossili scoprendo che esiste una relazione tra la dimensione del cervello, parametrata in relazione alla taglia del corpo dell’animale, e la sua capacità di avere «relazioni sociali». Maggiori sono le interazioni con l’uomo maggiore è lo sviluppo. I cani le hanno, i gatti le evitano. «Chi ha il cervello più grande tende a vivere in gruppi sociali stabili», spiega la dottoressa Susanne Shultz, che ha guidato la ricerca. Così la tendenza individualista e le condizioni ambientali che hanno accompagnato per secoli il cammino di gatti, cervi e rinoceronti sulla terra, li hanno condannati a capacità di apprendimento e di eleaborazione più ridotte.

Apriti cielo. Il dibattito è esploso feroce sul web. Cinefili e gattofili del Regno Unito si sono sfidati come York e Lancaster a colpi di liste di intelligenza: «il mio gatto, raccolto per strada quattro anni fa, canta, mi difende dai topi, mangia a ore fisse e conosce la strada di casa. Lo lasci a Green Park e lui sa come tornare a Hackney. E senza metro», scrive Eva Lewis e Micahel Stewart, da Birmingham, le risponde piccato. «Quello lo sa fare anche un cane ubriaco. E che il tuo gatto canti proprio non ci credo. Il mio Golden Retriever cattura i pesci nel lago e quando vuole uscire mi porta il guinzaglio». Seguono segnalazioni infinite di prestazioni da guinness, dal Soriano che dipinge paesaggi di campagna, al Doberman che sa giocare a fresbee. Centinaia di messaggi, polemiche, sfottò e insulti. C’è qualcuno che crede alla scienza?

Il professor Robin Dunbar, dell’Istituto Cognitivo e di Evoluzione Antropologica dell’Università di Oxford, stira un sorriso enigmatico. E’ laureato anche in psicologia e filosofia e il dibattito da bar più che infastidirlo lo diverte. Si accarezza il pizzetto brizzolato e si sistema gli occhiali. «E’ la prima volta che viene realizzato uno studio di questo genere. Largo e profondo. La mancanza di socialità determina con chiarezza uno sviluppo cerebrale minore. I cani sono molti bravi a risolvere problemi. Il coordinamento e la collaborazione che servono per stare in mezzo agli altri sviluppano capacità specifiche. E’ un fatto».

Carloyn Menteith, allenatrice di cani, sostiene che cani e gatti hanno due modi diametralmente opposti di ragionare. Che lei spiega così. «Un gatto pensa: oggi vado a fare quello che ho voglia di fare. Il cane pensa: come posso spingere qualcuno a fare qualcosa per me». Una orgogliosa forma di inestinguibile solipsismo contrapposta a una utilitaristica furbizia gentile. Beth Skilling, la veterinaria responsabile dell’associazione Cats Protections, alza le spalle infastidita. «I gatti amano la propria indipendenza e sono in grado di affrontare il mondo senza bisogno di aiuto. E’ questa la forma più alta di intelligenza».

Dunque i cani sono più intelligenti dei gatti. Adesso è ufficiale. E per chi dovesse avere ancora dubbi meglio comprarsi un cammello.