In piazza contro la riforma Gelmini, sit in di protesta a MontecitorioStudenti e ricercatori con caschetti gialli "per ripararsi dalle macerie e ricostruire". Allontanati dalla polizia hanno improvvisasto un corteo. "Contenti del rinvio in aula, ma non basta". Tremonti: "Faremo il possibile". Manifestazioni in altri atenei

Fonte: la Repubblica

Le associazioni degli studenti universitari e dei ricercatori, tra cui il coordinamento universitario Link e la Rete universitaria nazionale Run, si sono date appuntamento davanti a Montecitorio per un sit in di protesta contro il disegno di legge di riforma del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. I manifestanti, inizialmente riuniti davanti alla Camera, sono stati fatti allontanare dalle forze dell'ordine. Un corteo spontaneo formato da qualche centinaio di studenti e ricercatori si è quindi diretto alla sede della Crui (Conferenza universitaria dei rettori italiani) nella vicina piazza Rondanini, occupata simbolicamente dai manifestanti che hanno gridato slogan anti-riforma e appeso striscioni contro il ddl Gelmini. Il gruppo rimasto all'esterno ha iniziato a lanciare uova contro la facciata dell'edificio. Dagli uffici della Crui il corteo di ragazzi e docenti è ripartito dirigendosi a Trastevere, dove si trova il ministero dell'Istruzione. Proteste e manifestazioni sono in corso anche negli atenei in altre città.

Tremonti: "Per università faremo tutto il possibile". Mentre gli studenti e i ricercatori protestano nelle piazze, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, assicura: "Faremo tutto il possibile". "Per l'università faremo come per gli ammortizzatori sociali - dichiara Tremonti in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il via libera alla
legge di stabilità - e cioè metteremo il massimo dei soldi possibili. E' un impegno che abbiamo preso già 15 giorni fa. Sappiamo quanto significano queste voci, però si può fare con lo strumento tecnico disponibile, una legge economica di bilancio". "I soldi ci sono, alla fine si troveranno" aggiunge Umberto Bossi che, sottolinea la "massima fiducia in Tremonti". Intanto, sul fronte parlamentare, la discussione sul ddl in Commissione Bilancio alla Camera è stata rinviata "a dopo la sessione di bilancio". Inizialmente in calendario per oggi, il parere sulla riforma Gelmini è stato spostato a "metà novembre". "Prima di dare un parere su questa riforma - spiega il commissario Remigio Ceroni (Pdl) - bisogna verificare la compatibilità del bilancio con le richieste di tutti i ministeri, tra cui questa del ministro Gelmini. La volontà del governo di salvaguardare i ricercatori rimane, ma occorrono tempi più lunghi per esaminare la copertura finanziaria di tutte le richieste".

Slogan e striscioni a Roma. Il coordinatore nazionale dell'Udu, Giorgio Paterna, annuncia l'arrivo in pullman di centinaia di manifestanti da Sicilia, Lombardia, Piemonte e Toscana. "Siamo contenti - aggiunge Paterna - che la discussione in Aula del ddl Gelmini sia stata rinviata, ma non ci basta. A questo punto la Gelmini deve dimettersi, non è credibile come ministro: insulta insegnanti e l'università, presenta ddl senza risorse e taglia senza investire in un settore strategico. E' ostaggio di Tremonti? Allora il ministero è commissariato e quindi si deve dimettere. Non c'è motivo per cui rimanga, crediamo che questa posizione sia condivisa da buona parte del Parlamento. I manifestanti, tra cui anche sigle sindacali come la Flc-Cgil, indossano dei caschetti gialli per ripararsi dalle macerie delle università e per ricostruirla". Su cartelli e striscioni campeggiano scritte tipo "Università pubblica, Gelmini la tua assassina, Tremonti il suo mandante", "Noi siamo un buon investimento", "Contro la distruzione dell'università pubblica", "Ricostruiamoci l'università". La piazza si riempie di minuto in minuto. "Il sapere è un diritto pubblico" gridano i dimostranti mentre accolgono con applausi i colleghi che via via arrivano dalle stradine laterali. Studenti e ricercatori provenienti da tutta la penisola, da Pavia a Palermo. Diversi ricercatori indossano una maglietta arancione, simbolo della protesta, con su scritto "Ricercatore fuori produzione".

Le proteste a Palermo e Milano. Gli studenti palermitani di Scienze e Scienze politiche hanno occupato le presidenze delle rispettive facoltà mentre i ragazzi di Lettere e filosofia hanno esposto striscioni sui muri della facoltà. A Milano i ricercatori e gli studenti della facoltà di Scienze hanno organizzato nel primo pomeriggio delle lezioni in piazza Mercanti e un corteo che ha attraversato tutta città studi. Anche nell'Ateneo di Trento alcuni ricercatori si sono resi non disponibili a tenere corsi istituzionali, come forma di protesta.

Iniziative in altri atenei. Molte sono state le mobilitazioni in giro per l'Italia oggi. A Bari manifestazione in piazza con i ricercatori che hanno bruciato il proprio curriculum in segno di protesta. Dopo la manifestazione centinaia di studenti hanno attraversato in corteo le facoltà del polo umanistico. A Padova dopo un'assemblea con dottorandi e ricercatori, 300 studenti sono partiti in corteo per le strade della città, bloccando il traffico con una manifestazione rumorosa e colorata, terminata davanti al rettorato. A Foggia nel pomeriggio c'è stato un presidio in rettorato. A Torino tre cortei dalle facoltà hanno raggiunto i ricercatori in rettorato da dove è partito un corteo di oltre 4000 tra studenti e ricercatori. A Catania sit-in e lezioni in piazza dell'Universita?. A Firenze assemblea alla facolta? di Agraria. A Foggia assedio alla prefettura e sit-in in corso Garibaldi. A Pisa appuntamento al Rettorato occupato. A Salerno presidio in piazza del Rettorato. A Siena assemblea in rettorato con docenti, studenti, ricercatori. A Trieste occupata la facoltà di Fisica. A Ferrara una marea gialla fatta da almeno 1000 tra studenti e ricercatori si è riversata in piazza contro la "riforma dell'assurdo" che mette in ginocchio l'università pubblica.

Prossime tappe. Il Link annuncia le prossime tappe della protesta: "Parte da domani una nuova fase della mobilitazione studentesca, che ci vedrà protagonisti nella mobilitazione nazionale della Fiom del 16 ottobre e nell'assemblea nazionale dei movimenti e delle lotte sociali che si terrà il 17 ottobre alla Sapienza. Il nostro obiettivo - aggiunge la nota del coordinamento universitario - è una mobilitazione generale di un'intera generazione che intende riprendere parola, speranza, futuro. Non siamo qui per fermarli, siamo qui per cacciarli".