Mancano i soldi, slitta riforma università. Stop del Tesoro, Gelmini chiama premierL'approvazione alla Camera del ddl di riforma dell'università slitta di un mese, per mancanza della copertura: il testo doveva approdare in aula domani, per avere una corsia preferenziale prima della sessione di bilancio

Fonte: Il Messaggero

Ma poi è slittato a venerdì, appuntamento fittizio, dal momento che in una riunione tra governo (Tremonti e Gelmini) e maggioranza (c'era anche Fli) è stato deciso di lasciare in stand by per un mese il testo, in attesa di risorse che vanno ancora trovate.

Secondo i partecipanti all'incontro c'è la volontà di trovare i soldi, come assicurato da Berlusconi a una Gelmini, che gli ha telefonato preoccupata e contrariata per lo stop ricevuto. «Accolgo positivamente - ha detto Gelmini - il fatto che il centrodestra ritenga l'università una priorità. Arrivati a questo punto, ha ragione la maggioranza quando chiede di legare e contestualizzare le riforme alle risorse. Il Miur ha presentato una riforma, moderna e innovativa, che ha l'ambizione di rilanciare l'università italiana. Ora tocca al Parlamento approvarla e al ministero dell'Economia valutarne la copertura».

Pesano le modifiche della commissione Cultura, soprattutto l'assunzione di 9 mila ricercatori: un peso che secondo il Tesoro potrebbe determinare «effetti finanziari negativi tali da pregiudicare la stabilità dei conti di finanza pubblica». Con la Ragioneria della Stato che ha espresso analoghi rilievi. Il ministero del Tesoro ha espresso «parere contrario all'ulteriore corso di una serie di norme che presentano profili di criticità sotto l'aspetto economico finanziario per le quali si rende necessario, quale condizione imprescindibile perchè il provvedimento possa proseguire il suo iter» una serie di modifiche o la loro soppressione. Tra i punti critici appunto il piano di concorsi per 9mila ricercatori universitari tra il 2011 e il 2016. «L'emendamento - si legge - prevede l'istituzione di un Fondo per la valorizzazione del merito accademico con dotazione di 90 milioni di euro per l'anno 2011, 263 milioni di euro per l'anno 2012, 400 milioni di euro per l'anno 2013, 253 milioni di euro per l'anno 2014, 333 milioni di euro per l'anno 2015, 413 milioni di euro per l'anno 2016 e 480 milioni di euro per l'anno 2017. Il fondo è finalizzato alla chiamata di 1.500 professori di seconda fascia per ciascuno degli anni compresi nel periodo 2011-2016 e a valorizzare il merito dei professori e ricercatori universitari inquadrati nella prima progressione economica. Circa la copertura utilizzata si fa presente che le risorse iscritte sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica sono interamente destinati all'attuazione della manovra di bilancio relativa all'anno 2011». Si aggiunge infine che il citato Fondo risulta «incapiente a decorrere dall'anno 2012, rispetto agli oneri indicati nell'emendamento».

La Conferenza dei Rettori ha espresso «disappunto e vivo allarme» per lo slittamento del voto a dopo la sessione di bilancio. Secondo la Crui, in primo piano c'è più che mai la questione delle risorse, ribadendo con forza l'esigenza di assicurare al più presto i finanziamenti indispensabili. Ma da Viale Trastevere si fa notare che in realtà si tratta di uno slittamento dovuto ad un nodo tecnico-politico che potrebbe portare all'approvazione della riforma Gelmini anche entro la fine di novembre, in ogni caso in tempo visto che la legge entrerà in vigore il prossimo anno accademico, il 2011/2012.

Il Pd plaude per il rinvio e parla di inaffidabili promesse del governo che va in tilt, il Pdci parla di fallimento della Gelmini, chiedendone le dimissioni. Rutelli sottolinea l'incapacità del governo a fare le riforme. Umberto Bossi ricorda invece che qualsiasi cosa «quando arriva a Tremonti se non ci sono i soldi finisce lì. O diamo i soldi all'università o alle bombe per gli aerei in Afghanistan. Si tratta di una bella scelta», spiegando che però lui preferisce certo la ricerca.

Fli ha definito determinante la norma riguardante i ricercatori universitari. «Abbiamo deciso - sottolinea Fabio Granata - di non forzare i tempi e di andare a dopo la sessione di bilancio in modo da garantire le coperture».

La Flc-Cgil parla di gioco delle tre carte di Gelmini e Tremonti. Domani il sindacato con le associazioni degli studenti, sarà davanti a Montecitorio proprio per protestare contro le riforma.