Ddl università slitta al 14, Gelmini irritata. Rettori preoccupati, ricercatori respiranoPer ora è solo una brusca frenata, ma rischia di diventare uno stop - visti i tempi tecnici e la situazione politica - il rinvio al 14 ottobre della discussione in aula del ddl di riforma dell'università

Fonte: Il Messaggero

Lo slittamento lo ha deciso oggi la Conferenza dei capigruppo dopo l'appello rivolto ieri dal presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, al presidente della Camera, Gianfranco Fini, affinché il dibattito sul provvedimento non venisse strozzato (i tempi inizialmente previsti, infatti, erano strettissimi: entro oggi la consegna degli emendamenti e ddl in aula il 4 ottobre).

Il ministro Gelmini non ha preso bene la decisione e neanche i rettori. Uno spiraglio di speranza si apre, invece, per i ricercatori. Soddisfatta ovviamente l'opposizione. «Sono rammaricata, ma rispetto qualunque scelta farà il Parlamento» ha commentato, visibilmente seccata, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. «Il governo - ha detto - più che proporre un testo di riforma e trovare le risorse altro non può fare. Per mesi mi sono sentita dire che non si possono fare le riforme senza risorse, che non si fanno le nozze coi fichi secchi. Oggi abbiamo la riforma e le risorse. Questo, però, pare non bastare». Il ministro ha anche messo sul tappeto una soluzione per la spinosa questione dei ricercatori: un concorso «di un congruo numero di posti» di associato all'anno nei prossimi sei anni (a partire dal 2011) e la reintroduzione degli scatti stipendiali. Allarmati i rettori secondo i quali la calendarizzazione in aula del ddl per il 14 ottobre, alla vigilia, cioè, dell'inizio della sessione di bilancio «equivale molto probabilmente, nella situazione politica che stiamo attraversando, alla rottamazione del provvedimento».

«Il conseguente vuoto legislativo - sostiene Enrico Decleva, presidente della Crui - potrebbe per contro prolungarsi di nuovo per anni, bloccando, tra l'altro, le procedure sul reclutamento che interessano tanti giovani studiosi meritevoli. E' indispensabile - conclude quindi - che si ritorni sul calendario dei lavori in Aula, garantendo lo spazio per la discussione in tempo utile del provvedimento». Il tempo potrebbe essere, invece, un utile alleato a parere dell'opposizione. «Il rinvio - dice Manuela Ghizzoni del Pd - è una garanzia sulla certezza delle risorse. La nostra azione è finalizzata a intrecciare la riforma con le risorse che vogliamo vedere scritte in atti contabili». Insomma - chiede il Pd - il governo metta le risorse necessarie nella imminente sessione di bilancio (quella del 15 ottobre) e poi si discute. Anche l'Udc accoglie con favore i nuovi termini per la discussione del ddl «nella speranza che le proposte emendative siano accolte e condivise».

I ricercatori tirano il fiato. «La nuova calendarizzazione - dicono - rappresenta una preziosa occasione per dare vita a una riforma partecipata». Non solo. Il ddl verrà portato in discussione, alla vigilia dell'inizio della sessione di bilancio. «Non potrà quindi essere votato - osserva la Rete29aprile - se non al termine della sessione di bilancio stessa (dicembre, nella migliore delle ipotesi). Non si tratta, quindi, solo di un rinvio di dieci giorni (dal 4 ottobre al 14) bensì di una pausa di riflessione che consentirà evidentemente di inserire nel provvedimento anche correttivi di tipo finanziario».