Atletica: per Howe nuova delusione. La rinascita è rimandataSolo quinto agli Europei. Il campione reatino frenato da infortuni ed errori

Fonte: Il Giornale di Rieti

La resurrezione vera è rimandata, per ora nella bara tatuata sul braccio non puó mettere i 'nemici'. «Mentalmente c'ero al cento per cento, ma il corpo solo al 50», dice Andrew Howe subito dopo il quinto posto nel salto in lungo agli Europei di atletica di Barcellona. Al di sotto delle aspettative, come ammette lui stesso, quasi chiedendo scusa.

Sono passati dieci mesi dall'operazione al tendine d'Achille e questo era il primo appuntamento importante per un campione ancora incompiuto che cerca di ritrovare se stesso. Howe è un talento eccezionale molto sperperato tra infortuni, errori di programmazione e scontri con la Federatletica. Venticinque anni di grandi promesse, precoci vittorie e brucianti delusioni.

Un ragazzo nato americano, a Los Angeles, e diventato italiano, reatino, grazie al matrimonio della madre con Ugo Besozzi, un saltatore con l'asta. Un atleta legato finora indissolubilmente proprio a Renee Felton, la mamma allenatrice accusata di troppa autonomia dai centri federali, di incompetenza, perfino di impedire al figlio di crescere. Insomma di farlo restare un bamboccione. Dopo l'ultima, terribile mazzata - fuori nelle qualificazioni a Pechino 2008 - Andrew si era visto soprattutto nella pubblicità televisiva di uno snack, ogni volta raggirato da una ragazza con la scusa dell'autografo.

Appena un anno prima dei Giochi cinesi, quell'esultanza folle, rabbiosa dopo il salto d'argento - che in quel momento valeva l'oro - ai Mondiali di Osaka nel 2007. La maglietta azzurra sbattuta per terra, 'I'm the best' urlato alla telecamera. La danza quasi tribale della madre in lacrime in tribuna, i neri capelli lunghi da sciamana. Il punto più alto della carriera di Howe, quel salto che cancella con 8 metri e 47 centimetri dopo vent'anni il record italiano di Giovanni Evangelisti. Nel 2006 era stato campione europeo a Goteborg, sempre nel lungo, ad appena 21 anni. E più indietro ancora i primati e le vittorie europee e mondiali nelle categorie giovanili, non solo nel salto in lungo, ma anche nei 200.

Un dono, quello della velocità, che col tempo e gli infortuni diventa un tarlo, un interrogativo: solo in pedana a saltare o anche in pista da sprinter? Solo 200 o anche 400? Come il 'figlio del vento' Carl Lewis, a cui venne presto accostato, o costretto ad essere 'solo' Andrew Howe? Dopo Pechino riesplodono le polemiche, lo scontro tra la coppia madre-figlio e la federazione, nuovi infortuni e sofferenze.

Nel settembre 2009 l'intervento al tendine d'Achille del piede sinistro. L'intervento è affidato al chirurgo finlandese Sakari Orawa, lo stesso di David Beckham. Quindi il recupero, seguito dall'Istituto di medicina dello sport del Coni. Infine il ritorno con il titolo italiano a Grosseto, di nuovo oltre gli otto metri. Fino a Barcellona, che diventa solo una tappa per sperare ancora nel ritorno al futuro.