Riforma dell'università. Oggi legge, emendamenti non stravolgono il testoEntro oggi esaminati 400, ieri ok a primi 4 articoli ddl

Fonte: Apcom

Non saranno decisive le modifiche apportate al testo di riforma dell'università dagli emendamenti presentati in Senato. Entro questa sera l'aula dovrà esaminarne oltre 400, 80 dei quali presentati dalla maggioranza, e procedere alla votazione finale. La probabile approvazione di una parte degli emendamenti non sembra quindi destinata a stravolgere i punti essenziali della riforma.
Ad iniziare dal discusso limite temporale, sei anni, che avranno i ricercatori per riuscire a fare propria l'abilitazione al'insegnamento come associato. In caso contrario non potranno più continuare l'attività accademica.
Ieri mattina sono stati approvati i primi quattro dei complessivi quindici articoli del ddl di riforma. L'accesso alla docenza non prevede deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L'iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c'è il rischio fondato (basti pensare che attualmente i posti destinati al turn over sono appena il 20%) di rimanere esclusi per sempre dall'attività accademica.
Anche l'incarico dei rettori comporterà un limite temporale: mentre ancora oggi per un rettore è possibile rimanere in sella ad un ateneo anche 16 anni, la riforma prevede che al massimo i responsabili delle sedi accademiche potranno firmare due incarichi da quattro anni ciascuno. Ed in caso di gestione non oculata potrà scattare la sfiducia del senato accademico: in tal caso servirà, comunque, il 75% dei voti.
La riforma toccherà da vicino anche i professori ordinari, ad iniziare da quelli a tempo pieno: per la prima volta saranno chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell'anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Per i docenti accademici inquadrati a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750: di queste, almeno 250 dovranno essere spese per la didattica.
Novità in vista anche per quel che riguarda i concorsi, che nelle intenzioni dei realizzatori del ddl diventeranno meno pilotati dai 'baroni: le selezioni saranno affidate ad una commissione composta da quattro docenti ordinari estratti a sorte. Più rilevanza verrà data, rispetto ad oggi, alla produzione da parte dei candidati di pubblicazioni, esperienze internazionali, didattica svolta: a verificarne la rilevanza sarà una commissione ad hoc che potrà "acquisire pareri scritti pro veritate sull'attività scientifica dei candidati da parte di esperti revisori in possesso delle caratteristiche".