parlamento-europeoA fronte della carenza di ricercatori nell'UE, il Parlamento chiede di scoraggiare la “fuga di cervelli", promuovere il rientro dei ricercatori e creare un mercato unico della ricerca

Fonte: Europarl.europa.eu

Occorre quindi migliorare le retribuzioni, le opportunità di carriera e la portabilità delle sovvenzioni, garantire la flessibilità delle condizioni di lavoro e creare un fondo pensionistico europeo. Ma anche rafforzare la collaborazione con il settore privato e agevolare gli scambi con ricercatori di paesi terzi.

Approvando con 512 voti favorevoli, 16 contrari e 14 astensioni la relazione di Pia LOCATELLI (PSE, IT), il Parlamento rileva che l’Europa ha bisogno di un maggior numero di scienziati, poiché la loro attività è indispensabile all’incremento della produttività e della competitività europee, e contribuisce alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona. Occorre quindi incoraggiare il rientro dei ricercatori europei che lavorano al di fuori dell'Unione e agevolare l'ingresso di quelli di paesi terzi che desiderano lavorare al suo interno. Appoggia quindi l'iniziativa della Commissione relativa ad una partnership europea per i ricercatori, ritenendo che le azioni proposte dovrebbero anche permettere di rimuovere i principali ostacoli che impediscono la realizzazione di uno Spazio europeo della ricerca (SER).

Più in particolare, al fine di evitare una "fuga di cervelli" all'interno dell'UE, i deputati suggeriscono agli Stati membri di sfruttare con maggiore efficacia le opportunità offerte dai meccanismi di finanziamento del programma specifico "Persone". Occorre quindi rendere il ritorno agli istituti d'origine più allettante per gli studiosi, tramite l'aumento delle retribuzioni e l'offerta di vantaggi aggiuntivi, garantendo così che le condizioni economiche siano paragonabili a quelle di cui hanno beneficiato durante il periodo di mobilità.
 
Il Parlamento incoraggia gli Stati membri a migliorare le opportunità di carriera per i giovani ricercatori, ad esempio aumentando i finanziamenti e consentendo l'avanzamento professionale non sulla base dell'anzianità, bensì dei risultati acquisiti, come la capacità di innovazione, i tirocini nelle imprese, ecc.. Chiede inoltre la definizione di un modello unico di carriera nel campo della ricerca a livello UE, nonché l'introduzione di un sistema integrato di informazione sulle offerte di lavoro e di contratti di tirocinio nell'ambito della ricerca europea, contribuendo alla creazione di un mercato unico del lavoro per i ricercatori. Esorta poi la Commissione e gli Stati membri a rivedere lo status giuridico dei dottorandi negli Stati membri per valutare la possibilità di introdurne uno uniforme. Occorre anche una maggiore apertura delle procedure di reclutamento da parte degli organismi pubblici.

Gli Stati membri e la Commissione sono poi incoraggiati a rivedere le condizioni necessarie all'introduzione della portabilità delle sovvenzioni individuali di ricerca, qualora ciò permetta agli organismi di finanziamento di soddisfare in modo più efficace le loro esigenze di analisi, e agli scienziati, di accedere a strutture di ricerca non disponibili negli istituti d'origine. Il Parlamento ritiene inoltre che, per conseguire una maggiore mobilità, occorra adottare un sistema di "buoni-ricerca", in grado di rafforzare l'interesse e i vantaggi per gli istituti e le università che ospitano studiosi provenienti da altri Stati membri.
 
I deputati sottolineano poi la necessità di una maggiore flessibilità delle condizioni di lavoro dei ricercatori, al fine di consentire loro di conciliare il lavoro con la vita familiare, e chiedono l'eliminazione dei differenziali retributivi di genere.

Commissione e Stati membri sono invitati a valutare la possibilità di creare un Fondo pensionistico europeo per i ricercatori, indipendentemente dalla durata del contratto di ricerca, e a accordare maggiore importanza alla ricerca scientifica all'interno del bilancio UE.

Secondo i deputati, l’importanza di condividere la conoscenza con l’industria, la comunità imprenditoriale e la società, «non è ancora riconosciuta da molte università», e ciò «è all’origine di una mancanza di collegamenti con il mondo delle imprese e fattore di indebolimento per la competitività nell'Unione europea». Invitano quindi gli Stati membri e gli istituti pubblici di ricerca e le università, a fornire incentivi alla ricerca applicata, in vista di una più stretta collaborazione con il settore privato.
 
Infine, il Parlamento chiede di facilitare gli scambi con ricercatori di paesi terzi, attraverso l'introduzione di meccanismi quali i visti speciali e fornendo loro i necessari servizi di supporto, fra cui l'accesso all'alloggio, alle scuole e alle strutture per l’infanzia.