Università/ Ddl Gelmini: a Roma professori e studenti occupano il rettoratoLa manifestazione dell'ateneo più grande d'Europa per numero di iscritti: "Se passa la riforma il potere sarà destinato a lobby aziendali e baronali"

Fonte: APCOM

Si è svolta alla Sapienza di Roma la protesta più significativa nei confronti del ddl di riforma universitaria che nei prossimi giorni approderà in aula alla Camera: diverse decine di studenti, ricercatori professori, ed anche alcuni presidi di facoltà, si sono radunati davanti al rettorato, sulla scalinata hanno avviato un dibattito, srotolato un striscione con la scritta "No alla distruzione dell'università pubblica" ed infine hanno inscenato una sorta di occupazione del luogo simbolo dell'ateneo più grande d'Europa per numeri di iscritti.
 
La manifestazione, capitanata dalla facoltà di Lettere, ha rappresentato un passaggio importante nella costruzione di un movimento unitario da parte delle diverse figure professionali operanti negli atenei contro i provvedimenti voluti dal ministro Gelmini: "ci stanno mettendo in svendita come si fa con molti beni pubblici - ha detto Piero Lucisano, presidente del corso di laurea magistrale in scienze dell'educazione - e se la situazione non cambierà stavolta a settembre ci sarà il blocco della didattica. I più penalizzati? Sicuramente i ricercatori".
 
All'iniziativa di oggi erano presenti anche alcune associazioni studentesche. "Ancora una volta - ha spiegato Elena Monticelli, coordinatrice Link Roma - questo governo attraverso la sua manovra finanziaria non prevede nessun investimento sull'università, spariscono anche i promessi 400 milioni derivati dallo scudo fiscale, ma anzi vengono confermati i tagli della legge 133: dal prossimo anno, con il terzo scaglione dei tagli, i bilanci degli atenei saranno al dissesto totale". Le associazioni degli studenti sottolineano la necessità di bloccare l'approvazione del ddl Gelmini: "oltre a diminuire la rappresentanza e minare il diritto allo studio - continua Monticelli - determina una spartizione, orchestrata dal governo, tra la lobby aziendale e quella baronale: ai rettori tutto il potere, con la limitazione alle rappresentanze democratiche, e alle aziende tutti i profitti, con l'ingresso di privati in cda".
 
Secondo gli studenti sarebbero in programma anche diverse chiusure delle facoltà, lo 'spacchettamento' degli atenei e la precarizzazione della ricerca. La contestazione continuerà anche nei prossimi giorni: sempre alla Sapienza di Roma, presso la facoltà di Lettere domani mattina è in programma un consiglio straordinario, alla presenza degli studenti, per decidere se attuare il blocco degli esami già a partire da questo mese.
 
La prossima settimana, dal 5 al 9 luglio, si svolgerà è prevista una mobilitazione nazionale con assemblee permanenti all'interno degli atenei. Secondo i promotori della protesta - Adi, Adu, And, Andu, Apu, Cga, Cisal, Cisl-Università, Cnu, Confsal-Cisapuni-Snals, Flc-Cgil, Link-Coordinamento Universitario, Rdb-Usb Pubblico Impiego, Rete 29 Aprile, Snals-Docenti Università, Sun, Udu, Ugl-Università e Ricerca, Uilpa-Ur - la settimana di mobilitazione coinvolgerà tutte le componenti accademiche, quindi docenti, precari, tecnico-amministrativi d studenti. E le 'ali' più ribelli della contestazione chiedono anche il blocco del prossimo anno accademico. Prosegue intanto l'iter di approvazione del ddl: ieri il ministro Gelmini ha confermato che "l'esame del testo alla Camera è stato calendarizzato per metà luglio: pensiamo che occorrerà un mese pieno di discussione prima dell'approvazione finale". Che in termini pratici significa approvazione della riforma universitaria "al massimo entro la metà di ottobre".