Sono i giovani le prime vittime della Daniele Novara, responsabile del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti: “Occorre aiutarli a 'scollegarsi' un po' da questo mondo virtuale che li allontana sempre più dalla vita concreta”

Fonte: Dire Giovani

Evitare l'uso della tecnologia in funzione di un puro e semplice divertimento, di una distrazione alienante e fine a se stessa. E' questo l'appello che lancia il pedagogista Daniele Novara, responsabile del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti. Dalle pagine della rivista trimestrale "Conflitti" edita dal Centro, Novara mette in guardia genitori e educatori: "Se il computer e Internet diventano rifugi narcisistici e autoreferenziali la depressione è dietro l'angolo, come materializzazione di quella paura della realtà e dell'incontro con gli altri che progressivamente incancrenisce le nuove generazioni".

Sì, perché "l'utilizzo creativo" della tecnologia c'è quando il fine non è interno alla tecnologia stessa ma esterno, orientato all'esplorazione della realtà e dell'esperienza tangibile piuttosto che alla sua esclusione. "Il rapporto che lega i ragazzi ai mezzi informatici è uno dei fenomeni più complessi del nuovo millennio" argomenta Novara. "I bambini di oggi realizzano un esperimento di cui non sappiamo l'esito. Le ricerche ci parlano di dipendenza tecnologica, ossia di modalità cerebrali e neuronali che in qualche modo si plasmano non tanto a partire dalla vita vissuta quando dalla frequenza nell'uso di certi mezzi digitali". Secondo l'indagine multiscopica Istat del 2008 "La vita quotidiana di bambini e ragazzi", il cellulare è il primo strumento per cimentarsi nella creazione e manipolazione di contenuti multimediali. In media si comincia a usare abitualmente internet a 10 anni, ma cresce la percentuale di quelli "connessi" già a 6.

Il web viene usato per i compiti, per i giochi e per scaricare musica. "Per poter seguire i suoi interessi e anche le amicizie che fa in rete, senza tralasciare il quotidiano, il ragazzo accumula poche ore di sonno, che col tempo possono diventare un disturbo vero e proprio, l'insonnia". E studi americani hanno individuato un legame vero tra difficoltà a dormire e tempo trascorso alla consolle. Allora, si chiede Novara, come tutelare i bambini da una situazione che è senza dubbio di impoverimento, che crea dipendenza dallo schermo plasmando soggetti sempre più indolenti, pigri e incapaci di affrontare il percorso scolastico? "Occorre garantire ai più piccoli la possibilità di recuperare elementi di scoperta e incontro, esperienze reali con i coetanei. Occorre aiutarli a 'scollegarsi' un po' da questo mondo virtuale che li allontana sempre più dalla vita concreta". C'è anche il problema che gli adulti sono molto spesso impreparati di fronte alle nuove tecnologie che i loro figli, "nativi digitali", sanno manipolare benissimo. E rischiano così di non saper valutare e di commettere errori sul percorso educativo con i figli, non svolgendo quel ruolo di 'mediatori' di cui i bambini avrebbero bisogno, soprattutto quando si trovano davanti a cio' che non riescono a comprendere fino in fondo. Insomma oggi, dice Novara, o ci si alfabetizza sulle nuove tecnologie o si rischia di venir meno, con esiti pesanti, al ruolo educativo di genitori. E "anche tra i docenti c'è chi ne sa meno dei propri allievi, rafforzando così il gap tecnologico".

"Per i genitori è necessario condividere coi figli mezzi ormai indispensabili ma che possono essere anche rischiosi. Lasciare i figli davanti a tv, pc e display del telefonino a cercare risposte ai loro problemi non è una buona idea, si rischia una forma di dipendenza depressiva". Uno studio del 2009 pubblicato sulla rivista "Achives of general psychiatry" evidenzia che l'eccessiva esposizione alla tv durante l'adolescenza, sottraendo spazio ad attività ricreative di tipo sociale, intellettuale e sportivo, rappresenterebbe un fattore di rischio per sviluppare sintomi depressivi all'ingresso dell'età adulta. "Come educatore - dice Novara - spero in una inversione di tendenza, dove persone e gruppi recuperino il loro controllo sulla tecnica. Prima che l'educazione diventi una 'fast education' forse resta ancora un po' di tempo per prendere un'altra strada".