«Rettore Frati, dica sì ai film gay». Lettera aperta dopo il blocco della rassegna 'Queer in Action'La lettera del deputato Pd Paola Concia al vertice dell'università romana che ha fermato la rassegna

Fonte: Corriere della Sera
di Anna Paola Concia (deputata Pd)

Paola Concia, deputato del Pd e storica esponente delle associazioni per i diritti degli omosessuali, ha scritto al magnifico rettore de La Sapienza Luigi Frati per chidergli di rivedere la sua posizione sulla rassegna di cinema gay che sarebbe dovuta iniziare nella sua università l'8 maggio. Ecco il testo della missiva.

«Magnifico Rettore, mi rivolgo a Lei con una lettera pubblica perché si tratta di una vicenda che riguarda tutti. Le scrivo a proposito del suo no alla rassegna 2010 di film gay organizzata da Queer in Action da due anni alla Università La Sapienza. Le devo confessare che non sono stupita, ma le devo ammettere che mi vergogno per questo nostro paese. La notizia mi è arrivata mentre ieri ero all’Università Statale di Milano per partecipare ad un dibattito sull’omofobia con gli studenti. Un dibattito al quale hanno partecipato ragazzi e ragazze di sinistra e di destra, insieme.

Certo la discussione è stata vivace perché si è parlato di cosa siano nella nostra società oggi i diritti civili. Ma è stata una discussione civilissima. Perché I diritti di omosessuali e transessuali sono diritti umani ed è chiaro innanzitutto ai giovani che devono essere tra i diritti fondamentali di una società civile, chiunque la governi. Affinché i diritti civili diventino patrimonio della società, tutti si devono impegnare. Le istituzioni attraverso le leggi, la scuola e l’università attraverso percorsi culturali ed educativi, i mass media attraverso messaggi che permettano di superare gli stereotipi e i pregiudizi.

Come vede Rettore, ciascuno deve fare la sua parte per far crescere una cultura dell’inclusione, per una società aperta che farà del bene a tutti, sia sul piano sociale che economico. Come sa la politica è in ritardo su questo fronte, ma mi permetto di scriverle perché sono certa di fare la mia parte in questa battaglia per il bene del paese, cercando di convincere le istituzioni ad approvare leggi che combattano omofobia e transfobia.

Ma noi non bastiamo caro Rettore: anche lei deve fare la sua parte, è un dovere civile oltre che del ruolo istituzionale che ricopre. Sarebbe gravissimo dare un segnale di paura proprio in un momento storico in cui c’è un forte rigurgito omofobo soprattutto a Roma. Sarebbe una resa, un messaggio molto negativo rivolto soprattutto ai giovani. Significherebbe dire: l’omofobia esiste e noi ci arrendiamo. Ma questo non ce lo possiamo permettere, né io né lei.
Per tutte queste ragioni Caro Rettore le chiedo di far svolgere la Rassegna Gay alla Sapienza. Sarebbe il segnale giusto da parte di una Istituzione importante. Partecipate anche voi insieme a noi alla costruzione di una società migliore: migliore per tutti».