Università, occupazioni in tutta Italia: no ddl tagli. Gelmini: basta vecchi sloganProtesta contro il disegno di legge in discussione al Senato. Il ministro: gli studenti sono con me, il progetto apre ai giovani

Fonte: Il Messaggero

Una serie di assemblee e occupazioni si sono svolte oggi in tutti gli atenei d'Italia nell'ambito della settimana di mobilitazione nazionale proclamata da una ventina di organizzazioni e associazioni della docenza universitaria. La protesta ha coinvolto tutti coloro che lavorano negli atenei: docenti, ricercatori, precari, lettori, personale tecnico-amministrativo e studenti. Domani è prevista una manifestazione nazionale a Roma davanti al Senato. Ci sarà anche uno speciale in diretta che potrà essere seguito sul sito www.ustation.it durante il quale ci saranno collegamenti dal vivo con Palazzo Madama e con alcune delle piazze in cui è più viva la protesta.

All'origine delle iniziative di protesta la situazione degli atenei dopo i tagli al finanziamento, in parte già attuati e in parte da attuare nel 2011 e 2012, e i contenuti del disegno di legge Gelmini in discussione al Senato. Un provvedimento che, a parere dei promotori delle proteste, intende «scardinare il sistema nazionale dell'università pubblica, concentrando le scarse risorse in pochi atenei ritenuti “eccellenti” e ridimensionando il ruolo di tutti gli altri». Le organizzazioni e i sindacati della docenza hanno chiesto ai professori e ai ricercatori di protestare contro il disegno di legge governativo anche attraverso la rinuncia a ricoprire ogni incarico didattico aggiuntivo, come hanno già cominciato a fare soprattutto i ricercatori in tante sedi.

Gelmini: serve il coraggio di cambiare. «Bisogna avere il coraggio di cambiare, di guardare ad una università moderna - ha detto il ministro Gelmini - Non serve ripetere vecchi slogan. Le ideologie devono essere lasciate fuori dall'università, l'unico interesse deve essere quello dei ragazzi e del loro futuro. Il ddl riforma completamente il sistema universitario italiano; elimina sprechi e privilegi, rivede la governance degli atenei, punta sul merito, apre le porte ai giovani. La stragrande maggioranza degli studenti, come dimostrano le recenti elezioni universitarie, ha voglia di cambiare e non ha nessuna intenzione di seguire chi cerca di strumentalizzarli».

Stamattina il rettorato dell'università statale di Milano è stato occupato simbolicamente per circa un'ora da un corteo di circa 150 persone, soprattutto personale amministrativo dell'ateneo e studenti. Da una finestra è stato calato uno striscione su cui era scritto "L'università pubblica è un diritto. Difendiamola. No ai tagli e alla legge Gelmini". L'assemblea è terminata con un incontro con il direttore amministrativo della statale Alberto Silvani a cui i manifestanti hanno esposto le loro critiche ai provvedimenti governativi. Il rettore e presidente della Crui (Conferenza dei rettori delle università Italiane) Enrico Decleva non erano invece in sede. Prima dell'occupazione, i 150 partecipanti si erano riuniti in assemblea per discutere dello stato di salute degli atenei e delle mobilitazioni da portare avanti.

Una quarantina di studenti dell'università di Trieste ha occupato in tarda mattinata il rettorato e l'aula del senato accademico dell'ateneo. L'occupazione è stata effettuata al termine di un'assemblea sindacale, convocata nell'aula magna. Nel pomeriggio è previsto un incontro dei rappresentanti degli studenti e dei lavoratori dell'università con il rettore, Francesco Peroni.

Si è concluso in tarda mattinata il sit-in degli universitari al rettorato di Cagliari. Gli studenti, circa 250, si sono raccolti intorno alle 10.30 in un'assemblea all'interno della sede centrale dell'ateneo alla quale ha partecipato anche una rappresentanza di ricercatori. Il presidio si è svolto senza alcun incidente. Gli universitari hanno poi palrato con il rettore Giovanni Melis. «Condivido le preoccupazioni espresse da ricercatori e studenti - ha detto Melis - non credo sia possibile riformare l'università proponendo come unico strumento il taglio delle risorse. Serve l'intervento della classe politica. Di recente, ho personalmente manifestato forti perplessità anche durante l'audizione davanti alla commissione cultura della Camera e in alcuni documenti inviati alla classe politica sarda.

Politecnico di Torino. Le iniziative si sono concentrate in corso duca degli Abruzzi, e nelle facoltà di agraria e veterinaria dell'università, che hanno sede a Grugliasco e in cui la protesta era già partita ieri con un presidio. A essere contestati sono i tagli dei finanziamenti, la riforma della governance degli atenei e l'abolizione della figura del ricercatore a tempo indeterminato. Intorno alle 13,30, c'è stata l'occupazione del rettorato del politecnico da parte di studenti, insegnanti e ricercatori. Si è trattato di una manifestazione simbolica, durata un'ora. Non si sono verificati problemi di ordine pubblico.

Occupazioni simboliche e a singhiozzo negli atenei romani. Le iniziative di protesta sono state organizzate dai cosiddetti ricercatori strutturati, i quali contestano soprattutto «la cancellazione della terza fascia di docenza». Al loro fianco docenti, precari, personale amministrativo e studenti. I primi ad occupare nella capitale questa mattina sono stati i ricercatori e gli studenti dell'ateneo di Tor Vergata, che hanno presidiato pacificamente il rettorato per chiedere ai vertici una posizione netta a favore del carattere pubblico dell'università e contro i tagli. A proseguire la staffetta sono stati gli universitari della Sapienza, occupando il rettorato del proprio ateneo, mentre nel pomeriggio lo stesso tipo di protesta si è spostata all'università di Roma Tre.

Il rettore dell'università di Bologna, Ivano Dionigi, ha parlato con i manifestanti che hanno occupato pacificamente il rettorato, ma non ha firmato il documento in cui gli veniva chiesto di prendere una posizione chiara contro il disegno di legge Gelmini. Il ddl ha spiegato Dionigi «Non deve essere respinto, ma emendato, preferendo la via dialogica, con chi è presente qua, ma anche con il legislatore» parlando a circa duecento persone che con qualche bandiera sindacale hanno invaso la sala a fianco del suo studio.

Il rettore Dionigi condivide «la tendenza di fondo del ddl Gelmini: snellire il più possibile gli atenei e riformarli e la direzione, la meritocrazia e la valutazione. Creare un nesso tra didattica e ricerca, mettere al centro lo studente: tutti principi sacrosanti. Però poi ci vogliono le gambe su cui far camminare i principi». Il rettore però è d'accordo «che vada rivendicata l'autonomia, per non essere tutti regolamentati nei minimi particolari con un algoritmo unico» e il fatto che il ddl «dice troppo poco sulle risorse». Sandra Soster (Flc-Cgil), si è detta insoddisfatta: «Ricordo che con la Moratti, per infinitamente meno si dimisero tutti i rettori. È un segno dei tempi».

A Potenza al termine dell'assemblea che si è svolta nell'aula magna, i sindacati e i rappresentanti degli studenti e dei ricercatori hanno simbolicamente occupato il rettorato. Molti ricercatori delle facoltà di agraria, scienze e ingegneria dell'università degli studi della Basilicata non effettueranno attività didattica nel prossimo anno accademico se «il disegno di legge ull'organizzazione dell'Università dovesse essere approvato dal parlamento».

A Genova un centinaio di persone tra docenti ricercatori e personale tecnico amministrativo dell'ateneo stamani ha occupato simbolicamente i locali davanti al rettorato di via Balbi per protestare contro il disegno di legge Gelmini ed i tagli del governo ai finanziamenti per l'università pubblica. Alcuni rappresentanti sindacali hanno anche interrotto la riunione del senato accademico per chiedere ai presidi delle facoltà di appoggiare la protesta con una mozione formale.

Ad Ancona un'ottantina di ricercatori ha occupato simbolicamente il rettorato dell'università politecnica delle Marche per protestare. All'iniziativa, promossa da coordinamento ricercatori e organizzazioni sindacali della scuola, hanno partecipato precari, dottorandi e il personale tecnico amministrativo, in assemblea dalle 10 alle 12. Fuori dall'edificio sono stati appesi due striscioni con le scritte: "Quale futuro per l'università e Quale futuro per noi, quale futuro senza di noi". Le adesioni, ha riferito Manuela Carloni (Flc Cgil), sono state massicce in tutti i poli universitari, fino a toccare punte del 100% per Montedago.

A Cosenza ricercatori e studenti dell'università della Calabria hanno protestato questa mattina e occupato pacificamente il rettorato. Hanno inscenato un flash-mob di simulazione di morte all'urlo del nome del ministro dell'Istruzione. I manifestanti si sono accartocciati come morti su un lenzuolo bianco per inscenare la morte della ricerca e delle persone che vivono grazie a questa attività. Secondo i ricercatori dell'università della Calabria, il taglio degli assegni di ricerca è infatti molto pronunciato e si preannunciano altre diminuzioni nei prossimi anni accademici.

Assemblee anche negli atenei della Campania. A Salerno oltre duecento tra docenti, ricercatori e rappresentanti sindacali, hanno protestato nel piazzale antistante il rettorato, mentre a Benevento in circa ottanta hanno tenuto un'assemblea all'interno del rettorato dell'università del Sannio.

In Toscana assemblee dei docenti, ricercatori, precari, tecnici e amministrativi si sono svolte a Firenze, Pisa Siena. Gli universitari dei tre atenei hanno approvato un documento comune in cui si chiede «la convocazione degli Stati generali dell'università prima dell'approvazione definitiva del ddl Gelmini». In tutte le assemblee è stata espressa la forte preoccupazione per «i tagli indiscriminati» e per «la costante opera di devastazione del sapere della ricerca che il Governo continua ad operare». L'assemblea di Pisa ha approvato anche una mozione nella quale si invita il rettore Marco Pasquali a «procedere all'assunzione degli stabilizzandi e di revocare i provvedimenti di prepensionamento coatto contro i ricercatori e di perseguire per essi una soluzione concordata e volontaria come per associati e ordinari».

A Padova i ricercatori in protesta sono andati in bicicletta fino all'università e poi hanno consegnato simbolicamente al rettore Giuseppe Zaccaria una bici come per dire «siamo stanchi di pedalare». All'iniziativa hanno partecipato un centinaio di persone. Il rettore ha ricordato che «è una partita difficile, ma c'è in ballo un'intera generazione» e annunciato che cercherà di sensibilizzare i parlamentari locali.