Nel cervello una Lo Studio italo-francese sarà utile per alcune tecniche riabilitative

Fonte: La Stampa

Pensare, dire e fare: non è un trio da ritornello, ma il risultato di uno studio italo-francese che ha messo in luce come nel nostro cervello esista un’unica “cabina di regia” per sovraintendere e rendere possibili questi tre momenti distinti. Che, tutti insieme, generano ad esempio l’immaginazione di un movimento della mano per manipolare oggetti, la descrizione verbale e l’azione vera e propria. Ora si sa, infatti, che è dalle stesse regioni e dagli stessi circuiti cerebrali che si sviluppano questi processi condivisi, localizzati e distribuiti nel contesto dei lobi frontali e parietali.

Questa nuova conoscenza, oltre a rendere un po’ meno misterioso il cervello umano, potrà essere sfruttata per rendere più efficaci alcune tecniche riabilitative. Basti pensare a quei pazienti che, a causa di un danno cerebrale o di una malattia degenerativa, non possono più compiere correttamente uno specifico movimento manipolativo: il recupero funzionale potrebbe essere favorito da esercizi riabilitativi che inducano ripetutamente il paziente a immaginare e descrivere con le sue parole la manipolazione.

La scoperta, che ha conquistato la copertina della rivista scientifica internazionale Brain Research, è stata realizzata grazie a una collaborazione italo-francese tra l’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma e l’Université de Toulouse.

Il lavoro scientifico, che nel nostro Paese ha avuto il supporto del ministero della Salute, fa parte di un più ampio progetto di studio sui meccanismi di funzionamento del cervello e il loro recupero nelle malattie degenerative, quali il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer. Tutto il lavoro scientifico è stato coordinato dal Dipartimento di Radiologia della Fondazione Santa Lucia, diretto da Umberto Sabatini, e in Italia è stato condotto da Patrice Péran, giovane ricercatore francese, con la supervisione di Carlo Caltagirone, direttore scientifico della Fondazione. In Francia il gruppo di ricerca è stato coordinato da Jean François Demonet, responsabile del Laboratorio handicaps neurologiques, stratégies thérapeutiques et plasticité cérébrale dell’ateneo.

Ricorrendo alla risonanza magnetica funzionale, lo studio ha analizzato un gruppo di 12 volontari, tra 19 e 30 anni, per evidenziare le relazioni esistenti tra le aree del cervello umano quando vengono eseguiti specifici movimenti (ad esempio, la manipolazione di oggetti di uso comune quali una forbice, un giravite, una forchetta, una penna), e quando viene effettuata la descrizione verbale di tali movimenti. Ovvero vengono utilizzate le parole normalmente utilizzate nel linguaggio comune (ad esempio, tagliare un foglio di carta, stringere una vite, mangiare gli spaghetti, scrivere una lettera).

Inoltre è già stata avviata l’estensione della ricerca e l’applicazione della metodologia di risonanza magnetica funzionale allo studio di pazienti affetti da morbo di Parkinson: secondo i ricercatori «ne scaturiranno interessanti risultati».

Si tratta, pertanto, di un proficuo esempio di collaborazione europea nella ricerca traslazionale, che partendo dal laboratorio mira ad arrivare rapidamente e concretamente al letto del paziente, affinché possa essere applicata al malato per migliorarne la qualità di vita. In questo caso attraverso la riabilitazione neuromotoria.