Stalking tra studenti all'università: A processo un 29enne che per due anni ha tormentato una compagna di corso con sms, e-mail assillanti, appostamenti e minacce. Entrambi frequentavano il corso di Biotecnologie a Parma

Fonte: la Repubblica
di Maria Chiara Perri

Era arrivata al punto di non poter più presentarsi agli esami da sola. Si faceva scortare dal padre fino all'edificio di Farmacia del Campus universitario, per il timore di incontrare quel compagno di corso che per più di due anni ha continuato ad assillarla con sms, e-mail, appostamenti, lettere e minacce.

I due giovani, entrambi residenti nel mantovano, si conoscono nell'autunno 2005. Frequentano le stesse lezioni della laurea specialistica in Biotecnologie. Lui è affetto da disabilità uditiva e lei i primi tempi, sedendosi al suo fianco, si offre di aiutarlo con gli studi. Nonostante lei sia fidanzata da tempo, lui le fa presto capire le sue intenzioni: si è innamorato e vuole avere una relazione con lei. La ragazza gli dice che potranno avere soltanto un rapporto come compagni di corso, ma lui non si arrende. Inizia con i pedinamenti per i corridoi della facoltà, la segue ovunque, persino quando va in bagno. Gli altri colleghi la avvisano: attenta, anche se non te ne accorgi ce l'hai sempre alle calcagna. Lei allora decide di raffreddare il rapporto e non si siede più vicino a lui a lezione.

Lui reagisce malissimo. Per mesi le manda una decina di sms al giorno, tutti sullo stesso tono: devi cambiare atteggiamento, mi discrimini perché sono disabile. Le invia anche lunghe e-mail per convincerla a dargli una possibilità. Ma non si limita a questo, diventa ossessivo e minaccioso. Quando la incontra sull'autobus la tira per il braccio, la importuna gridandole che deve sedersi vicino a lui. Nei laboratori e durante le lezioni non la lascia mai in pace: le tira i capelli, le pesta i piedi, le fa dispetti fino a farsi riprendere pubblicamente dai professori. La giovane tenta diverse strade per farlo smettere, anche due incontri tra i suoi genitori e quelli del ragazzo. Niente da fare, la persecuzione continua.

Lui le manda una e-mail utilizzando la posta elettronica di un'ex compagna di corso di cui si era in qualche modo procurato la password, cerca di fare leva sul suo senso di colpa minacciando di lasciare l'università o persino di suicidarsi. Arriva al punto di prenderla per i polsi e sbatterla contro il muro di un corridoio gridandole: "Sei un mostro, te la farò pagare, andrà a finire male!". Spaventata, la ragazza si rivolge ai carabinieri. Loro le consigliano di fare attenzione, perché non possono intervenire (il reato di stalking, infatti, è stato introdotto successivamente). Lei cambia indirizzo e-mail e numero di cellulare, lui arriva a trafugare la sua borsa dal guardaroba dei laboratori. "Non te la ridò finché non esci con me". La ragazza e un'amica tentano per un'ora a convincerlo a restituirla: lei ha lì dentro portafoglio, documenti, le chiavi della macchina. Si trova bloccata a Parma, dovranno intervenire altre persone per aiutarla.

Per mesi il ragazzo continua a inviarle e-mail sulla posta dell'università, che lei non può evitare di leggere, e sul vecchio indirizzo, fino ad intasarlo. Ma quando si accorge che i suoi messaggi non vengono più letti, inizia con gli appostamenti: si fa trovare sotto la casa della giovane, le lascia lettere non affrancate nella buca della posta. Sempre più spaventata, la ragazza chiama i carabinieri che finalmente intervengono e parlano col giovane. Le molestie si fanno più rare, ma nei primi mesi del 2008 la studentessa riceve due libri scritti dal suo persecutore, che contengono espliciti riferimenti sessuali. Viene poi a scoprire che lui ha messo in atto una delle sue minacce: l'ha denunciata.

Lei allora decide di mettere fine a quella storia e sporge querela per molestie, falso, percosse, minacce e violenza privata. Oggi il 29enne è comparso davanti al giudice Marco Vittoria e, grazie all'aiuto di una persona che trascriveva le testimonianza, ha assistito alla deposizione della giovane. "Temevo di vedermelo spuntare dappertutto - ha dichiarato la ragazza in aula - quando salivo in macchina controllavo lo specchietto due volte, mi facevo scortare per i corridoi della facoltà, mio padre mi accompagnava agli esami... Ho persino scelto di fare la tesi presso un'azienda privata per non doverlo incontrare nei laboratori. Avevo sempre paura".