candela per L'AquilaUn anno dopo migliaia di navigatori ricordano il sisma: tanti saranno lunedì notte a L'Aquila con torce e lumini

Fonte: Corriere della Sera
di Peppe Aquaro

Una candela per l'Abruzzo. Nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 aprile, un anno dopo la tragica prima scossa, migliaia di persone in tutta Roma e in Italia accenderanno una candela per ricordare il terremoto dell'aprile 2009 in Abruzzo. E almeno 16 lo hanno già fatto «virtualmente». Sì, perchè su Facebook aumentano di ora in ora gli aderenti al gruppo «Una candela per L'Aquila», che hanno idealmente acceso quella candela.
E in molti si stanno organizzando per incontrarsi nel capoluogo abruzzese, lunedì alle ore 22.30. Qui accenderanno una candela, un cero, una torcia, una luce per partecipare alla «Notte della Memoria», in ricordo delle vittime. In partenza da Roma numerosi gruppi di amici in auto e pullman da Tiburtina. Ma non è che una delle tante iniziative avviate dal popolo di Internet per non dimenticare il sisma.

IRONIA AMARA - «Invitiamo tutti i cittadini della penisola che quella notte non ridevano, a cominciare dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione civile, a partecipare alle manifestazioni previste», si legge in questi giorni sul sito 3e32 (l'ora della grande scossa) una delle reti di coordinamento dell’Aquila, che fa dell'ironia amara sullo scandalo di alcuni costruttori coinvolti in appalti truccati post terremoto. Dopo il sisma - 308 i morti - sono numerosi i comitati spontanei sorti nel capoluogo abruzzese. Logico che la richiesta d’aiuto, ma soprattutto la voglia di rimboccarsi le maniche da parte degli aquilani, dovesse invadere la Rete.
Del resto, proprio da twitter, uno dei social network su cui scorrono le discussioni tra i vari comitati organizzativi, era stata lanciata la primissima, secca e tremenda notizia di quella notte: «Terremoto!», «Svegliato da scossa di terremoto», «Trema tutto: è terribile». Sono questi i primi lanci, privati, le richieste d’aiuto.

LA RIVOLTA DELLE CARRIOLE - In un anno, alle paure sono subentrati delusioni, sconforto; di fondo un desiderio: ricordare il 6 aprile in silenzio e senza intrusioni propagandistiche. Tra i blog, come quello del Collettivo 99, è palpabile la voglia di ricostruire «una nuova idea di città-territorio». «Anche perché, se non ci si muove, qui fanno di nuovo una porcata», ricorda Danilo, senza mezzi termini, sul sito del collettivo.
Un tecnico, Alberto Bazzucchi, ricercatore Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali delle Camera di Commercio d’Abruzzo) invita a riflettere ne «La rivolta delle carriole e la falsa coscienza ambientalista», sulla scorta delle dichiarazioni dell’economista Jeremy Rifkin, intervenuto a sostegno del Collettivo in un video su You Tube, dove considera L’Aquila «città laboratorio e simbolo della Terza rivoluzione industriale».

BLOG E PIAZZA DUOMO - Saranno proprio i responsabili di Collettivo 99, tutti under 40, a proporre nella notte tra il 5 e il 6 aprile prossimi gli «interventi d’arte luminosi» in piazza San Bernardino a L’Aquila, all’interno dell’iniziativa «Re_Place». Già, l’anniversario alle porte non ha tolto la voglia, tra gli aquilani e non solo, di pensare. Per rendersene conto, basta leggere Anna Pacifico Colasacco, la quale si definisce sul suo blog «una sognatrice incallita», protagonista delle rivolte delle carriole, che dal 14 febbraio costituisce la forte voglia di rinascita del capoluogo.
In piazza Duomo, sotto un tendone, si discute dopo aver cliccato. La gente, i rappresentanti dei comitati (Dal Centro storico al Comitato Aquilanus, da Salviamo Paganica a Rete Aq) hanno deciso lì dentro, sotto un tendone e in piena emergenza, come la vita di ogni giorno, cosa fare per ricordare le 308 vittime.

POLEMICHE IN ZONA ROSSA - Non mancano le polemiche o le risposte piccate, risentite, spesso per ottimi motivi. Come quella di Federico d'Orazio «aquilano munito di carriola, tutt'altro che pecorella, tutt'altro che smarrito» che in una lettera aperta al vescovo Molinari chiarisce in tre punti quali siano «gli interessi del popolo delle carriole»: in pratica tutto è per il bene di tutti, «per nessuna ragione si è mossi da motivi politici». «Non potrebbe essere altrimenti», sottolinea Giusi Pitari, prorettore dell'Università dell'Aquila, tra le prime, il 14 febbraio scorso, a invitare, gridando, alla presa delle carriole per la raccolta delle macerie nella «zona rossa» dell'Aquila.

FIACCOLATA E MACERIE – Giusi Pitari nel suo blog ( ) scrive solo ciò che vede: «Domenica 28 marzo, giorno delle Palme, siamo andati in piazza Duomo, come sempre, per rimuovere le macerie; ma la polizia ci ha bloccati, in quanto le nostre mosse avrebbero avuto un significato politico...». E la donna dell'Università, costola colpitissima dal terremoto (55 gli studenti morti) riporta, senza clamori, una lista di quella strana domenica: «Bottino delle forze dell'ordine: due carriole e due pale; bottino degli Aquilani: un'altra domenica in città per la loro città».
Per il popolo delle carriole c’è tutto un fermento capace di coinvolgere artisti e intellettuali. Il 31 marzo a Collemaggio sono arrivati il regista Mario Monicelli, i cantanti Daniele Silvestri, Paola Turci e Nada, oltre a Sergio Staino e tanti altri, per «Dalla parte delle carriole», una kermesse a sostegno degli aquilani.

LE CELEBRAZIONI - Su You Tube girano da un anno le immagini del terremoto, ma c'è un video sulla Protesta delle Mille Chiavi, senza commenti, solo una musica in sottofondo, del 21 febbraio: chiavi appese all'inferriata che circonda la zona rossa. Si vedono gli aquilani in fila indiana, in silenzio, una processione dei Misteri laica, ma più sentita. La stessa che gli aquilani si apprestano a condurre le celebrazioni del 6 aprile. Quegli aquilani «che hanno sempre partecipato alla fiaccolata della memoria e per i quali non è cambiato niente; ci sono invece tanti assenti fino a oggi che per partecipare hanno bisogno di simboli vari». E’ la nota del Comitato vittime della Casa dello studente, diffusa in questi giorni.
Un modo per dissentire dalla bolgia delle celebrazioni (per un calendario aggiornato sulle iniziative in corso vedere il sito ilcapoluogo.com). Tra i diversi appuntamenti, il concerto a cura dell’Università a Coppito - luogo scelto non a caso in quanto da qui è ripartita, due giorni dopo il sisma, la stessa università - con musiche di Handel (composte nel 1703, data dell’altro terribile sisma che colpì L’Aquila) ed eseguite dal Conservatorio dell’Aquila e dai Solisti aquilani.

IL SILENZIO DEL RUGBY IN LUTTO - Più marcato invece lo scarto dalle celebrazioni da parte dell’Aquila Rugby 1936, colpita nel cuore con la morte del suo capitano Lorenzo «Ciccio» Sebastiani, la notte del sisma. Si leggesul sito della squadra: «Nell’impossibilità di accontentare tutte le lodevoli richieste, la società neroverde comunica che non parteciperà ufficialmente a nessuna manifestazione».

VIDEO E VERITA’ - Ma è soprattutto su YouTube che continuano a scorrere le immagini nude e crude della tragedia. Tra video-inchieste e filmati amatoriali, si può vedere con i propri occhi e senza mediazioni come si presentano l’Aquila e i paesi vicini, un anno dopo. Pensiamo a Paganica, l’epicentro del terremoto, un’altra città fantasma dopo il 6 aprile. Qui, oltre al danno, sembra incombere la beffa. Perché a Paganica, «dove, se ti affacci dalle finestre delle abitazioni del Progetto C.a.s.e., vedi solo il vuoto e i topi che ballano», ricorda il prorettore dell’Uiversità, Giusi Pitari, ha sede uno dei due depositi per lo smaltimento delle macerie del centro dell’Aquila.
Nel blog Salviamo Paganica sembrano quasi supplicare gli abitanti di una città che non c’è più: «Le associazioni di Paganica sono consenzienti alla lavorazione delle macerie all’interno delle cave, a condizione che la lavorazione sia finalizzata a un recupero ambientale delle cave stesse». Si dà voce e volto anche alle promesse portate a termine, ma che non restituiscono una identità.

LA DENUNCIA DI ACTION AID - In «Tante case non fanno una città», settima parte della video-inchiesta in nove puntate di Action Aid «L’Aquila non muore» si sottolinea l’importanza del centro storico aquilano («160 ettari di monumenti all’interno del terzo centro storico, per estensione, d’Italia»). L’urbanista Vezio De Lucia è fortemente preoccupato per il progetto Case «che di fatto ha frammentato la realtà aquilana, finendo per mettere la casa contro l’idea di città».
C’è poi il film «Uscita di sicurezza», ribattezzato anche «Per le anime dei defunti» - è il grido di un vecchietto, all’inizio del film, solo in mezzo alla campagna e sullo sfondo la scritta sulla collina Yes We Camp -, che è stato proiettato sabato 3 aprile nel teatro-tenda di Collemaggio. Il regista del film è l’aquilano Giuseppe Bianchi. E l’Aquila proverà a rialzarsi volando fino a New York, il 6 aprile, per «Comando e Controllo» del torinese Alberto Puliafito, autore di un documentario di inchiesta.