fbi social networkInfrangi la legge e il tuo nuovo social-amico potrebbe essere l’FBI, titola Associated Press. Un titolo che ha immediatamente sollevato un polverone, a cui Electronic Frontier Foundation (EFF) fornisce però anche una risposta

Fonte: The New Blog Times
di Marco Valerio Principato

Come ben sanno i lettori, frequentare una qualsiasi rete sociale – anche facendo attenzione alla salvaguardia della propria privacy – mette il frequentatore in condizione di esporre – sia pure limitatamente in base alle impostazioni – dati personali, scelte, azioni, pensieri, opinioni, decisioni, atteggiamenti e comportamenti. Dal punto di vista di un servizio di informazioni e sicurezza è oro.

Non è assolutamente da adesso che tali servizi, negli Stati Uniti in particolare ma anche in tutto il resto del mondo, attingono informazioni da tali reti: possono sfruttarle per corroborare le proprie ipotesi, per smentirle, per aggiungervi testimonianze, per raddrizzare un percorso di indagine prossimo a imboccare una strada sbagliata e per mille altre circostanze di carattere analitico. In casi “fortunati”, l’osservazione delle reti sociali offre addirittura l’appiglio per l’avvio di analisi, attività di intelligence e indagini completamente nuovi.

Nulla di cui sorprendersi, dunque. Il forte rumore di fondo che sta pervadendo la Rete in queste ore, con le agenzie e le fonti meno preparati in materia che si lasciano andare alle più variegate ipotesi, è dovuto esclusivamente all’accesso agli atti che Electronic Frontier Foundation ha finalmente visto concretizzato e grazie al quale sono emersi i primi documenti ufficiali, rilasciati in copia dal Dipartimento di Giustizia a stelle e strisce, che la Foundation ha pubblicato sul suo sito.

Tra questi, desta ad esempio interesse una presentazione intitolata “Ottenere e impiegare evidenze ricavate dai siti di social networking”. Il documento, scritto da due esperti legali dell’FBI in forza presso la Sezione Crimini Informatici e Proprietà Intellettuale dell’Agenzia, si dilunga sull’impiego e le modalità di reperimento di dati dalle reti sociali. Dettaglio interessante è il grafico con cui tale presentazione si apre, prelevato dal sito di Vincenzo Cosenza, ex-Microsoft e ora responsabile della sede romana di Digital-PR.

La Foundation ha ottenuto, oltre a tale presentazione, diversi altri documenti: tra questi, un corso del 2009 in cui alla Internal Revenue Service (IRS, l’Ufficio delle Tasse, in buona sostanza) si spiega come impiegare dati da varie fonti aperte in Rete – incluse reti sociali o strumenti come Google Street View – per avviare investigazioni di accertamento sui contribuenti. La documentazione chiarisce anche, in altri punti, che agli impiegati non è consentito impiegare mezzi dello Stato per collegarsi ai social network a scopo personale. Come pure avverte che è opportuno evitare, durante rapporti sui social media a carattere personale, di affermare di parlare in nome o per conto dell’IRS.

EFF è riuscita – come accade spesso – ad ottenere tale accesso agli atti grazie al ricorso al Freedom of Information Act, invocato in sede di presentazione dell’istanza in collaborazione con il Samuelson Law, un istituto inquadrato all’interno dell’Università della California-Berkeley, nato per offrire supporto agli studenti di giurisprudenza nella rappresentazione di alcuni casi di pubblico interesse.

Dunque, assolutamente nessuna sorpresa: come chiarisce EFF stessa, questo è solo l’inizio. Altri documenti, sempre inerenti la stessa richiesta, dovranno arrivare e la Foundation si impegna a pubblicarli prontamente, in ossequio alle vigenti disposizioni e – appunto – nel pubblico interesse, sull’apposita pagina dedicata.