erasmusL’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea ha comportato nuove opportunità per la dimensione giovanile, sia a livello studentesco, che a livello lavorativo

Fonte: Periodico Italiano
di Margherita Iannucci

Per tutti gli studenti il Programma Socrates, che ha proprio come obiettivo la cooperazione e lo sviluppo dell’istruzione e della conoscenza in Europa, ha previsto il Programma Erasmus: un progetto applicativo conforme all’istruzione superiore, a quella universitaria e a quella post-universitaria.
Un programma di attività studentesche, cioè, che fra le tante finalità si propone appunto quella di migliorare la qualità della formazione a livello europeo; aumentare la collaborazione tra università di paesi appartenenti all’UE; promuovere la mobilità studentesca; dare riconoscimento accademico agli studi ed alle qualifiche accademiche in tutta Europa; agevolare il movimento dei laureati, e quindi dei lavoratori, nei e tra i paesi appartenenti all’UE.
La riforma Moratti, varata con la legge 53 del 28 marzo 2003, esattamente in linea con lo spirito del progetto europeo, ha introdotto “il modulo del 3+2”, che non è altro che uno standard accademico con cui i giovani studenti possono anticipare il loro ingresso nel mondo del lavoro. Questo modello consente di favorire proprio la movimentazione di studenti in Europa, con pari dignità per tutti.
Nell’ambito della stessa normativa il Governo italiano ha favorito anche i c.d. Crediti Formativi Universitari: moduli valutativi uniformi ed uguali in tutti i paesi dell’Unione, che prescindono dalle particolarità del singolo Paese.
Un credito, una sorta di “moneta universitaria” che rende equivalenti le lauree e tiene conto più dell’impegno di studio previsto per un esame che l’esito raggiunto dallo studente.
Per accedere al Programma Erasmus i requisiti sono molteplici e identici per tutte le università dell’UE: c’è la media-voti del 27/30 e un numero minimo di Crediti Formativi Universitari, appunto.
Le università che accedono al Progetto, e che propongono lo scambio interculturale, devono necessariamente uniformarsi ad un accordo bilaterale firmato preliminarmente. Partecipare e frequentare un’università europea, quindi, non dà automatico diritto per poter accedere all’Erasmus; occorre comunque una convenzione tra le due Università che si propongo di ospitare gli studenti.
L’Erasmus in questo modo permette di trascorrere un periodo di studi, che va dai tre, ai sei, ai dodici mesi; un periodo che è certamente reiterabile, passato a “studiare” in un altro ateneo.
Lo “studente Erasmus”, così si chiama il fortunato, beneficia di un contributo comunitario ad hoc, anche se a lui competono la maggior parte delle incombenze, oltre che la fetta più grande di spese da sostenere. La ricerca dell’alloggio, infatti, è la prima cosa che ci si trova ad affrontare e spesso la soluzione migliore è quella di mettersi insieme e di condividere con altri lo stesso alloggio.
Questa soluzione, ad ogni modo, favorisce un interscambio tra chi, ovviamente, non è abituato a parlare la lingua del posto o l’idioma del compagno di stanza.
Si seguono corsi e si usufruisce delle strutture che mette a disposizione l’Università ospitante, senza ulteriori tasse di iscrizione, ma con la garanzia del riconoscimento del periodo di studio tramite il trasferimento dei rispettivi crediti. Gli esami sostenuti, infatti, sono dunque validi a tutti gli effetti nel proprio Paese d’origine. Anche se spesso, al ritorno in Italia, occorre “integrare” la prova tenuta all’Estero con una parte di programma c.d. “non in linea”. Si tratta però di “integrazioni”, una minima parte rispetto all’intero programma già svolto.  Insomma, l’Erasmus consente di vivere esperienze culturali alternative, di conoscere nuovi sistemi di istruzione superiore, di perfezionare la conoscenza di almeno un’altra lingua e di “apprendere” in modo divertente. In realtà, l’esperienza all’estero ha soprattutto il merito di sviluppare le capacità di adattamento dello studente nonché la sua elasticità mentale e una buona flessibilità nel problem solving. Tutte caratteristiche queste ricercate, a ragione, dal mondo del lavoro.
Normalmente andare all’estero per imparare una lingua, dopo essersi laureati, comporta un allungamento esagerato dei tempi e un inserimento tardivo nel mondo del domani: si posticipa di un anno quella che dovrebbe essere poi un’esperienza lavorativa valida. L’Erasmus non ti fa perdere l’anno, ti fa fare tutto questo già durante gli studi universitari.
Vista ed assodata la validità dell’esperienza all’estero, una delle prime università italiane a proporre convenzioni con realtà diverse, anche extra-europee, è la stata l’Alma Mater di Bologna. Tra i primi atenei, infatti, ad accordarsi con università cinesi, giapponesi e americane, tra i primi a proporre esperienze d’oltreoceano, tanto che molte altre, sia pubbliche che private, hanno seguito dopo quest’interessante iniziativa.
Per quanti vorranno provare l’Erasmus è attiva la Guida dello Studente dell’Ateneo presso cui trovare tutti i dettagli del progetto.

NB: i programmi appena menzionati sono stati da poco inglobati nel LLP - Lifelong Learning Programme, istituito con Decisione n°1720/2006 del Parlamento Europeo e ricevuto dal Governo italiano con GU L327/45 del 24/11/2006.