clericiGrandi ascolti e grandi polemiche per la finale. La Clerici: «Sembrava di essere allo stadio»

Fonte: La Stampa
di Luca Dondoni

Con 12 milioni 462 mila telespettatori e uno share del 53,21%. Il festivalone di Antonella Clerici anche nella serata finale è riuscito a fare ottimi ascolti e un picco alle 22,13 di ben 15 milioni e 195 mila spettatori. Una sorpresa per chi, ed erano tantissimi, era convinto che dopo Bonolis ci sarebbe stato il baratro. «Sanremo è tornato a piacere - esulta il direttore di Raiuno Mauro Mazza - a interessare la gente di qualsiasi età perché le nostre indagini parlano di un pubblico trasversale; chi guarda la gara partecipa, si infervora, fa il tifo. D'altra parte se nel momento finale c'era il 77,34% di share vuol dire che chi aveva votato con sms o da telefono fisso voleva vedere quanto il suo voto avesse inciso sull'esito finale».

E qui sta il problema: perché quanto davvero abbia inciso il televoto sulla vittoria di Valerio Scanu, e sopratuttto sul secondo posto del trio Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici, non s’è capito. Tanto che gli orchestrali hanno inscenato la loro clamorosa protesta. Loro avevano votato Simone Cristicchi e Malika Ayane. Come il televoto, che influisce per il 50 %, sia riuscito a ribaltare il loro giudizio, è un mistero.

Il sospetto che tutto non si sia svolto all’insegna dell’assoluta trasparenza è venuto al Codacons, che ha chiesto la sospensione dei risultati finali e, assieme all’Associazione utenti radiotelevisivi, il sequestro dei televoti alla Guardia di Finanza di Sanremo e all’ autorità delle Tlc. Un intervento che si renderebbe necessario per «escludere che si tratti di utenze collegate ad agenzie specializzate» e per verificare se «le società private che gestiscono il televoto abbiano interessi o rapporti economici con alcuni dei partecipanti alla gara». Lo ha ribadito anche Nino D’Angelo alla Vita in diretta: «Se il voto è democratico, allora non si deve pagare».

D’altronde, il Codacons ricorda che «in passato alcuni soggetti hanno confessato apertamente di avere acquistato pacchi di televoti da agenzie specializzate che usano una quantità di utenze telefoniche a loro collegate per far convergere migliaia di televoti “popolari” su questo o quello». I vertici Rai smussano. «Sul televoto ragioneremo insieme» dice Mazza. E il direttore artistico Gianmarco Mazzi mette le mani avanti: «Io sono sempre stato contrario». La Rai non ha comunque reso noti i dati del voto telefonico popolare. «Non possiamo farlo perché non lo consente il regolamento», ha tagliato corto il capostruttura Azzalini. Restano ignoti quindi numero di votanti, numero di voti assegnati a ciascun cantante e andamento dei flussi.

La vera trionfatrice di quest’edizione è stata conmunque la Clerici. «Presentatrice e padrona di casa - dice Mazza - simpatica e affabile ma capace di tenere la barra dritta quando sembrava che le cose potessero sfuggire di mano». Lei giura di essersi divertita: «Non mi sono mai divertita così tanto, non avevo mai visto l'Ariston diviso come sabato sera. Negli occhi della gente c'era il tifo vero, quello calcistico. Quando per la tua squadra sei disposto a urlare, sbraitare. Questo Festival è un ricordo che porterò nel cuore per tutta la vita». E l’anno prossimo? «Lo condurrà un volto Rai - taglia corto Mazza -. Non posso ancora farvi dei nomi (anche se quello di Carlo Conti è in pole position; ndr) ma abbiamo fatto molti sforzi per riportare questa manifestazione ai livelli di un tempo e ora la facciamo presentare dalla star di un'altra azienda? Sarebbe un paradosso!

Maurizio Costanzo ha voluto togliersi un sassolino dalla scarpa commentando così chi ha contestato la scelta dei tre operai di Termini Imerese sul palco. «Ieri sera qualcuno dal loggione ha fischiato quando sono saliti sul palco gli operai e Bersani e Scajola hanno parlato. A gente così gli metterei le mani in faccia! Probabilmente si trattava di una cellula impazzita». Liquidato con una battuta chi lo rivorrebbe padrone del Question Time nel 2011. «Fatemi arrivare all'anno prossimo e poi ne parliamo».