studentiNell'anno accademico in corso il calo complessivo è stato del 2,3 per cento. Nel settentrione c'è stato un aumento di un punto e mezzo percentuale

Fonte: la Repubblica
di Salvo Intravaia

In calo le immatricolazioni negli atenei italiani, ma solo al Centro e al Sud. Nelle regioni settentrionali le new entry nel sistema universitario sono in continuo aumento. Ancora una volta, i dati relativi alla formazione dei giovani mostrano un'Italia spaccata in due. Ma quella del Belpaese sembra anche un'università sempre più per soli ricchi. Gli ultimi dati sembrano confermare proprio questa linea. Anche perché non è un segreto che le tasse universitarie (e tutte le altre spese connesse allo studio) sono in continuo aumento e la spendibilità del titolo finale è sempre minore.

Come spiega lo stesso ministero dell'Università i dati sono ancora provvisori, ma comunque ufficiali e con tanto di confronto con l'anno precedente. Nell'anno accademico in corso, il 2009/2010, gli immatricolati (cioè coloro che si sono iscritti per la prima volta a un corso universitario) sono in calo del 2,3 per cento: 304 mila e 600 neo universitari contro gli oltre 312 mila dello scorso anno. Un dato che sommato a quello del 2008/2009 porta a una perdita secca del 5 per cento in un solo biennio.  

Ma non tutti gli atenei devono fare i conti con la fuga degli studenti. Nelle regioni settentrionali, gli immatricolati sono in crescita di ben un punto e mezzo. E' nelle regioni centrali e meridionali che il saldo è negativo. Quest'anno, i neoiscritti negli atenei del Sud sono diminuiti del 7 per cento, nelle regioni centrali il calo è più modesto: meno 2,4 per cento. Rettori e presidi di facoltà devono, quindi, mettere in campo le migliori intelligenze per evitare di ritrovarsi nei prossimi anni con aule semivuote.

Ma perché in Italia l'appeal della laurea fra i giovani sta lentamente scemando? Costi troppo alti per le famiglie o consapevolezza che anche con il titolo in mano trovare un lavoro ben retribuito diventerà un'impresa non da poco? Una cosa è certa, nel nostro Paese i costi per mantenere un giovane all'università sono in continuo aumento e gli immatricolati calano. Nel 2007/2008, di sole tasse universitarie si pagavano in media 870 euro l'anno, oltre 50 euro in più rispetto all'anno precedente. Ma la fascia più numerosa (il 20 per cento) pagava tra i 1.000 e i 1.500 euro. Adesso la media sfiora i 1.000 euro.

Occorre poi conteggiare le spese per i libri e tutto il materiale didattico, ma anche l'affitto e le spese di trasporto per coloro che vivono fuorisede. E' lo stesso Cnvsu (il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) che nel suo rapporto annuale sottolinea il fenomeno del calo delle immatricolazioni. Dopo il picco del 2002, con 74,5 maturi al diploma che proseguono gli studi all'università, il trend si inverte. E nel 2007/2008 gli studenti dell'ultimo anno della scuola superiore che continuano gli studi sono appena 68,4 su 100 diplomati. Ma, nonostante il numero di immatricolati sia in netta diminuzione, in alcune regioni meridionali la percentuale di studenti che studiano fuori dalla regione di residenza è in crescita.