wakefieldTalvolta non basta un cacciatore di bufale professionista per scovare i dati manipolati e tocca agli scienziati

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Guido Romeo

Brian Deer, giornalista del Sunday Times, nel 2004, ha smascherato la pericolosa bufala del legame tra l'insorgenza dell'autismo e il vaccino Mmr contro morbillo, orecchioni e rosolia. Una bufala fabbricata da Andrew Wakefield nel 1998, con una pubblicazione su Lancet e tanto longeva quanto pericolosa. Resistendo così a lungo, ha provocato una riduzione delle vaccinazioni infantili dal 92% all'80% in Gran Bretagna e aumentando la frequenza di queste malattie da 56 casi a oltre mille l'anno solo in Gran Bretagna. (UPDATE: Lancet ha ritirato lo studio il 3 febbraio)

Quella di Deer è stata un'indagine da cacciatore di bufale da manuale, del calibro di quella che ha scoperchiato i problemi del talidomide e che non si è limitata al lavoro di raccolta di testimonianze. Insieme ai colleghi di Channel 4 Deer non ha seguito solo la pista del denaro, ma è andato a scavare nei registri degli ospedali dove Wakefield aveva raccolto i suoi casi. «Chi manipola i dati lo fa sempre per le stesse ragioni, soldi, popolarità o potere – commenta Deer, che lo scorso febbraio ha visto confermate le sue accuse anche dal Consiglio medico britannico – ma l'arte sta nel trovare la pista da seguire».

Nel caso di Wakefield, il reporter britannico si è imbattuto in una sfilza di richieste di brevetti per un nuovo vaccino e una serie di altri prodotti che si sarebbero rivelati di grande successo, a patto che la reputazione del vaccino Mmr in commercio fosse minata, ma non solo. Wakefield, fino ad allora percepito come uno scienziato indipendente, si rivelò legato a Richard Barr, avvocato che aveva ideato un piano di class-action ai danni dei produttori di vaccini. «La chiave di volta era nei dati originali del primo studio di Wakefield – spiega Deer – dai quali emergeva il trucco più vecchio del mondo tra i ricercatori: la selezione dei casi».

Con un esame dei registri medici, trascurati dai revisori scientifici ufficiali, Deer scoprì che i 12 casi dello studio di Lancet erano stati scelti per rappresentare una correlazione artificiosa tra vaccinazioni e autismo. «Riprendere in mano i dati originali certe volte è l'unico modo per sbrogliare questi rompicapo – spiega Deer – ma devi avere l'appoggio dell'editore giusto perché spesso ci vuole parecchio tempo prima di arrivare a una storia pubblicabile e c'è sempre da mettere in conto le spese di una difesa legale».

Talvolta non basta un cacciatore di bufale professionista per scovare i dati manipolati e tocca agli scienziati. È il caso di Ben Goldacre, giovane medico britannico che nella sua rubrica sul Guardian applica le sue conoscenze di statistica e medicina per sgonfiare molte delle false affermazioni che arrivano nelle redazioni e talvolta raggiungono schermi e rotative. E sono gli scienziati ad aver scoperchiato l'affaire «Murthy», probabilmente una bufala più grande di quella delle false staminali sudcoreane emerse nel 2004. Krishna Murthy, cristallografo che ha lavorato con Thomas Steitz, Nobel per la Chimica 2009, che è autore di dieci pubblicazioni su proteine importantissime per la medicina, come quelle del virus della Dengue e utilizzate in progetti per lo sviluppo di vaccini, qualche settimana fa è stato sospeso dal suo incarico all'Università dell'Alabama.

A tradirlo è stata la sua descrizione, completamente falsa, di proteine del nostro sistema immunitario responsabili della distruzione delle cellule estranee all'organismo e interessanti per lo sviluppo di nuovi farmaci, che ha destato i sospetti di Bert Janssen dell'Università di Utrecht che lavorava sullo stesso sistema insieme ai ricercatori della Genentech.

Anche le altre 10 pubblicazioni di Murthy, citate oltre 450 volte nella letteratura, sembrano contenere dati manipolati e sono in molti a temere che l'affaire crei un cratere nelle conoscenze che dovranno essere di nuovo validate con un danno economico ancora incalcolabile. Chi non ha a disposizione un segugio come Deer o non è uno scienziato come Goldacre e Janssen non deve però darsi per vinto. Il mestiere di cacciatore di bufale è in espansione e non è difficile contattare reti di esperti come quella del Committee for Skeptical Inquiry (Csi), ex-Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (Csicop), fondato, tra gli altri da Carl Sagan e James Randi, ex-mago divenuto "investigatore" di bufale paranormali, o quelle dell'italiano Cicap. Infine non mancano i metodi fai-da-te, come quelli proposti dal cacciatore di bufale Paolo Attivissimo nel suo blog, che consiglia una sana dose di scetticismo e di valutare la coerenza interna del messaggio prima di cominciare a incrociare ricerche online.

Più metodico è il sistema elaborato dal fisico californiano John Baez, che ha messo a punto il suo personale crackpot index, per valutare con 37 parametri e un punteggio numerico quanto è grossa una bufala. Cinque punti sono il credito iniziale, si aggiungono un punto per ogni affermazione falsa, cinque per errori nella scrittura di Einstein, Feyneman e altri grandi, salendo fino a colpi da 40 punti per chi teorizza un complotto tra scienziati come nel caso di chi nega il riscaldamento globale e il bonus da 50 punti per gli autori che propongono una teoria rivoluzionaria, ma impossibile da testare empiricamente. Di fatto, l'indice non ha un limite massimo di punteggio. Come le dimensioni delle bufale.

Le più grandi bufale scientifiche
(schede a cura di Guido Romeo)
Il finto pioniere delle staminali
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