gelminiUna lettera del ministro Gelmini alle università per ammettere il ritardo nel via libera al decreto

Fonte: La Stampa
di Flavia Amabile

Sul taglio dei corsi inutili e sull’abolizione delle lauree brevi per il momento Mariastella Gelmini preferisce rinviare. La lettera è di due giorni fa, il ministro dell’Istruzione la manda alle università per dare le «Indicazioni operative» sull’offerta formativa, ovvero come regolarsi in pratica nel definire i corsi per il prossimo anno accademico. Una lettera molto attesa, inviata a quattro giorni dalla scadenza del termine di legge che gli atenei hanno per definire l’organizzazione dei corsi dell’anno successivo. Fin dalle prime righe il ministero ammette un certo ritardo nell’adozione del provvedimento promesso che avrebbe dovuto ridurre il proliferare di corsi negli atenei e decretare la fine delle lauree brevi.

Il provvedimento era stato annunciato a luglio. A settembre il ministro Gelmini aveva promesso che sarebbe stato approvato per la fine di ottobre. Per fare in modo che le università sapessero che cosa si stava preparando aveva anche inviato loro una lettera alle dove esprimeva con grande chiarezza la sua contrarietà alla formula del «3+2» e all’eccessiva varietà di corsi.

Nella lettera di due giorni fa si ammette che «il predetto D.M. è in corso di adozione». Dunque ancora nulla di fatto a cinque mesi dal primo annuncio. E si decide che poiché il decreto significherebbe «per diversi Atenei una riprogettazione complessiva della propria offerta formativa» si preferisce far slittare di un anno la sua applicazione.

E’ il risultato di un braccio di ferro durato tutto l’autunno e quest’inizio d’inverno tra università e ministero. A fine novembre, infatti, la CRUI, la conferenza dei rettori, pubblicava una nota ufficiale per spiegare tutte le sue perplessità sul decreto in adozione, proponeva un ammorbidimento degli interventi chiesti dal ministro Gelmini e un rinvio per studiare una soluzione diversa.

In realtà al ministero contano sull’effetto-minaccia dell’annuncio oltre che sull’effettiva adozione del provvedimento. E sanno che la situazione è molto confusa. Alcune università ancora non si sono adeguate alle modifiche previste dal decreto 270 adottato quando ministro era il predecessore della Gelmini, Fabio Mussi. anche lui aveva introdotto criteri più stringenti per tenere aperto un corso di laurea. Concedeva alle università due anni di tempo per mettersi in regola e ha permesso un taglio del 20% dei corsi. La metà delle università si è messa in regola soltanto da poco e quindi si è cercato di evitare un doppio cambiamento che avrebbe provocato ancora più confusione, come spiega il ministero nella lettera di due giorni fa.

Il giro di vite sui corsi di studio della Gelmini insomma è in salita ma in difficoltà anche la riforma dei ricercatori approvata lo scorso anno. Due giorni fa un emendamento dell'opposizione ha ribaltato ancora una volta la situazione stabilendo che almeno il 60% della metà delle risorse che derivano dai pensionamenti deve essere impiegata nell'assunzione di ricercatori universitari a tempo indeterminato, figura che alcune università avevano deciso di cancellare e che anche il ministro Gelmini ha chiarito di voler abolire.

Ma il ministero è in ritardo anche con i concorsi da ricercatore. «Sono concorsi banditi anche due anni fa - denunciano i precari della ricerca dell’Apri - e di cui si è persa ogni traccia a causa dei clamorosi ritardi del Ministro Gelmini. Concorsi Speriamo ci possa essere una maggiore attenzione verso i giovani ricercatore, a cominciare anche dalla promessa di nuovi 4000 ricercatori finora ampiamente disattesa».