campo di concentramentoChi dimentica la storia, è condannato a ripeterla

Fonte: Periodico Italiano
di Antonietta Usardi

Oggi è il Giorno della Memoria: si ricordano, nell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche (27 gennaio 1945), le vittime, ebree e non, della furia nazista, che ha sterminato stando alle stime ufficiali, sei milioni di esseri umani.

Chi dimentica la storia, è condannato a ripeterla.

Questa non è solo un’espressione popolare della nostra cultura, ma anche quanto emerge da un sondaggio online condotto sui giovani italiani dal portale loro dedicato, studenti.it, in collaborazione con History Channel, la Regione Lazio e l’università La Sapienza di Roma, commissionato proprio per questa occasione.

Il 54% degli intervistati, uno studente su due, ha confermato la necessità di mantenere vivo il ricordo di questo genocidio collettivo, onde evitare il ripetersi di eventi tanto tragici.

Tutto questo assume ancora più rilevanza se messo in relazione ad un periodo storico riguardo al quale la storiografia non ufficiale tenta di sminuire l’importanza e la drammaticità dell’evento, con disquisizioni di lana caprina su numeri, esistenza o meno delle camere a gas, volontà di sterminio più o meno espressa nei documenti ufficiali dell’allora governo tedesco circa la “soluzione finale”.

Come se per i morti e i loro famigliari fosse così importante conoscere le posizioni politiche ufficiali o se essere trucidato in camera a gas o con un colpo di pistola avesse potuto cambiare il loro destino.

Solo un terzo dei nostri studenti guarda con ottimismo al futuro e ritiene che nell’Europa moderna, non possano ripetersi capitoli come l’Olocausto.

Eppure la storia e la natura ci insegnano che l’uomo è, purtroppo, crudele per natura, incarna alla perfezione quello “homo hominis lupo” (l’uomo è lupo verso i suoi simili) così perfettamente teorizzato dal filosofo inglese Thomas Hobbes ben quattro secoli prima.

E se non è l’ olocausto ebraico, non si contano nel mondo i genocidi tra razza e razza, che affollano le cronache dei nostri giornali: un continuum spazio temporale che dall’Africa passa per l’Asia, e anche per la civilissima Europa, travolta dalle guerre balcaniche nella Ex Jugoslavia.

Per una volta, lode alle scuole italiane che hanno saputo insegnare ai nostri giovani il dovere della memoria.
Solo il 19% di loro infatti, ha dichiarato di non avere una propria opinione a riguardo.