mantenutiSono il 35 per cento degli iscritti

Fonte: Corriere di Bologna
di Daniela Corneo

Le ultime novità, in sequenza, sono due: la prima è che i figli «bamboccioni» vanno mantenuti anche se hanno più di trent’anni e sono fuoricorso da otto anni (vedi la recente sentenza del Tribunale di Bergamo che così ha voluto per un padre divorziato); la seconda è che il ministro Brunetta, forte di questa sentenza, si è lanciato e l’altro giorno ha detto che ci vuole una legge «anti-bamboccioni» che obblighi i figli a uscire di casa a 18 anni. Chissà cosa succederebbe a Bologna, dove l’Ateneo è alle prese con fuoricorso di vecchissima data e fuoricorso freschi freschi.

I FUORICORSO - Un «bagaglio» pesante e costoso, soprattutto per certe facoltà che vedono crollare gli indicatori di qualità. Il dato più recente a disposizione attualmente dell’Alma Mater è quello dei fuoricorso iscritti: il 35 per cento del totale. Mica poco. Ma a questa fetta di studenti l’Ateneo per il 2009-2010 ha deciso di dare una «spinta» agendo sulle tasse: paga meno chi è bravo, paga di più chi è lento. Chi non è in pari con gli esami, quindi, da quest’anno versa la tariffa piena, quella più alta, mentre prima semplicemente si slittava nella fascia superiore alla propria.

I LAUREATI - Un quadro più completo dei «bamboccioni» di casa nostra lo dà l’analisi realizzata da AlmaLaurea sui laureati del 2008. Se nel 2001, quando ancora c’era il vecchio ordinamento, si era laureato in corso solo il 9,4 per cento degli studenti, nel 2008 le cose sono un po’ cambiate. Vale a dire: 54 per cento di studenti fuoricorso nella triennale, con il 25,8 che è in ritardo solo di un anno; nella specialistica si è laureato fuori corso il 43 per cento degli iscritti, ma il 38 si è laureato un anno più tardi del dovuto; nella specialistica a ciclo unico è in ritardo il 58 per cento degli studenti, il 26 dei quali ce l’hanno fatta un anno dopo. Per il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli, «i dati indicano che, nonostante le chiacchiere sui fuoricorso, la riforma ha segnato un passo avanti». Anche se poi il dato varia da facoltà a facoltà in modo sensibile. «Per questo — continua Cammelli — alcuni colleghi sostengono che la riforma è fallita».

FACOLTA' - Fatto sta che le più «virtuose» sono Chimica industriale (72,7 per cento in corso), la Scuola interpreti (72,5 in corso) e Psicologia (67,3), mentre quelle che hanno più «bamboccioni» tra i laureati 2008 sono Architettura (78,6 fuori corso), Giurisprudenza (70,4 in ritardo) e Lingue (71,2 fuori corso). E a incidere sulla percentuale totale, che fa la media dei dati della triennale, della specialistica e della laurea del vecchio ordinamento per ciascuna facoltà, è, neanche a dirlo, il dato delle lauree quadriennali o quinquennali. Tanto che in alcuni casi si parla di una media di 9, 10, 11 anni (quando va bene) per finire gli studi.

ACCORCIARE I TEMPI - Che qualcosa vada cambiato per accelerare i tempi della laurea lo pensa Roberto Nicoletti, delegato agli studenti. «Le nuove lauree brevi — dice — hanno avuto, tra i pochi vantaggi, quello di far calare il numero dei fuoricorso, ma alla diminuzione degli anni non si è avuta una proporzionale riduzione del carico di studio: è difficile stare in corso». E senza voler scusare i «bamboccioni», Nicoletti aggiunge: «Senza la speranza di trovare un lavoro gli studenti non hanno l’urgenza di laurearsi». In ogni caso Nicoletti intende proporre qualche modifica, prendendo ad esempio altri Atenei: «Corsi serali per gli studenti lavoratori e una diminuzione delle tasse per chi lavora o ha famiglia, proporzionale al minor uso dei materiali didattici con una specie di contrattazione individuale». E cosa ne pensa delle tasse piene per chi è in ritardo? «Con le misure coercitive non si è mai fatto studiare nessuno...». Insomma, forse presto ci sarà una svolta per limitare i «bamboccioni»: «Vediamo cosa comporta questo 35 per cento di fuoricorso per noi e qual è il disagio di chi studia da 8 anni: partiamo da lì per fare qualcosa».