ricercaUna vicenda strana, quella accaduta al ricercatore Roberto Coppari

Fonte: Unimagazine
di Daria Raiti

Nel 2004, vince un concorso come ricercatore in neuroscienza. Il suo studio riguarda le cause di obesità e diabete di tipo due. Nel 2005 viene assunto dall’Ateneo di Ancona. Nel 2006 chiede un congedo per accettare un incarico di insegnamento negli Usa. Un’opportunità di crescita di alto livello che però porta al ricercatore solo problemi, in quanto perde l’incarico presso l’Istituto di Morfologia umana per “incompatibilità delle funzioni di insegnamento e ricerca”.

Adesso, il ricercatore dopo la sentenza del Tar è reintegrato nella Facoltà di Anatomia di Ancona. Ma la decisione non suscita molta approvazione. Il prof. Saverio Cinti e il preside di Medicina Tullio Manzoni criticano la condotta del biologo, chiedendogli di dimettersi e sbloccare così il posto tenuto fermo "da cinque anni a scapito di altri giovani precari". Cinti, di cui Coppari avrebbe dovuto essere il braccio destro, ha ripercorso ieri, durante una conferenza, le fasi della vicenda. Fu lui a indicare Coppari all'università Harvard di Boston per un dottorato di ricerca su obesità e diabete. Dopo due anni il giovane tornò ad Ancona e vinse il posto da ricercatore. Pochi mesi dopo gli venne offerta un'opportunità a Dallas, in Texas, con stipendio e risorse importanti, e Cinti, in accordo con il Manzoni, gli concesse un congedo di due anni. Poi Coppari chiese un ulteriore anno di "sospensione" ma Cinti si disse disponibile per un periodo più corto. Coppari ritirò la domanda senza presentarne un'altra. Il ricercatore fu invitato inutilmente per due volte a tornare al lavoro e poi venne "licenziato". A dicembre il Tar l'ha reintegrato.

"Coppari deve dimettersi - ha attaccato Cinti - e potrebbe poi partecipare a concorsi da professore associato. Perchè deve tenere bloccato il posto, con altri che devono occuparsi da anni di tutte le routine di ricerca e didattica, se lavora e ha uno stipendio negli Usa? È una situazione che costa molto all'ateneo perchè il suo è l'unico posto da ricercatore della mia equipe e ci sono molti giovani che lavorano da anni con me e vi aspirano dopo un lungo precariato. Se vuole torni e prenda servizio ma non ammettiamo che Anatomia rimanga senza un aiuto istituzionale". Più cauto Manzoni che censura comunque la condotta di Coppari: "Si chiede di far ritornare cervellì in Italia, qui il problema è che Coppari non vuole tornare. Se vuole rimanere là faccia pure ma è una posizione deprecabile anche dal punto di vista etico tenere il piede in due staffe e impedire di riassegnare il posto ad altri". Secondo il preside l'ateneo aveva tutte le ragioni di legge e non si spiega la decisione del Tar. Dopo aver letto la motivazione, deciderà se ricorrere contro la sentenza al Consiglio di Stato. Sullo sfondo, hanno ammesso Cinti e Manzoni, ci sono anche le non ideali condizioni per i ricercatori italiani, il cui stipendio è di circa 1.200 euro a fronte di guadagni anche quadrupli all'estero.

Roberto Coppari, replica oggi attraverso il suo legale, l'avv. Gabriele Rossini, al prof. Saverio Cinti e al preside di Medicina Tullio Manzoni. "Il Tar - spiega Rossini - ha ravvisato nella condotta dell'Ateneo un eccesso di potere e una violazione di legge", ed "espressamente censurato dunque l'operato dell'ateneo sia con riguardo al diniego opposto al ricercatore di poter svolgere incarichi d'insegnamento all'estero (violazione di legge), benchè avesse esplicitamente rinunciato a qualsivoglia retribuzione da parte dell'Università italiana, e sia con riferimento al successivo provvedimento di decadenza dall'ufficio (eccesso di potere), a seguito del quale, per quasi un anno, è rimasto illegittimamente privo del benchè minimo sostegno economico". "Il dato significativo che poi si ricava dalla sentenza", continua il legale è nel riconoscimento del "sacrosanto diritto" del ricercatore di "poter svolgere incarichi anche d'insegnamento, oltre che di studio e di ricerca, presso l'Università del Texas. Stando così le cose, non si comprende davvero per quale ragione Coppari, che vorrebbe per l'appunto limitarsi ad esercitare un proprio legittimo diritto, porrebbe in essere un comportamento addirittura 'deprecabile dal punto di vista eticò, al punto di dover rassegnare le proprie dimissioni". "È evidente che sulla gravità di tali affermazioni Coppari - annuncia Rossini - sta valutando eventuali e ulteriori azioni per tutelare appieno il proprio buon diritto". Il biologo, infatti, "non tiene bloccato alcun posto, se non il suo; e, peraltro, nulla osta a che l'ateneo possa bandire ulteriori concorsi, investendo le cospicue risorse che ha a disposizione, sì da colmare eventuali lacune".