elettrocardiogrammaC'è un gene che regola il battito cardiaco e a scoprirlo sono stati scienziati britannici. ma c'è anche un colesterolo che non è nè quello buono, nè quello cattivo che può causare l'infarto: anche questa è una scoperta europea

Fonte: Il Messaggero

Battito cardiaco. E' stato soprannominato “gene pacemaker” e si spera che faciliti la creazione di farmaci che combattano malattie cardiache ed infarti. Metà degli infarti sono causati da seri problemi del ritmo cardiaco, come fibrillazioni ventricolari. Il ritmo del cuore è controllato da segnali elettrici, che partono da un punto del cuore e attraversano l'intero muscolo. Un'equipe dell'Imperial College di Londra ha individuato il gene che controlla quei segnali e di conseguenza il battito: danni o mutazioni del gene - battezzato Scn10a - aumentano il rischio di malattie cardiache.

La conoscenza di questo gene, sperano i ricercatori, amplierà la conoscenza dei meccanismi che regolano la frequenza del battito, e di conseguenza aiuterà a sviluppare farmaci che lo regolino meglio. John Chambers, capo della squadra di ricercatori, ha spiegato che le «variazioni genetiche sono come due facce di una moneta. Un lato è associato con un aumento dei rischi, l'altro con la loro diminuzione. Abbiamo identificato un gene che influenza il ritmo cardiaco: e persone con diverse variazioni avranno rischi maggiori o minori di sviluppare problemi di ritmo cardiaco».

Nuovo tipo di colesterolo. Scoperta la lipoproteina A che quando è in eccesso nel sangue, può aumentare il rischio di infarto: la conferma arriva dallo studio genetico europeo Procardis, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Procardis è un consorzio europeo tra i ricercatori dell' Istituto Mario Negri di Milano, del Wellcome Trust Centre e della Clinical Trials Service Unit dell'Università di Oxford, insieme a quelli del Karolinska Institute di Stoccolma e dell'Università di Munster. Lo studio ha analizzato il Dna di 16 mila europei, dimostrando che tra le diverse varianti del gene Apo-A due in particolare sono associate all'aumento di questa lipoproteina nel sangue, e contribuiscono quindi a causare lo sviluppo della malattia coronarica e dell'infarto. La scoperta è ancora più importante se si considera che una persona su sei è portatrice di una di queste due varianti nel suo Dna, e ha di conseguenza un rischio di infarto raddoppiato rispetto ai soggetti con i geni 'classicì; chi è portatore di entrambe le varianti ha un rischio quadruplicato.